Se il "micro" è il vero "macro"

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I continui richiami di questi ultimi anni all’efficienza, alla redditività e alla razionalizzazione delle reti di sportelli nel territorio hanno prodotto effetti che sono andati ben oltre gli obiettivi prefissati con il risultato, in numerose aree del Paese, di una preoccupante desertificazione finanziaria. Il pericolo e il problema ora rischiano di diventare via via più acuti. Se da un lato le raccomandazioni dei prossimi anni delle autorità di vigilanza andranno a focalizzarsi, sempre di più, sulla redditività, dall’altro i segnali di un rallentamento dell’economia mondiale faranno sì che la leva più semplice, per centrare l’obiettivo, sarà ancora quella di ridurre la presenza territoriale. Il problema lo solleva indirettamente la viceministro all’Economia, Laura Castelli, intervenendo a un evento dedicato ai sindaci d’Italia affermando che “I piccoli Comuni sono quasi degli highlander sul territorio. Nonostante le difficoltà hanno resistito e sono anzi delle eccellenze” e , quasi promettendo, che “questa possa essere la legislatura dedicata ai piccoli Comuni, come da anni mancava”.

E’ un richiamo importante, quello della Castelli, anche per il ruolo che riveste la banca del territorio e le finalità di prossimità e inclusione finanziaria. Aspetti, questi, che connotano l’azione quotidiana delle Banche del Credito Popolare in favore delle piccole e medie imprese e delle famiglie e che risulta ancora più chiaro considerando come tali istituti siano spesso l’unico punto di riferimento per la piccola imprenditorialità locale. Su un totale, infatti, di 7.978 Comuni, quelli bancati, ossia serviti da almeno uno sportello, sono 5.530, il 69 per cento circa del totale, di questi 680 hanno, come presidio, unicamente una banca del Credito Popolare. Inoltre, i Comuni con un solo sportello bancario sono 2.099 e tra questi quelli riconducibili ad una Banca Popolare 615. In pratica in un Comune su tre, dove è operativo un solo sportello, la funzione d’intermediazione creditizia viene svolta esclusivamente da una Banca Popolare. Questo malgrado la mappa delle banche in Italia registri, negli ultimi sette anni, la scomparsa di quasi 6.300 filiali con una riduzione del personale di oltre 26.000 unità. Il tasso di riduzione del numero degli sportelli oscilla tra il -4,6% del Nord-Ovest e il -9,3% delle Isole. Più di un quarto delle filiali italiane è stato chiuso nel solo 2017. Cifre che qualificano l’entità dello sforzo enorme dell’intero sistema bancario italiano nel pieno della grande recessione. E’ la trasformazione del sistema bancario realizzata negli ultimi anni con lo scopo di ricercare sempre più elevati livelli di efficienza e di redditività per dare ai mercati internazionali, alle agenzie di rating e alle autorità di vigilanza segnali tangibili, quindi misurabili, di una sempre maggiore stabilità implementando costantemente i requisiti minimi patrimoniali.

Le considerazioni espresse dalla viceministro non possono che essere condivise ed apprezzate perché mettono in luce il ruolo, non marginale, delle economie locali e i pericoli di un progressivo abbandono a danno del tessuto economico e produttivo locale e delle famiglie con la conseguenza di acutizzare la desertificazione finanziaria dei territori. Proprio per questo è importante valorizzare l’azione di quegli istituti di credito radicati sul territorio che, ancora oggi, con la loro presenza, operano in un contesto complesso, non solo per quanto riguarda gli aspetti economici ma anche quelli normativi, troppo spesso penalizzanti verso chi opera verso l’economia reale. Produrre, dunque, un’inversione di tendenza verso una maggiore inclusione finanziaria, sarebbe davvero salutare, in primo luogo per i risparmiatori e per l’economia reale.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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