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Alla conferenza stampa è arrivato con piglio austero, coerente con quello tenuto durante i due giorni del vertice europeo dei capi di Stato e di governo. Alla provocazione dello spagnolo José Luis Zapatero su una eventuale vittoria della Spagna alla partita di domenica ha risposto laconico, le frecciate all'eccessiva loquacità dei membri della Commissione europea le ha pronunciate senza enfasi e ha corretto il rimpianto, espresso ieri, di un'Europa in cui c'erano leader come Blair e Aznar: "Non era un'offesa a nessuno, anzi". Ma è bastata una domanda sull'annuncio del leader del Pd Walter Veltroni di scendere in piazza contro la politica economica del governo a suscitare ieri nel presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una reazione irata e appassionata, che dall'invito all'ex sindaco di Roma a lasciare la politica si è spostata man mano verso il bersaglio di sempre: la magistratura e il secondo tentativo, dopo quello del 1994, "di mettere a rischio la convivenza democratica".

I primi strali sono per Veltroni. "Veramente non c'è mai stata una luna di miele, perché in parlamento l'opposizione è arrivata a forme di contrasto dure, se non eccessive", ha tagliato corto Berlusconi, suggerendo che "dal punto di vista economico, l'opposizione si dovrebbe occupare delle condizioni in cui sono arrivati i conti del comune di Roma".

Il violentissimo attacco alla magistratura è arrivato così, senza essere sollecitato da domande: "Non permetterò in alcun modo che il voto popolare, che la volontà degli italiani sia sovvertita da infiltrati nella magistratura - che il resto della magistratura non sa mettere in un angolo - che usano accuse false e risibili come quella che mi è stata rivolta nel '94, quando sono stato assolto perché il fatto non sussiste, per un fatto che non esiste neanche nel codice penale, una invenzione pura di Pm e di giudici che usano il loro potere".

Dal Consiglio superiore della magistratura, è emerso "sconcerto" perchè le accuse rivolte dal premier ai magistrati sono "ancora più gravi, perchè generiche" rispetto a quelle contro i giudici milanesi del processo Mills.

Presto Palazzo dei Marescialli dirà la sua, con il documento a tutela delle toghe di Milano. L'Anm intanto ha chiesto di incontrare quanto prima il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "per potergli rappresentare - fanno sapere i leader Luca Palamara e Giuseppe Cascini - le nostre preoccupazioni" perchè "chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria anche se è in discussione la sua posizione personale".

 

fonte: APCOM

 

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