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La biografia di Nicoletta Gandus, il presidente della prima sezione penale del tribunale di Milano che sta giudicando il premier Silvio Berlusconi sul cosiddetto “caso Mills” (il teste, avvocato inglese, che i pm di Milano assumono essere stato corrotto per dire il falso su vicende di diritti televisivi), è sempre stata molto movimentata. Appelli anti Israele, presenze permanenti nei forum della sinistra antagonista, come quello di Porto Alegre, ma anche prese di posizioni ideologiche su temi politicamente sensibili, come la procreazione assistita o la laicità dello Stato.

Forse davvero abbastanza da dare ragione al Cavaliere nell’istanza di ricusazione depositata lo scorso 17 giugno a Milano presso la Corte d’appello che poche ora fa è stata respinta dal Procuratore generale di Milano. Ma tale ricusazione, che ha subito indotto il Csm ad aprire un fascicolo a tutela del magistrato in questione, se mai dovesse approdare al plenum per una discussione collegiale a palazzo dei Marescialli, potrebbe anche rivelarsi un boomerang.

Classe 1949, forse già nel proprio personale libro del destino  la magistrata che adesso Berlusconi vorrebbe far ricusare (ma oggi ha avuto il primo niet da parte dei giudici di Milano) c’era scritto che un giorno o l’altro si sarebbe trovata a tu per tu contro il proprio nemico politico.

A Palazzo di giustizia a Milano la descrivono come una garantista, una che manda volentieri  assolti i ladri o i piccoli spacciatori quando esiste un piccolo dubbio di colpevolezza.

 E che magari si concentra di più sui reati dei cosiddetti colletti bianchi. Come si diceva una volta.

Politicamente si è sempre collocata più a sinistra del Pci. E’ una specie di Filippo Paone , anche lui leader storico romano di Md, in gonnella. La trafila da pretore d’assalto del post sessantotto a giudice milanese anti corruzione l’ha fatta tutta.

Nella memoria di ricusazione depositata ieri dall’avvocato e parlamentare del Pdl, Niccolò Ghedini, si faceva riferimento anche ad azioni Mediaset possedute dalla giudice del processo Mills, una circostanza delicata che la metterebbe in conflitto di interessi proprio sui reati per cui sta giudicando Berlusconi. Come potrebbe infatti una potenziale danneggiata dalle presunte disinvolture finanziarie di un imprenditore decidere sulla sua innocenza o colpevolezza con la dovuta serenità?

Sul fronte della propria malcelata militanza politica, esercitata fuori delle aule di giustizia, nel maggio 2001, in piena intifada dei martiri suicidi, a pochi mesi dall’11 settembre, la Gandus ha firmato un appello, promosso dal quotidiano il “manifesto”, insieme ad alcuni cosiddetti ebrei del dissenso. Un vero e proprio tatzebao contro lo stato di Israele.

Un passaggio di quell’appello è particolarmente imbarazzante: quello in cui si chiede a Israele di “riconoscere che la nascita dello stato d'Israele, che rappresentò un modo con cui l'umanità cercò di riconoscere un debito contratto con il popolo ebraico nei secoli, determinò con la conseguente guerra del 1948 un fatto carico di drammi e terribili conseguenze per il popolo palestinese, e quindi ad accettare oggi di essere parte attiva nella ricerca di una soluzione concretamente attuabile del problema dei profughi”.

Chiunque conosca la storia dell’epoca sa che questo periodo contiene una serie di falsità. Ma un giudice che firma un manifesto che contiene simili enormità potrebbe non essere sereno nel giudicare un premier che ha fatto dell’amicizia senza se e senza ma con lo stato ebraico uno dei perni della propria politica estera.

