Televoto

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La par condicio colpisce ancora. Questa volta a farne le spese è il coté veltroniano, particolarmente robusto tra i componenti di quel sottobosco attoriale che gravita tra le fiction nazionali, le ospitate televisive e le feste del cinema de' noantri. Nello specifico, è toccata a Cristiana Capotondi, ex bambina prodigio nelle pellicole natalizie con Massimo Boldi e Luke Perry, e ormai affermata protagonista di capisaldi della filmografia italiana come "Notte prima degli esami".

Cos'è successo alla povera Cristiana? In attesa di comparire nei prossimi giorni sul piccolo schermo nei panni di "Rebecca, la prima moglie", remake televisivo del film di Hitchcock tratto dal romanzo di Daphne Du Maurier,  se ne andava bel bella per la sua strada, che conduceva nientemeno che al Campidoglio: la Capotondi si era infatti presentata nelle liste del Partito Democratico al consiglio comunale di Roma, città dalla quale proviene (se mai qualcuno avesse avuto dubbi ascoltando la sua recitazione, del tutto scevra da inflessioni).

Ad un tratto, però, gli si è parata davanti la muraglia di prescrizioni vigenti relative alla comparsa in video dei candidati alle elezioni - politiche o amministrative che siano: le quali, tra l'altro, vietano la partecipazione dei candidati a trasmissioni di intrattenimento. Una precauzione che, all'epoca, era stata dettata dall'intenzione di impedire a Berlusconi di farsi forte della sua presunta  pervasività mediativa, rafforzando la propria immagine al di%0D fuori dal terreno di scontro strettamente politico (ad esempio, facendosi ospitare come cantante o come commentatore spotrivo).

A lungo andare, tuttavia, questo tipo di restrizione ha finito per penalizzare il fronte avversario, in misura forse ancora maggiore di quanto non avesse fatto per il centrodestra: basti pensare ai numerosi richiami indirizzati alla trasmissione di Fabio Fazio, "Che tempo che fa", per aver impunemente ospitato esponenti politici di primo piano. Infine, nell'era del veltronianesimo, che fonda gran parte della sua forza sullo stesso concetto di apparenza una volta contestato al Cavaliere, le sorti si sono completamente invertite E così, pur di non mettere in discussione la programmazione della fiction, la Capotondi ha dovuto rinunciare alla candidatura.

Intendiamoci: l’amministrazione capitolina tenterà di sopravvivere nonostante la defezione, ma ancora una volta proprio la rigidità di norme pensate per tutelare la politica è servita solo a danneggiare la politica stessa. Singolare contrappasso, per chi è partito lancia in resta per spodestare le Carlucci e le Carfagna, ed ha finito per strappare la scrivania a Ferrara e la telecamera alla Capotondi. Chissà se ora, dalle file del PD, ci sarà finalmente qualcuno che comincerà a dubitare che il solo apparire in televisione possa avvantaggiare i candidati nelle urne; o se preferirà continuare a negare anche a telespettatori ed elettori quell’unico neurone che sarebbe bastato a una simile riflessione.


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