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marmo grezzo export

Non solo vino, salumi, formaggi e altri prodotti tipici della cucina italiana. Tra i materiali d’esportazione d’eccellenza rientra a pieno titolo anche il marmo, soprattutto quello grezzo. Il dato sull’export italiano, recentemente rilasciato dall’ ISTAT con riferimento all’intero anno 2017, mostra un crescita delle esportazioni nazionali nel settore della pietra naturale, sia in termini di quantità sia in termini di valore.

E, certamente, tra le cause di questo incremento vi è la crescita dell’export di blocchi e lastre di marmo, sia in termini di quantità che di valore. L’Italia nel 2017, infatti, ha esportato 1,4 milioni di tonnellate di blocchi e lastre di marmo per un valore complessivo di oltre 400 milioni di euro, con una crescita in quantità del 21,3% e del 27,2% in valore. Solo il distretto apuo-versiliese ha contribuito all’incremento dell’export italiano di pietra “grezza” con un valore complessivo di 250 milioni di euro in aumento del 35,6% rispetto al 2017. E’ in particolare la provincia di Massa-Carrara a realizzare il fatturato estero più alto con un export di grezzo, per l’anno 2017, del valore di 212 milioni di euro. Numeri non di poco conto, dunque.

Una delle destinazioni più gettonate? Ovviamente la Cina. Nel 2017, l’Italia ha esportato verso questo paese 547,6 mila tonnellate di marmo in blocchi e lastre, per un valore di quasi 183 milioni di euro, con una crescita che si attesta sul 47% in quantità e quasi il 60% in valore rispetto all’anno 2016. Tuttavia resta forte la domanda dagli USA, confermandosi tra le principali mete di esportazione del marmo grezzo. Positivo anche l’andamento delle esportazioni verso Francia e Hong Kong. In calo, invece, le vendite verso l’Arabia Saudita.

Dunque, non c’è dubbio: quando si parla di marmo “pregiato” non si può non pensare subito all’Italia. E i mercati non fanno altro che confermare questa tendenza.

CommentiCommenti 3

Recarlos79 (non verificato) said:

Non sarebbe giusto che una parte dei guadagni per tale risorsa naturale andasse anche ai carraresi? Magari certificando che i soldi per la concessione siano spesi per opere di interesse pubblico (sanità...).