Ma dal 2001 a oggi, cioè da quando si aprì l’istruttoria italo-inglese sul caso Mills, la Gandus ha trovato la maniera di essere presente in tutte le più aspre polemiche poltiche e sociali che hanno caratterizzato la vita politica italiana. Ha firmato contro la legge sulla procreazione assistita insieme a un gruppo di sedicenti “giuriste democratiche”, ha aderito all’appello per la laicità dello stato, ha partecipato al forum di Porto Alegre in rappresentanza di magistratura democratica nel convegno dedicato alle toghe rosse di tutto il mondo (“magistrati democratici del mondo unitevi”), ha firmato il 9 gennaio 2006 contro la legge, poi abrogata dal governo Prodi, che prevedeva l’inappellabilità da parte del pm delle sentenze di assoluzione.

Insomma un magistrato molto schierato, forse troppo, e sempre mobilitato per cause a suo avviso nobilissime.

Poco  prima delle elezioni del 2006 non ha mancato di  firmare anche il documento-programma del procuratore Armando Spataro. Che era in pratica una censura a consuntivo della politica della giustizia del governo Berlusconi ter, nonché un esplicito  appello all’ex centro  sinistra perché venissero silurate tutte le leggi non gradite alla casta in toga. Dalla Cirami al lodo Schifani, dalla ex Cirielli a quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, passando per l’odiatissima riforma dell’ordinamento giudiziario voluta dall’ex Guardasigilli Roberto Castelli. Alcune di queste leggi in effetti vennero  poi puntualmente abolite per mano di Mastella.

Nell’appello di Spataro sottoscritto dalla Gandus si leggeva tra l’altro che “..oggi si sta chiudendo una delle più tormentate e controverse legislature della storia repubblicana e c’è  la prospettiva di un cambio di governo. Ma deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni”. Ecco, magari Berlusconi avrà esagerato a definire questa magistrata come “una sua nemica personale”. Certo però che nei suoi ricchi panni, in molti dubiterebbero della sua imparzialità ideologica e politica. Almeno per quella che essa appare dai documenti che la signora ha firmato a raffica negli ultimi sette anni.

 

 

CommentiCommenti 12

Anonimo (non verificato) said:

dovreste solo vergognarvi, a voi va bene che in carcere ci vadano solo i poveretti, guai a toccare i potenti vero?

Andrea (non verificato) said:

e' bellissimo questo articolo, bilanciato, chiaro, non di parte.

l'apice lo si raggiunge quando si dice che questa avvocatessa non puo' giudicare il cav per "conflitto di interesse". Meraviglioso, bravi.

sergio (non verificato) said:

VORREI SAPERE DACHI è FINANZIATO QUESTO VOSTRO PEZZO DI CARTA,VATICANO?CAV? IN TUTTII CASI è DURA GUADAGNARSI LA VITA RINUNCIANDO AL MINIMO DI DIGNITA' che chiunque dovrebbe conservare. che pena!

silverlight (non verificato) said:

bravi... continuate così!
dopo anni ed anni di manipolazione interessata dell'informazione, puntualmente impunita, vi state facendo prendere la mano.
ah ah ah che grossolani, oramai non vi crede più nessuno!

Aurelio (non verificato) said:

Complimenti per l'articolo che ritengo molto ben fatto, non di parte e che chiarisce in modo esaudiente la personalità di questo giudice.Perchè i giornali tutti non hanno pubblicato un articolo simile? Sembra strano, ma quando Berlusconi si trova al governo, poichè la sinistra non riesce a spodestarlo,allora ci pensa una parte della Magistratura legata a loro.Siamo proprio in Italia...
Per l'anonimo: perchè non vai a vivere definitivamente in Russia insieme a tutti quelli che la pensano come te?

arvedo (non verificato) said:

In galera ci devono andare tutti quelli che delinquono. Non ci deve essere alcuno sconto ideologico o 'sociale'. Ed un magistrato così forse sarebbe ideale solo per un imputato con la tessera di Rifondazione o simili, e questo non lascia molto tranquilli riguardo alla sua capacità di decidere con equilibrio. Povera Italia!

