Il caso in Umbria: parla De Vincenzi

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omofobia

«Come definiresti il tuo orientamento sessuale? Esclusivamente eterosessuale, prevalentemente eterosessuale, bisessuale, esclusivamente omosessuale, prevalentemente omosessuale, asessuale». E’ questa una delle domande presentate in questi giorni agli studenti di 54 scuole medie e superiori in Umbria. Un questionario nato con l’intenzione di prevenire e contrastare fenomeni di bullismo, ma che per alcuni rappresenta una campagna implicita pro teorie gender. L’iniziativa è finanziata con 40mila euro dalla regione Umbria, attraverso la cosiddetta legge contro l’omofobia che tante polemiche ha sollevato un anno fa. Contro quella legge si scagliò il consigliere regionale Sergio De Vincenzi di Umbrianext, partito federato con IDeA, che oggi rilancia le sue critiche. Critiche accolte anche dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che due giorni fa ha annunciato la decisione di fermare la diffusione e compilazione del questionario chiedendo di “rivederne la formulazione e di cambiare le modalità di realizzazione del progetto”.

De Vincenzi, che rischi vede in questo questionario sottoposto ai bambini delle scuole medie?

“Dopo il “fascistometro” della scrittrice Michela Murgia, abbiamo l’ “Omofobometro” ideato dal professor Federico Batini della Università degli studi di Perugia. Una batteria di domande aperte e a risposta multipla di un qualunquismo sconcertante, oltre che pericoloso perché finalizzata a indagare il clima di omofobia fra le nuove generazioni attraverso luoghi comuni e stereotipi e creando legami di affinità con le eventuali posizioni politiche e di fede religiosa dei ragazzi. Gli alunni devono dichiarare se e quale fede professano, a quale area politica si sentono più affini. Di qui un bombardamento ideologico sulla percezione della donna (“Quando una donna ha indotto un uomo a dichiararsi, generalmente tenta di mettergli il guinzaglio” o “Gli uomini sono incompleti senza le donne”) e una serie di sentenze sull’omossessualità e l’orientamento di genere sulle quali i ragazzi devono prendere posizione (“l’omosessualità è un disturbo psicologico”, “L’omosessualità è una forma di sessualità inferiore”, “Sento che non ci si può fidare di una persona omosessuale”, “Trovo che il movimento omosessuale sia una cosa positiva”, “La legalizzazione dei matrimoni dello stesso sesso smantellerà i principi su cui si fonda la società”, “Una donna lesbica può essere un buon genitore”).  Questo ‘Omofobometro' è il risultato devastante della legge regionale votata lo scorso anno in Umbria. Quando affermavo a più riprese che questa legge avrebbe creato un tribunale dell’inquisizione “al contrario”, aprendo varchi preferenziali per azioni di indottrinamento ideologico soprattutto fra gli adolescenti, avevo ragione”.

In che modo crede che queste domande possano influire negativamente sulla crescita dei ragazzi?

“Con il questionario finalizzato alla misurazione del “potenziale grado di omofobia” dei nostri adolescenti si espongono ragazzi in formazione a temi che probabilmente mai si erano posti sinora e si finisce per indagare sul contesto familiare e sociale in modo del tutto inopportuno. Se un ragazzo o una ragazza dichiarasse di avere fede nella religione cattolica o in altra, di riconoscersi nella difesa di alcuni principi “politici” legati alla cura e alla difesa della famiglia naturalmente composta, e di preferire i legami affettivi eterosessuali verrebbe automaticamente bollato come “omofobo” o “omofoba”. Una condanna senza appello dai nuovi tribunali dell’inquisizione. Il problema non si tratta di essere ultracattolico, ma di essere umani o non umani e rispettare persone nella loro intimità, rispettando la percezione che hanno persone su un tema evitando discriminazioni al contrario”.

Ma il problema delle discriminazioni di genere esiste nel nostro Paese a suo avviso?

“Esistono senza dubbio casi di intolleranza, ma l’omofobia è un problema costruito a tavolino e questo questionario ne è la dimostrazione. In pratica la Regione vorrebbe dimostrare l’esistenza di un problema così grave da aver varato una legge regionale per combatterlo. Mi pare una contraddizione evidente. Così si danneggiano i più deboli e si creano steccati e riserve indiane in base a orientamenti sessuali catalogati sulla carta. Una operazione che lascia basiti”.

Ora il ministro dell’Istruzione sembra volere fare marcia indietro...

“Una bocciatura sacrosanta. Ma il problema resta. La legge regionale stanziava 40mila euro interamente finalizzati a questo progetto. Ora cosa succede? La verità è che quella legge era solo un modo per dare 40mila euro alle associazioni Lgbt che sostennero l’attuale presidente della Regione Umbria Marini in campagna elettorale”.

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