Papale papale

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C’era una volta un’aurea stagione durante la quale perfino in Italia sembrava che le cose seguissero una parvenza di ordine naturale. Ognuno, insomma, faceva il proprio mestiere. La politica prendeva le sue decisioni, la Chiesa portava avanti le istanze dettate da duemila anni di magistero, la stampa laica gridava all’ingerenza clericale, i giornali cattolici rispondevano pan per focaccia difendendo il diritto-dovere della comunità cristiana di intervenire nello spazio pubblico e rilanciandone le battaglie. 

Che nostalgia! Oggi sembra di vivere in un mondo all’incontrario. Della politica (che parla tanto e all’atto pratico fa ben poco) e della Chiesa (che sembra seguire più l’agenda del mondo che quella del Vangelo) diremo nelle prossime occasioni, non per scagliare pietre ma, in quest’era di parresìa (e, per essere alla moda, di “sinodalità”), come umilissimo contributo per (ri)costruire. La stampa, invece, ci ha offerto in questi giorni spunti così succulenti da non poter fare a meno di dedicarle la nuova puntata settimanale della nostra rubrica “Papale papale”. 

Un caso eclatante, in questo grande “gioco di ruolo” nel quale gli attori sembrano scambiarsi le parti assegnate da copione, si è consumato intorno alla ormai famigerata triptorelina, la sostanza che blocca la pubertà dei ragazzini. La decisione dell’agenzia governativa Aifa di porre questo farmaco a carico del servizio sanitario nazionale nei casi di “disforia di genere” – su questo giornale l’abbiamo definito “il gender passato dalla mutua” -, accolta da una comprensibile levata di scudi dal mondo pro-life, è stata sorprendentemente difesa, in nome del discernimento, della misericordia e della logica del “caso per caso”, dal quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che pure sul tema aveva condotto un’agguerrita battaglia (chi ha ispirato il dietrofront?), e addirittura dal sito web di informazione ufficiale del Vaticano che ha schierato in campo un’esponente della Pontificia Accademia per la Vita. Sicché a chieder conto alla stampa cattolica dell’incredibile apertura al “farmaco gender” è stata l’informazione laica non allineata al mainstream: è toccato a quotidiani d’area e a blog di contro-informazione alzare la voce e chiedere alla Chiesa di fare la Chiesa, recuperare la via del magistero ed esercitarsi in un po’ di sana ingerenza in nome del “maschio e femmina li creò”. 

Sempre a proposito di carta stampata, non bastassero questi chiari segnali di uno stato confusionale avanzato, a ricordarci di quanto siano duri i tempi nei quali ci è toccato vivere ci ha pensato Eugenio Scalfari. Mentre la parte oggi più sofferente della Chiesa cattolica ancora si chiede come conciliare con l’insegnamento di Gesù Cristo il documento sottoscritto ad Abu Dhabi dal Santo Padre e dal grande imam di Al Azhar, che qualifica “il pluralismo e la diversità di religione” come “una sapiente volontà divina con la quale Dio ha creato gli esseri umani”, nella sua consueta omelia domenicale il fondatore della laicissima “Repubblica” si è nuovamente auto-proclamato interprete ed esegeta del pensiero di papa Bergoglio. “Papa Francesco – scrive Scalfari – è molto favorevole alle razze miste perché sostiene il Dio unico e quindi l’affratellamento delle varie religioni che differiscono non per un Dio di proprietà ma per un Dio che suscita diverse religioni per il modo in cui vengono amministrate. Dovranno, cioè, riconoscersi come una religione con propri riti ma un unico Dio”. 

Nella fiduciosa speranza che prima o poi Francesco si stufi di essere dipinto dal Fondatore come un Osho che non fa neanche ridere e disconosca le corbellerie che gli vengono attribuite, ci aspettiamo che intanto almeno la stampa cattolica torni a fare il suo mestiere. E’ vero che nel procedere della storia di questo mondo il tempo presente viene indicato come il tempo dei laici, ma insomma, non esageriamo!

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