Spagnoli al voto

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Spagna

Un sistema politico bipolare, che dopo quarant’anni circa si è andato frazionalizzando, con Ciudadanos e Podemos, centro destra e sinistra, in grado di portarsi oltre il bipartitismo del periodo post-Franco. È la Spagna, che domenica 28 aprile tornerà al voto, a tre anni dalle ultime elezioni politiche, e dopo la prima applicazione della sfiducia costruttiva, al Congresso, che ha spodestato il governo di centro destra di Rajoy, insediando quello di Sanchez. Domenica, infatti, saranno cinque le formazioni politiche che si sfideranno, come, oltre a Cs e Up (Podemos), il Psoe, il Partito popolare e l’outsider, dato in ascesa, Vox.

Secondo gli ultimi sondaggi, nessun partito riuscirà ad aggiudicarsi il 25% dei voti, anche se i socialisti dovrebbero tornare ad essere il primo partito sia al Congresso, sia al Senato. Ma lontanissimo dai 176 deputati che occorreranno per formare una maggioranza di governo. La domanda, tuttavia, è: quanto grande sarà l’exploit di Vox? Perché è possibile che sarà Vox l’ago della bilancia per la formazione del nuovo esecutivo, in quanto, per alcuni effetti del sistema elettorale spagnolo, con il 13% a livello nazionale (in percentuale dei voti espressi), Vox potrebbe portare alle Cortes il 22% effettivo dei deputati. Una situazione di questo tipo potrebbe condurre ad una coalizione di Cs, PP e Vox al 51%, con 179-185 deputati. Occhi puntati dunque su Javier Ortega Smith, il leader di Vox, che cominciò a far parlare di sé già dal 2014, quando le autorità di Gibilterra avevano sparso blocchi di cemento armato sui fondali per impedire alle flotte di pescherecci spagnoli di espandersi nelle loro acque. Infuriato, Ortega Smith, il segretario generale della formazione di destra Vox, si era dato da fare per rimuovere questi blocchi, infrangendo la legge e venendo così inseguito da un mandato di cattura. Non contento, due anni dopo Ortega Smith aveva organizzato un commando patriottico per raggiungere la colonia britannica a nuoto, e issare una bandiera spagnola sulla Rocca che domina lo stretto.

Oggi questo avvocato di 50 anni con la doppia nazionalità (la mamma è argentina), appassionato di arrampicate e cintura nera di karaté, è diventato il punto di riferimento delle elezioni legislative di domenica. Grazie anche a quella che egli chiama «la nostalgia del basco», «sinonimo di avventure, senso di comunità e valori cristiani». Da tener conto che solo cinque anni fa in Spagna non si parlava che di Podemos e del movimento degli indignati, mentre ormai tutto il dibattito è incentrato su Ortega Smith, il presidente di Vox Santiago Abascal e gli altri dirigenti del suo partito. Dopo aver conquistato 400 mila voti alle elezioni regionali dello scorso dicembre in Andalusia, formando una coalizione con liberali e conservatori, Vox spera ora di replicare il risultato su scala nazionale. La lotta all’islamismo è uno dei cavalli di battaglia del partito - e questo in un Paese che conta 2 milioni di musulmani, il 42% dei quali di nazionalità spagnola - oltre alla legittima difesa e alla rivalutazione del franchismo. Tutti temi che in un anno hanno aiutato Vox ad insediarsi in 38 province su 52. E con la candidatura di toreri, generali in pensione e membri dell’Opus Dei, la destra spagnola tenta il grande salto, il quale potrebbe dare di nuovo un nuovo governo di centrodestra alla Spagna. Anche se si tratterebbe di un nuovo centrodestra, lontano da quelli tradizionali guidati dal Partito popolare.

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