Sul blocco dei porti

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Come testimonia l’agenzia Ansa del 28 giugno del 2017 siamo stati noi a proporre l’anno scorso il blocco dei porti italiani proponendo testualmente “se i porti più vicini rifiutano lo sbarco, lo stesso faccia l’Italia affinché i migranti vengano trasportati in un porto del Paese di appartenenza delle ONG”. Scrivevamo poi “se il Governo (quello di Gentiloni ndr) si muoverà in questa direzione non faremo mancare sicuramente il nostro appoggio a questa decisione”.

L’attuale Ministro degli Interni Matteo Salvini ha fatto propria la nostra proposta e non possiamo essere in disaccordo con noi stessi, ma ci sono stati e continuano ad esserci sarcasmi e invettive nei confronti, non degli scafisti, ma dei poveri disgraziati che rischiano la vita, a cui assistiamo con crescente disagio.

Il fatto che i cadaveri dei migranti annegati siano lasciati in mare e donne incinte e bambini siano costretti ad estenuanti odissee è comunque una tragedia che richiede sobrietà esprimendo soltanto parole di solidarietà e rispetto, nella convinzione che scelte dolorose possano porre termine ad uno status quo che costa ogni anno migliaia di esseri umani annegati nel Mediterraneo.

Non possiamo infatti dimenticare grandi pagine della nostra storia come quando, durante la Seconda Guerra mondiale, il comandante del sommergibile Cappellini, Salvatore Todaro, poi medaglia d’oro al valor militare, rispose all’Ammiraglio Doeniz che l’aveva duramente ripreso perché aveva salvato i naufraghi di una nave nemica da lui affondata mettendo a rischio la vita dell’equipaggio italiano: “Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle”.

CommentiCommenti 3

silvo (non verificato) said:

ovvio che ai naufraghi và tutta la solidarietà e l'aiuto incondizionato. Ma non galoppiamo di fantasia: il naufrago và accompagnato la porto più vicino (Libico, tipicamente) e riavutosi tornetà a casa sua (come fà di certo un italiano che naufraga nel Pacifico) altrimenti gettandosi a mare da un'imbarcazione per niente in pericolo è un impostore, un immigrato clandestino, e chi l'aiuta è il suo complice o peggio è uno sfruttatore dei contributi che i babbei italiani pagano