Number one

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Donald-Trump

«Jobs, Jobs, Jobs». Attacca così, il suo Tweet, il presidente Usa Donald Trump, nel commentare la notizia che negli Stati Uniti, da mezzo secolo a questa parte, non si registrava una tasso di disoccupazione così basso: in aprile, 3,6%. Una cifra da capogiro, distante anni luce dalle percentuali italiane, sempre a doppio numero. Tutto questo, dopo che gli analisti economici, ad inizio anno, avevano profetizzato cupi scenari sia per il mondo del lavoro, sia in generale per l’economia. Chi gongola, dunque, è Trump, che in un altro tweet, sempre a commento della crescita Usa, pubblica una foto col pugno chiuso come segno di forza. Già, poiché a parlare sono i numeri che il Dipartimento del lavoro ha diffuso sulle assunzioni e sulla disoccupazione del mese di aprile, i quali dicono che nel mese scorso sono stati 263 mila, i posti di lavoro stati creati in Usa, mentre invece erano attesi, almeno secondo Bloomberg, “solo” 190.000 posti di lavoro in più. Ma i segnali sulla bassa disoccupazione, c’erano già tutti in precedenza, visto che in marzo il tasso di disoccupazione si era attestato sul 3.8%. Inoltre, i guadagni orari medi negli Usa sono aumentati dello 0,2 percento, il quale segue un aumento dello 0,1 percento a marzo. Negli ultimi 12 mesi, poi, i guadagni sono aumentati di un 3,2%. Un’economia in salute, mentre si avvicina, sempre più, la campagna presidenziale del prossimo anno.

I numeri poi dicono anche che i salari sono aumentati per 104 trimestri consecutivi e che l'economia ha creato più di 20 milioni di posti di lavoro dal termine della Grande recessione nel 2009. Un trend, per quanto riguarda i nuovi posti di lavoro, che se per marzo erano stati leggermente rivisti al rialzo, in febbraio erano balzati dai 33 mila pronosticati, ai 56 mila poi effettivamente creati. «È molto più eccitante di quanto ci si aspettasse», ha dichiarato Torsten Slok, capo economista internazionale presso Deutsche Bank, di fronte a queste cifre. Risvolti numerici, d’Oltreoceano, che hanno avuto anche un impatto, positivo, in Europa e in Italia. L’attesa per la raffica dei dati macroeconomici degli Stati Uniti, ha visto tenere, infatti, nella mattinata del 3 maggio, i mercati azionari del Vecchio continente, registrando poche variazioni rispetto all’avvio. E dopo una prima parte timida della seduta, il dato del mercato del lavoro americano ha accelerato il passo delle Borse europee. Anche se sono rimaste deboli le azioni del settore auto, Londra è salita grazie all’andamento di Hsbc. A Francoforte, poi, è andata bene Adidas, mentre a Parigi è stata SocGen a guidare. In Piazza Affari (Ftse Mib +0,05%) è andata sempre molto bene per Mps (+3,4% a 1,38 euro), anche dopo le indiscrezioni di stampa sulla possibile vendita di un nuovo ingente pacchetto di crediti deteriorati, seguita da Ferragamo (+1,4%) e Amplifon (+1%). Debole invece Tenaris dopo i conti (-1,6%), che secondo gli analisti fanno anche prevedere un secondo trimestre fiacco, con Pirelli in calo di un punto percentuale. E Trump, poi, durante la giornata americana, ha mostrato tutto il suo entusiasmo, con un altro tweet. «Ora possiamo sostenere che l’America è il numero uno », ha sottolineato il presidente.

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