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Uno strano libro circola nelle librerie italiane. E’ “La Rivolta di Atlante” di Ayn Rand, edito da Corbaccio. “Strano” per due motivi: non è ancora completo, visto che a fine maggio è uscito il secondo volume su tre (per il terzo dobbiamo attendere il prossimo novembre) e poi perché sfugge a tutti i canoni della letteratura contemporanea pur facendone parte. Il romanzo compie in queste settimane i suoi primi 50 anni: è stato pubblicato negli Stati Uniti nell’estate del 1957. Contrariamente ai suoi contemporanei, la Rand scrisse un libro che era ambientato nella realtà contemporanea degli Stati Uniti, ma con una trama che scivolava nella fantapolitica e anche (in minima parte) nella fantascienza. La Rand immaginava semplicemente uno sviluppo differente (ma non troppo) della realtà politica e sociale che la circondava: nella sua fantasia, gli Usa del New Deal andavano gradualmente alla deriva verso un regime dittatoriale e collettivista, simile all’Unione Sovietica. Sempre contrariamente ai suoi contemporanei, la Rand non scelse di rappresentare la vita di persone ordinarie, rappresentate nella loro esistenza di tutti i giorni, ma decise scientemente di narrare le gesta di personaggi ben al di fuori della realtà quotidiana: o estremamente eroici o estremamente malvagi, con un manicheismo degno dei fumetti della “Marvel”. Ma contrariamente a questi ultimi, gli eroi della Rand non sono né dotati di superpoteri (anche se i loro talenti sono straordinari, soprattutto dal punto di vista intellettuale), né sono altruisti. Anzi: le loro motivazioni sono squisitamente egoistiche, proprio come i classici “cattivi”.

L’eroe per eccellenza del romanzo, John Galt, è un personaggio che in qualsiasi fumetto sarebbe relegato al ruolo di scienziato pazzo ed egocentrico. E che invece nella “Rivolta di Atlante” ha il compito di salvare l’America... proprio dagli altruisti che la stanno portando alla rovina. Il discorso-cardine di John Galt  (un lungo monologo che è stato pubblicato in Italiano, a cura di Marco Faraci, per l’editore Leonardo Facco, già nel 2002), ribalta tutti i luoghi comuni della letteratura pauperistica e del suo strascico moralistico: “…e così tu pensi che il denaro sia alla radice di tutti i mali? Ti sei mai chiesto quali sono le radici del denaro? Il denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l’uno con l’altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. E’ questo che tu chiami male?”. E ancor più “sconcertante” per chi è abituato a Dickens, è anche quest’altra parte dello stesso monologo: “Le parole ‘fare soldi’ contengono l’essenza della moralità umana. Eppure queste furono le parole per le quali gli Americani furono condannati dalla cultura dei continenti dei pescecani. Ora il credo dei pescecani vi ha convinti a considerare le vostre più grandi conquiste come un marchio di infamia, la vostra prosperità come una colpa, gli industriali come delinquenti e le vostre meravigliose fabbriche come il prodotto di un lavoro di schiavi, frustati come quelli delle piramidi d’Egitto. Il farabutto che dice di non vedere alcuna differenza fra il potere del dollaro e quello della frusta, dovrebbe imparare la differenza sulla sua stessa schiena”.

Provocazione? Ayn Rand non aveva alcuna intenzione di provocare: parlava sul serio. Nata Alissa Rosenbaum a San Pietroburgo nel 1905, la scrittrice e filosofa provò realmente sulla sua schiena la frusta del regime totalitario sovietico sinché, nel 1926, decise di fuggire negli Stati Uniti approfittando di una visita presso lontani parenti a Chicago. Cambiò il suo nome in Ayn Rand per non essere più rintracciata, per iniziare una nuova vita e, soprattutto, per risparmiare rappresaglie ai suoi parenti rimasti in Urss. Esaltata dalla libertà che trovò negli Stati Uniti, rimase ben presto delusa dal clima intellettuale dirigista e socialista che iniziava a prender piede e che conquistò definitivamente l’egemonia culturale nel “decennio rosso” di Roosevelt. Anche gli Americani avrebbero potuto perdere la loro libertà. La sua filosofia era un sistema integrato interamente volto alla difesa della ragione, dell’individuo e della sua indipendenza. Questo pensiero fu esposto interamente nel romanzo filosofico “La Rivolta di Atlante” e poi riproposto e spiegato dettagliatamente in una serie di saggi: tra cui “La virtù dell’egoismo” (Liberilibri 1999). La filosofia di Ayn Rand fu chiamata “oggettivismo”: fondandosi sulla realtà era l’opposto intellettuale dell’idealismo.

Esaminata nelle sue varie componenti, la filosofia oggettivista può essere riassunta in cinque punti cardine.

Metafisica: “L’esistenza esiste” anche. Non è vera l’affermazione che nulla esiste al di fuori della nostra mente, così come non è vera neppure l’idea che la nostra mente sia un riflesso di una realtà esterna; la realtà è l’esistenza percepita dai nostri sensi; non esiste niente altro al di fuori di essa.
Epistemologia: l’unico strumento che l’uomo ha a disposizione per esplorare la realtà è la ragione. Noi abbiamo coscienza di noi stessi (come nel cartesiano “penso quindi sono”) e abbiamo la possibilità di catalogare, archiviare e ordinare ciò che osserviamo del mondo esterno. L’uomo

CommentiCommenti 6

Anonimo (non verificato) said:

Complimenti all'autore del pezzo e alla redazione per avere promosso la conoscenza di un'autrice così importante e poco conosciuta.
In tempi di vacanza trovo molto opportuno qualche suggerimento per buone letture.

Veronika (non verificato) said:

Per aver letto i due primi volumi di "La Rivolta", non posso che consigliarlo a tutti quelli che si chiedono perché la società odierna è quello che è! Perché ci ritroviamo con, d'un lato "chi mantiene" e dell'altro "chi è mantenuto", con "chi approfitta" e con chi "fa approfittare" (inclusi i politici). Gli altri libri della stupenda Ayn sono pure molto belli, profondi ed estremi, come lei, e se qualcuno di voi vorrebbe un po' di sane infos su quello che succede in Italia, se c'è qualcuno che si ribella, non posso che consigliare il sito www.libertari.org

Maldon (non verificato) said:

Perché non chiamarla con il nome che le è proprio?
Ayn è stata semplicemente una nichilista.
Le sue opere meritano di essere lette solo in un'ottica di fanta-politica, fattivamente sono carta straccia, nulla più.
Ayn è intrattenimento, la militanza alle sue idee genera mostri.

saluti
Maldon

N. (non verificato) said:

la discussione su ayn rand mi interessa molto e trovo un po'riduttivo il resoconto analitico del Sig. Stefano Magni perche' troppo elementare.