Siamo sicuri?

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Una studentessa accoltellata e un giovane bengalese ucciso a scopo di rapina a poche ore e poche centinaia di metri di distanza. Non in una periferia disagiata, ma nella zona della stazione centrale di Milano. E ancora, qualche ora prima, nella multietnica via Padova, a pochi chilometri di distanza, un uomo di 43 anni, un pregiudicato romeno, viene ucciso accoltellato al volto all’uscita di un bar. A mezzanotte, sempre nella stessa zona, uno straniero di 30 anni viene colpito da una bottigliata in testa durante una rissa in via Transiti, dove si trova anche uno storico centro sociale.

L’amministrazione cittadina di centro sinistra nega che ci sia un problema sicurezza in città, dice che l’opposizione di centro destra strumentalizza. L’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino il 18 aprile scriveva su facebook: “Ma perché tutti voi che vi state lamentando non avete scritto mai una riga sul fatto che per anni abbiamo avuto un bombardamento folle su Milano=insicurezza etc etc da parte di trasmissioni varie?”. Come se i giornalisti che fanno il loro lavoro fossero una seccatura per chi amministra e non uno stimolo a fare meglio. E poi le citazioni dei dati della questura che riportano il calo dei reati salvo omettere di dire che a questa diminuzione fanno eccezione lo spaccio di stupefacenti (+9,79%) e le rapine in strada (+8,41%). Poi, appunto, la realtà si incarica di smentire lo story telling del “va tutto bene”: alle due di notte di giovedì 26 aprile in via Gaffurio, a poche centinaia di metri dalla stazione centrale, una studentessa inglese è stata accoltellata al ventre da due stranieri che le hanno rapinato il telefonino. Passano poche ore e in via Settembrini, la via principale su cui si affaccia via Gaffurio, un giovane di origine bengalese è stato addirittura ucciso con una coltellata al torace dopo essere stato rapinato.

Episodi imprevedibili? Non proprio. Via Gaffurio è una piccola strada con diversi negozi di money transfer, parrucchieri e telefonia gestiti da stranieri: questi ultimi vendono cellulari di più che dubbia provenienza. A chi entra per acquistarne uno può capitare di sentirsi dire “Non importa se ha la scatola originale, questo non ha la garanzia, se ci sono problemi vieni qui” oppure “questo non te lo posso vendere perché non ha la batteria”. Davanti a questi negozi, a ogni ora, staziona gente di qualsiasi nazionalità che non si capisce di cosa viva. La via Settembrini, caratterizzata da palazzi liberty, è costellata quasi esclusivamente di negozi di grossisti di bigiotteria africani, bengalesi o cinesi. Così come alcune delle vie limitrofe.

Il cuore del degrado sono però piazza duca d’Aosta, la piazza antistante la stazione centrale, e i portici di via Vittor Pisani, la lunga strada set di tante pubblicità proprio davanti alla stazione che porta nel cuore di Milano e le cui arcate diventano hotel a cielo aperto per senza tetto e sbandati che qui dormono e vivono. La piazza duca D’Aosta è presidiata giorno e notte da polizia ed esercito, ma a poche decine di metri dalle camionette dell’esercito e sotto lo sguardo degli agenti, lo spaccio di sostanze stupefacenti avviene indisturbato: chi attraversa quel lato del marciapiede si trova immerso in una nuvola di fumo che non è esattamente quello di una sigaretta.

Le forze dell’ordine fanno il loro lavoro: proprio il pomeriggio prima delle due aggressioni un nutrito numero di agenti di polizia controllava i giardini (tra i pochissimi di una zona che, di verde, ha solo il colore della linea della metropolitana) vicini a via Gaffurio, teatro del primo accoltellamento. Giardini dove vivono giorno e notte giovani immigrati. I problemi della zona però, sono tanto radicati che neppure i controlli bastano più. Il degrado della vicina stazione centrale si sta espandendo alle vie limitrofe. Il tutto mentre si moltiplicano i giovani questuanti di origine africana che, con cappelli e storie simili, chiedono un obolo davanti ai panettieri e ai negozi di alimentari.

In tutto questo l’amministrazione che fa? Pensa a riqualificare la piazza accanto la stazione inserendo attività commerciali (lo spaccio c’è già, ora, prima di liberare la zona dalla criminalità, aprono i locali così portano anche i clienti, il centralissimo Corso Como, tempio della movida e dello spaccio docet); organizza una cena, prevista per il 23 giugno, per 50 mila migranti intorno al castello sforzesco (una tavolata che dovrebbe raggiungere i 2 chilometri e mezzo per un totale di ottomila posti a sedere assegnati a gente di tutte le nazionalità mentre ad altri 40mila stranieri saranno consegnati i cestini per un pic nic nel parco Sempione); un dibattito dal titolo “Sicurezza da cosa? Sicurezza per chi? La politica e le paure urbane”. Il titolo su dove questo dibattito voleva andare a parare è chiaro. Le risposte della notte cittadina sono state altrettanto chiare. 

CommentiCommenti 3

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

Gli effetti del piano Kalergi - Soros sono sotto gli occhi di tutti:
Il degrado delle grandi città, un tempo guida e maestre di iniziative economiche che fecero la fama della Lonbardia d'altri tempi e che portarono il nostro Paese tra i primi della classe, risulta ogni giorno più drmmatica.
Non si vedono all'orizzonte leaders politici competenti e capaci IN GRADO DI AFFRONTARE E RISOLVERE PROBLEMI CREATI SU MISURA PER DESTABILIZZARE IL NOSTRO pAESE.
LÁ DOVE SI PUOTE CIÒ CHE SI VUOLE, NON SI VUOLE LA PROSPERITÀ, MA LA DESTABILIZZAZIONE ITALIANA.
e QUINDI OGNI INIZIATIVA POLITICA È SEMPRE ED ESCLUSIVAMENTE DIRETTA A DISTRUGGERCI.
IL PROBLEMA PRINCIPALE, SI FINGE DI NON VEDERLO:
È urgente una radicale riforma del sistema di emissione monetaria senza DEBITO E SENZA INTERESSI.
Questo è la principale causa del disastro n cui ci troviamo e dell'impossibilità di uscirne,
A meno che qualcuno non riesca a far intendere agli italioti che la prosperità economica si fa con la moneta cartacea non emessa dal sistema parassitario delle banche, nè coi loro "assegni" ma con moneta disponibile per i piccoli imprenditori che permetta l' alta frequenza di scambi nell'unità di tempo, non con le "tavolate di alimenti per gli indigenti nazionali e quelli extra nazionali.