Il caso

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trivelle idrocarburi

La notizia è di questi giorni: la Regione Emilia Romagna ha deliberato di bloccare le concessioni, peraltro già autorizzate, per la ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi in provincia di Modena, venendo incontro alle richieste di alcuni sindaci e comitati di cittadini. Motivo? In nome del principio di precauzione contro il rischio che tali ricerche possano causare terremoti. Possibilità che, per la verità, viene smentita da più parti. L' iniziativa porta il marchio del Pd, ma sa tanto di rincorsa alle battaglie pentastellate, operazione che, per dirla tutta, non ha mai portato fortuna ai Dem (per informazioni rivolgersi ad un tale chiamato Matteo Renzi).

La decisione della giunta regionale è stata fortemente criticata dall’onorevole Carlo Giovanardi (Idea-Popolo e Libertà) che ha immediatamente chiesto di revocare la decisione. “In Puglia i comitati e la Regione stanno bloccando il metanodotto strategico proveniente dal Mar Caspio, mentre in Libia rischiamo di perdere il nostro maggior fornitore di gas e petrolio, la Tav che dovrebbe collegare per ferrovia l’Italia con la Francia è fortemente contestata dai 5 Stelle, il ponte Morandi è crollato a Genova, possibilità che i 5 Stelle avevano bollato come favoletta, mentre la “gronda” alternativa è stata ostacolata in ogni modo dagli stessi. In questo contesto la Regione comunica che a Modena, per il principio di precauzione, viene bloccata la ricerca di nuovi giacimenti di gas sotto pressione degli stessi movimenti di opinione che hanno fatto chiudere in Italia le centrali nucleari e contestano fortemente Centrali a petrolio e a carbone” dichiara l’ex parlamentare in una nota chiosando provocatoriamente: “se il principio di precauzione è così tassativo e l’allarme per eventuali terremoti così preoccupante, perché non viene evacuato immediatamente il Policlinico di Modena visto che senza lavori di consolidamento è a rischio di crollo in caso di eventi sismici?”.

Ma le critiche alla decisione della giunta Pd in Emilia Romagna non arrivano solo da Giovanardi. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, non le ha certo mandate a dire e su La Pressa, notiziario modenese, ha dichiarato: “La decisione della Regione Emilia Romagna di fermare la ricerca degli idrocarburi nelle zone di Fantozza e Bugia rappresenta la sconfitta della scienza” in quanto la decisione di “applicare il principio di precauzione, avallando a prescindere le paure manifestate dal territorio nonostante il famoso rapporto Ichese avesse dimostrato l'assenza di legami tra le ricerche e il sisma, significa far rivoltare nella tomba una intera generazione di geologi e di politici emiliani illuminati”. Ma Tabarelli non ha mancato di lanciare una frecciatina su un tema (un tempo) “di sinistra”: “Penso a un territorio come quello di Ravenna che vive sul petrolio: Eni ha annunciato un investimento di due miliardi per la ricerca petrolifera nell'Adriatico, di fronte a questo atteggiamento della istituzione regionale siamo sicuri quell'investimento arriverà ancora o Eni preferirà investire in Egitto? Starà poi alla sinistra spiegare ai lavoratori ravennati perchè spariscono i loro posti di lavoro”.

Ci va giù pesante, sempre su La Pressa, anche Franco Battaglia, professore di Chimica-Fisica presso l'università di Modena e Reggio Emilia: “La decisione della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna di impedire la ricerca sulla fattibilità di estrarre gas in alcune zone nel cuore della regione non mi meraviglia. La classe politica italiana s’è dimostrata abbastanza incapace di gestire i risultati che emergono dalle analisi tecniche della scienza migliore. Nel complesso è una classe politica impreparata e incompetente, che trova comodo assecondare le legittime, ancorché infondate, preoccupazioni di una minoranza della popolazione, anziché far la fatica di informarla della infondatezza di quelle preoccupazioni”. Chiarissimo.

In tutto questo marasma, per ora il Governo nazionale resta in silenzio. Se in futuro prenderà posizione in merito, è ancora tutto da vedere. 

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