raffaele (non verificato) said:

quindi è normale che un magistrato esprima certe idee, e continuare tranquillamente l'inchiesta? perchè la forleo è stata punita appena ha provato a vedere tra le carte DS? cosa mi dite sul fatto che il signor fassino parlasse tranquillamente di avere una banca? cosa mi dite sulle coop? perchè berlusconi è stato inquisito praticamente solo dopo il 94? perchè in francia è stato possibile sospendere per molti anni i procedimenti a carico di chirac che è stato giudicato solo dopo aver lasciato l'eliseo? perchè il presidente del consiglio dei ministri non può commentare l'operato di UN giudice mentre LA magistratura si permette di commentare e schierarsi contro le decisioni del Parlamento eletto dai cittadini, cosa che è molto più grave. La magistratura non è un potere dello stato superiore agli altri, separato non superiore.

Isavio (non verificato) said:

cose già viste, vedi avviso di garanzia a Berlusconi, caduta del governo e successiva assoluzione di Berlusconi.Uno di Milano apre un procedimento contro qualsiasi ministro e fa cadere un governo(vedi Mastella).Poi la cosa muore lì.Il giudice rimane bello tranquillo al suo posto, tanto dice che la giustizia ha fatto il suo corso. Però persone sono state rovinate e sputtanate.Io sostengo che questo sistema è indegno di un paese civile e che chi lo difende è in malafede e incivile.

Anonimo Nocerino (non verificato) said:

Ho letto su un quotidiano uno sperticato elogio della Nicoletta Gandus redatto in forma di agiografia. Senza pregiudizi. Onesta. Libera. Garantista. Ci sono perlomeno due però: 1. se qualcuno è ostile a qualche altro, conserva quest'ostilità nel profondo e - al di là delle sue professioni di fede o intenzioni apparenti - nel profondo continua a coltivare la mala pianta dell'avversione che perciò si manifesterà da qualche parte e in qualche modo; 2. ieri su "La Stampa" in un articolo mi pare a firma Minzolini o altro editorialista di pari livello (che non sono certo degli stupidi!) veniva riportata, sia pure mutuandola da fonte Mediaset, una dichiarazione della Gandus: <... La Gandus ha detto questa frase al suo interlocutore: “A questo str... di Berlusconi gli facciamo un c... così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il Presidente del Consiglio”.>. Minzolini riporta pari pari e non fa - si badi - commenti. Non ho notizia di alcuna protesta o minaccia di querela della Gandus o di altri di fronte a questa frase gravida di non nascoste malintenzioni. A questo punto, non credo necessari commenti a margine. La frase dice da sé tutto.

Anonimo (non verificato) said:

sono un abbonato. Ho letto stamattina in seconda pagina lo sperticato elogio della Nicoletta Gandus redatto in forma di agiografia da Marianna Rizzini. Talmente sperticato da saltare perlomeno due cose: 1. se qualcuno è ostile a qualche altro, conserva quest'ostilità nel profondo e - al di là delle sue professioni di fede o intenzioni apparenti - nel profondo continua a coltivare la mala pianta dell'avversione che perciò si manifesterà da qualche parte e in qualche modo; 2. ieri su "La Stampa" in un articolo mi pare a firma Minzolini o altro editorialista di pari livello (che non sono certo degli stupidi!) veniva riportata, sia pure mutuandola da fonte Mediaset, una dichiarazione della Gandus: <... La Gandus ha detto questa frase al suo interlocutore: “A questo str... di Berlusconi gli facciamo un c... così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il Presidente del Consiglio”.>. Minzolini riporta pari pari e non fa - si badi - commenti. Non ho notizia di alcuna protesta o minaccia di querela della Gandus o di altri di fronte a questa frase gravida di non nascoste intenzioni. A questo punto, non credo necessari commenti a margine. La frase dice da sé tutto.