Elezioni, l'alleanza iberica per sconfiggere i progressisti

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Spagna

Mentre in Italia e nel resto del Continente europeo le forze politiche scaldano i motori in vista del voto di fine maggio, in Spagna sta per andare in scena una sfida elettorale che appare di pari importanza. Tra nove giorni i cittadini iberici saranno chiamati a rinnovare il Congresso dei Deputati e l’ottanta percento dei seggi del Senato, in quelle che si annunciano le elezioni generali più incerte da molti anni a questa parte.

Se da un lato appare scontato che il PSOE - guidato dal Primo Ministro uscente Pedro Sanchez - sarà il primo partito, tutt’altro che certo è che il leader dei socialisti potrà aggregare attorno a sé la futura maggioranza parlamentare: pur potendo contare sul sicuro appoggio di Podemos (movimento nato sull’onda del fenomeno dei cosiddetti Indignados ma ad oggi decisamente meno competitivo rispetto a qualche anno fa) a Sanchez mancherebbero circa venti seggi per toccare la fatidica quota di 176, quella necessaria a raggiungere la maggioranza assoluta. Solitamente i socialisti facevano sponda in situazioni simili sui partiti della sinistra catalana i quali però, non più di due mesi fa, sono stati gli artefici della caduta del governo per via della mancata concessione da parte del Premier di un nuovo referendum sull’indipendenza. In questo quadro di apparente stallo a sinistra, la destra spagnola negli ultimi mesi ha cambiato pelle: il Partido Popular ha archiviato la lunga stagione targata Rajoy affidandosi a Pablo Casado, giovane deputato vicino all’evergreen José Maria Aznar e, nel frattempo, il partito di matrice populista VOX ha cominciato a mietere numerosi successi elettorali, l’ultimo dei quali, ottenuto nel dicembre scorso in Andalusia, ha permesso ad una coalizione composta anche da Ciudadanos di formare il primo governo di centrodestra nella storia della regione.

Il punto di maggior interesse è quello della formazione di un esecutivo composto da tre forze politiche che vanno dall’appartenenza al PPE a quella al gruppo dei populisti: un tipo di coalizione che non pochi esponenti delle destre europee vorrebbero replicare anche a Strasburgo dopo il voto del 26 maggio e che potrebbe dunque rappresentare il preludio a quelli che saranno gli scenari dei prossimi cinque anni. Molti analisti sono scettici sul fatto che questa alleanza possa essere replicata anche su scala nazionale ma il 26 marzo scorso Albert Rivera, leader catalano di Ciudadanos e convinto unionista, ha lanciato un appello a Casado per “cacciare il Signor Sanchez dalla Moncloa” e prontamente il candidato Premier dei popolari ha risposto: “con la sua proposta di coalizione, Rivera ci ha dato la possibilità di fare uno sprint al centro”. Dunque, invito accettato e rilanciato con l’offerta allo stesso Rivera del Ministero degli Esteri in caso di vittoria. A questo punto è chiaro che il discorso, magari subito dopo il voto, dovrà essere allargato a VOX che può contare su circa il 10% dei consensi ed eleggerà una trentina di deputati, fondamentali per la formazione di un’eventuale maggioranza conservatrice.

In una campagna elettorale dominata dal tema dell’unità nazionale un’altra componente entrata prepotentemente nel dibattito è quella legata ai temi etici e alla famiglia, anche grazie alla manifestazione Pro Life tenutasi il mese scorso a Madrid. E’ forse su questi argomenti che tra i tre partiti si ritrova la maggior sintonia visto che nei rispettivi programmi di governo sono molti i rimandi alle tematiche a favore della vita e della famiglia: VOX, ad esempio, propone di valutare il potenziale impatto sui nuclei familiari di ogni legge emanata; i Popolari propongono sgravi fiscali per le imprese che assumono donne subito dopo la maternità, mentre addirittura Ciudadanos si propone di rendere la Spagna il miglior paese in assoluto dove formare una famiglia, aumentando – tra le varie proposte - a sedici settimane il congedo familiare per entrambi i genitori. Sembra così prendere corpo su tematiche di grande attualità una possibile riproposizione del patto andaluso in ambito nazionale: starà ai numeri, come sempre, stabilire se questo sarà possibile o meno.

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