Elezioni ad alta quota

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Francesco Agnoli

Qualcosa di nuovo s’avanza in quel di Trento, anzi di nuovo e d’antico insieme. Nuovo nel senso di estraneo agli schemi, alle logiche e alle incrostazioni di potere del passato; antico nel senso di saldo nei princìpi e interprete della tradizione che ha fatto grande il nostro angolo di mondo.

Perché Trento? E’ presto detto. Dalle Alpi alla Sardegna, passando per l’Abruzzo e la Basilicata, la marcia di avvicinamento alle elezioni europee è infatti segnata da scadenze politiche tutt’altro che irrilevanti. Appuntamenti per ora relegati ai margini delle affollate cronache nazionali ma destinati a marcare gli equilibri fra le forze in campo e, soprattutto, a decidere il futuro delle comunità interessate.

La prima data cerchiata di rosso sul calendario elettorale è domenica 21 ottobre, quando, per l’appunto, verranno rinnovate le amministrazioni delle province autonome di Trento e di Bolzano. Particolarmente interessante la competizione nel capoluogo regionale: dopo essere stati oggetto di una baruffa diplomatica per incursioni austriache non proprio amichevoli in tema di cittadinanza, i trentini verranno (politicamente) contesi da schieramenti scomposti e ricomposti, amici diventati nemici e avversari storici diventati alleati, antiche glorie del passato e giovani promesse piene di progetti per il futuro.

Tanto per cominciare, a rompere la monotonia ci ha pensato il centrosinistra, che ha scaricato il presidente uscente Ugo Rossi e il suo partito autonomista (PATT) al destino di una corsa solitaria, con chance di vittoria pressoché nulle ma funzionale a offrire i (pochi) eventuali eletti al vincitore di turno. Un caso di scuola, quello del PATT: nato come espressione di un civismo autonomista pieno di belle speranze e grandi potenzialità, ha dilapidato buona parte del proprio consenso stringendosi negli ultimi anni in un abbraccio mortale e innaturale con il Pd, contribuendo così a determinare lo sfaldamento delle formazioni territoriali classiche.  

Il Partito democratico, dal canto suo, ha messo in campo una coalizione striminzita puntando tutto sul candidato presidente: l’ex senatore Giorgio Tonini, già giornalista di provincia, già sherpa di Walter Veltroni, già presidente della Fuci, cattolico “adultissimo” al punto da essersi schierato a favore dei referendum per l’abrogazione della legge 40 e aver appoggiato anima e corpo la legge Cirinnà, sostenendo addirittura la stepchild adoption. Mentre milioni di persone scendevano in piazza in difesa della famiglia, Tonini rivendicava con orgoglio di aver ospitato nel proprio ufficio l’accordo per la stesura della norma che, nonostante l’apparente stralcio del capitolo adozioni, ha spalancato le porte alla legittimazione per via giurisprudenziale di pratiche aberranti come l’utero in affitto.

Questioni irrilevanti in una competizione provinciale? Sarebbe un errore pensarlo. Ogni scelta, anche la più banale opzione amministrativa, è infatti orientata dalla concezione che ciascuno ha dell’uomo, della vita e delle relazioni interpersonali. E ciò è ancor più vero in un territorio che gode di un’autonomia speciale e dunque vede gli organi di governo locale coinvolti nelle decisioni strategiche per l’organizzazione della società.

Non a caso, sul fronte identitario e valoriale il campo avversario è particolarmente attrezzato. Già, perché nelle file dell’ampia coalizione di centrodestra che sostiene la candidatura del leghista Massimo Fugatti, accanto ai partiti tradizionali e a formazioni di varia estrazione, spicca la vera novità di rilievo di queste elezioni: la lista “Civica Trentina”, espressione di un movimento autonomista che si caratterizza per serietà, competenza e radicamento territoriale, come dimostra l’ampia adesione al progetto da parte di sindaci, amministratori locali, professionisti e rappresentanti della cultura. E fra i candidati di punta della “Civica Trentina” spicca Francesco Agnoli, 44enne docente di storia e filosofia, scrittore, collaboratore di diversi quotidiani e periodici, da sempre in trincea nella grande sfida antropologica che segna il nostro tempo, conosciuto per le sue battaglie in difesa della famiglia, della vita e dell’autentica libertà.

Mite e gentile nei modi, dotato di una forte carica umana coltivata in tanti anni di contatto con i giovani, ma allo stesso tempo assai deciso e determinato, di che tempra sia fatto Agnoli lo ha dimostrato fin dalle prime battute della campagna elettorale, incalzando gli avversari tanto sulle problematiche locali quanto sull’etica pubblica e sui temi di respiro nazionale, che inevitabilmente si ripercuotono sulle scelte di governo del territorio sulle quali pure il professore e scrittore sembra avere le idee molto chiare. E’ grazie a profili come il suo, culturalmente solidi e politicamente agguerriti, e come quello della bioeticista Giuseppina Coali che con Agnoli corre in “tandem”, che la “Civica Trentina” punta a intercettare il consenso del mondo cattolico non progressista, di cui difende i valori e le istanze. E anche quello dei moderati di centrodestra che avvertono l’esigenza di un cambiamento ma vogliono che questo cambiamento si traduca in una proposta che sappia coniugare spinta identitaria, portata innovativa e capacità di governo.

Con il suo impegno in campo antropologico e il suo bagaglio di azioni e proposte su immigrazione e sicurezza, agricoltura e turismo, scuola, salute e servizi di prossimità, la “Civica Trentina” punta a far vincere la coalizione di centrodestra e ad essere determinante per orientare al bene comune gli indirizzi futuri. Sa che il sano civismo non è opportunismo ma richiede una decisa scelta di campo.

Idea”, che dell’alleanza fra civismo e buona politica ha fatto fin dal primo giorno la sua ragione sociale, e che ha condiviso con Francesco Agnoli la passione di tante battaglie combattute insieme, è e sarà al suo fianco in questa avventura, nella convinzione che l’impegno della “Civica Trentina” sia una grande risorsa per il centrodestra e una grande opportunità per il suo territorio.

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