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Le polemiche innescate dalle prime dichiarazioni del Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana non aiutano a fare chiarezza sulla vera posta in gioco sottostante la pretesa di parificare le cosiddette “famiglie arcobaleno” a quelle riconosciute dall’art.29 della Costituzione.

Ricordo che alla Conferenza Nazionale della Famiglia del 2010, che ho avuto l’onore di presiedere, era stato presentato ed approvato, e poi adottato dal Governo Berlusconi, il Piano Nazionale della Famiglia che aveva come soggetto principale la società naturale fondata sul matrimonio dell’art.29 e il cosiddetto “fattore famiglia”, cioè il riconoscimento di un trattamento fiscale differenziato a seconda del numero dei figli.

In quella Legislatura il nostro Governo propose una svolta storica, che poi è diventata legge, e cioè la parificazione dei diritti dei figli, a prescindere dal fatto che siano nati fuori o dentro il matrimonio, togliendo così ogni alibi a chi vuole soddisfare i propri desideri nascondendosi dietro a presunti diritti dei minori.

Questo testo adottato nel Consiglio dei Ministri al tempo di Berlusconi venne stravolto in sede di approvazione definitiva dal Governo Monti che, con una operazione chirurgica, cancellò proprio questi due capisaldi in difesa della famiglia.

Nella legislatura successiva assieme con i colleghi Roccella, Quagliariello e Compagna, abbiamo combattuto una dura battaglia parlamentare per contrastare l’approvazione della legge sulle Unioni Civili, sino al punto di passare all’opposizione del Governo Renzi, votandogli la sfiducia, e abbandonare il Nuovo Centro Destra nel momento in cui Angelino Alfano e Maurizio Lupi decisero di votare a favore, subendo il ricatto di un’inedita maggioranza sul tema, costituita dal Movimento 5 Stelle e dal Pd.

E’ assolutamente vero infatti, e qui Fontana ha tutte le ragioni, che nella legge Cirinnà le Unioni Civili sono qualificate come “formazioni sociali” previste dall’art.2 della Costituzione, mentre l’art.29 è riservato alle coppie eterosessuali, ma un perfido codicillo apparso in Aula al momento della fiducia ha delegato ai Magistrati le decisioni circa il cuore delle rivendicazioni delle Associazioni gay fondamentaliste, le adozioni e la pratica dell’utero in affitto da parte di coppie uomo/uomo, donna/donna: questo codicillo ha permesso alla Prima sezione civile della Cassazione di sbizzarrirsi in una giurisprudenza creativa a cui speriamo metta fine la decisione dell'attuale primo Presidente della Cassazione di affidare le decisioni in questa delicata materia, così come prevede la legge, alle Sezioni unite della Cassazione.

Nel frattempo infatti sindaci del Pd e soprattutto dei 5 Stelle hanno permesso la trascrizione in Italia di adozioni avvenute all’estero, non consentite nel nostro ordinamento, o addirittura il riconoscimento di bambini nati con l’utero in affitto, pratica che in Italia costituisce reato, o comunque programmati sin dalla nascita, per essere di fatto orfani di padre o di madre, privandoli così della possibilità di crescere in una famiglia naturale come quella prevista dalla nostra Costituzione.

Non sfugge a nessuno che un conto sono le situazioni di fatto come quelle di noti personaggi della politica che si sono già comprati all’estero prima un bambino, poi una bambina, attraverso la combinazione di acquisto di un ovulo, la sua fecondazione, l’innesto in una seconda donna per la gravidanza, altra cosa è legalizzare questo immondo sfruttamento della povertà di chi è costretta a usare il proprio corpo come incubatrice.

Voglio notare a margine, avendo lasciato nel 2011 la Presidenza della commissione Adozioni Internazionali con più di 4 mila bambini adottati ogni anno, che il tracollo attuale delle adozioni (siamo circa a 1000) ha evidentemente una concausa nel fatto che è più facile andarsi a comprare una neonato sano e perfetto all’estero piuttosto che sottoporsi alle rigide regole fissate dai Servizi Sociali e dai Tribunali del Minorenni per poter adottare.

Ma quello che davvero meraviglia è che Fontana sia stato di fatto sconfessato dal leader della Lega Matteo Salvini, che ha derubricato come opinione personale il fatto che un bambino abbia diritto ad avere un padre e una madre ed ha precisato che essendo le Unioni Civili fuori dal programma di Governo, la legge in vigore non si tocca.

Se il patto fra 5 Stelle e Lega prevede una moratoria sui cosiddetti principi non negoziabili allora sia rispettata da tutte le parti e Matteo Salvini, Ministro degli Interni, faccia rispettare Costituzione e Leggi in vigore non avallando comportamenti che in Italia sono reato. O forse abbiamo sbagliato noi quando siamo usciti da una Maggioranza e votato la sfiducia ad un Governo che andava a intaccare principi fondamentali che sono alla base del diritto inalienabile di ogni bambino di avere un padre e una madre e di sapere di chi è figlio?

(Tratto da La Nuova Bussola Quotidiana del 7 giugno 2018) 

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