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Merkel

Non sono nata cancelliera e non l'ho mai dimenticato. Oggi è giunto il momento di aprire un nuovo capitolo”. Con queste parole, il 28 ottobre scorso Angela Merkel annunciava la sua volontà di ritirarsi dalla scena politica una volta terminato il suo ultimo mandato come primo ministro nel 2021. Decisione difficile, che la più importante leader europea prese dopo una serie negativa di risultati elettorali che avevano portato la CDU – principale partito polare d’Europa – a toccare le percentuali più basse in elezioni locali e nazionali dal dopoguerra a oggi.

Ad inizio dicembre si è celebrato ad Amburgo uno dei congressi più importanti nella storia del partito: se da un lato bisognava stabilire chi avesse il diritto a raccogliere la pesante eredità di Frau Angela, dall’altro sono emerse delle spaccature evidenti nelle linee dei candidati alla successione che, seppur in parte fisiologiche, hanno denotato delle divergenze di vedute mai così forti su quello che dovrà essere il posizionamento dei Cristiano - Democratici nello scacchiere politico tedesco dei prossimi anni. Alla fine, dopo votazioni decisamente serrate, l’ha spuntata Annegret Kramp – Karrenbauer, presidente del Saarland e segretaria del partito dal febbraio 2018, considerata da tutti come “delfina” dell’attuale cancelliera.

Cattolica, madre di tre figli e impegnata in politica dal 1984 AKK (così la conoscono tutti in Germania) ha governato per sette anni il più piccolo Land tedesco, venendo riconfermata spesso a suon di voti e guadagnandosi così la stima di tutti i vari componenti della CDU, Merkel compresa. Ha battuto al fotofinish il candidato dell’ala meno moderata, Friederich Merz (vicino all’ex ministro delle finanze e attuale Presidente del Bundestag, Wolfgang Schauble) il quale, durante il suo discorso di presentazione della candidatura, ha ripreso una delle accuse mosse alla cancelliera da molti membri del suo partito, cioè quella di averlo spostato troppo verso il centro determinando così un’emorragia di voti verso i populisti dell’AfD, per attaccare frontalmente gli attuali alleati di governo dei popolari, vale a dire i socialisti della SPD. Questo proclama suonava però come un requiem per l’attuale legislatura e, soprattutto, segnava non solo la legittima volontà di voler riconquistare buona parte dei voti finiti ad AfD ma una vera e propria apertura verso questi ultimi per la formazione di un nuovo esecutivo. La Karrenbauer, invece, ha assicurato una discreta continuità con l’operato della Merkel e le ha assicurato tutto il suo supporto fino al fatidico 2021.

Tuttavia, nelle ultime settimane, voci sempre più insistenti parlano di una sostanziale rottura tra le due donne forti del conservatorismo teutonico che si sarebbe consumata dopo la presa di distanza di AKK nei confronti dei progetti per l’ Europa esposti dal presidente francese Macron (ufficialmente Merkel sostiene la Karrenbauer anche su questo, ma molti credono che tale supporto sia solo di facciata). Inoltre, la nuova Presidente della CDU pare aver trovato un discreto feeling politico proprio con Merz, suo avversario nel congresso di Amburgo, e questo avrebbe portato la SPD a disconoscere immediatamente un eventuale esecutivo a guida Karrenbauer che, non a caso, nelle sue ultime uscite pubbliche sta mettendo in discussione parecchi dei “mantra” tanto cari alla Merkel. Primo fra tutti, quello dell’accoglienza dei migranti che AKK vorrebbe affrontare in maniera più simile a quelle che sono le posizioni di Viktor Orban, aumentando cioè i controlli presso le frontiere esterne dell’UE e respingendo coloro i quali non hanno diritto all’asilo politico; anche sui cosiddetti diritti civili si consumerebbe un importante cambio di rotta dato che Karrenbauer ha osteggiato fino all’ultimo in Parlamento l’approvazione della legge sui matrimoni gay e spesso è stata coinvolta in accesi diverbi con la comunità LGBTQI del Paese.

Le elezioni europee fungeranno da spartiacque perché, come extrema ratio, gran parte dei Cristiano – Democratici potrebbe additare un eventuale risultato negativo direttamente alla Cancelliera, costringendola così a premature dimissioni e dando il via ad una fase di evidente riposizionamento verso destra.

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