L'uovo di giornata

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C’è qualcosa di abietto nella campagna di odio, di sospetto e di allusioni contro il giudice Alberto Di Pisa che il “Corriere della Sera” ha inaugurato ieri in prima pagina (seguito a ruota da Travaglio oggi su l’Unità). Qualcosa che rivela quale sia la vera pancia del quotidiano di via Solferino e che vanifica un mese di articoli garantisti di Ernesto Galli della Loggia.

Innazitutto il merito: Alberto Di Pisa è stato nominato procuratore capo della repubblica di Marsala.

“Così il posto che di Paolo Borsellino – scrive in prima pagina  Cavallaro – sarà occupato dal magistrato che passò alla cronaca come nemico di Giovanni Falcone, sospettato di avere scritto le lettere del corvo di Palermo”.

Nell’articolo, a pagina 22, si dà conto che in realtà Di Pisa fu prosciolto con tante scuse. Ma chi si è fermato alla prima pagina non lo saprà mai. C’è da chiedersi poi se  in Italia, per quelli come Cavallaro, si rimane sospettati a vita? Chissenefrega dell’assoluzione, Di Pisa deve rimanere marchiato? E di che ci si meraviglia poi se prevale la welt und schauung dipietresca?

Ma nell’articolo c’è un’altra perla che merita di essere sottolineata per il conformismo giornalistico che sottende: Di Pisa va a usurpare il posto che doveva essere riservato, forse per diritto dinastico, ad Alfredo Morvillo, cognato del giudice Falcone e fratello della di lui moglie Francesca, morta assassinata a Capaci insieme allo stesso Falcone e a cinque uomini di scorta.

Ma se il Csm ha ritenuto che Di Pisa avesse più titoli ed esperienza dove sta lo scandalo? Morvillo doveva essere preferito in quanto cognato del giudice assassinato dalla mafia?

E ancora: questa idolatria di Falcone e Borsellino fa bene alla lotta alla mafia? Gli altri giudici assassinati negli ultimi 37 anni non contano nulla? Scaglione, Costa, Chinnici, Livatino... perché si parla solo di Falcone e Borsellino? Perché gli attentati di cui sono stati vittima erano  più eclatanti? Più clamorosi?

O perché sono stati scritti più libri e  girati più film sulla loro storia piuttosto che su quella del capitano Basile o su quella del giudice Gaetano Costa?

C’è qualcosa di abietto anche in questa classifica delle vittime di mafia stilata notoriamente da quelli che Sciascia bollava come “i professionisti dell’antimafia”. C’è un “immaginario condiviso” da fiction televisiva tipo “Il capo dei capi” che sarebbe ora di interrompere per riportare le cose alla realtà. E c’è una sordida ingiustizia che si consuma da quasi venti anni a questa parte ai danni di persone come il giudice Di Pisa che qualche ignobile funzionario dello stato tentò di incastrare, senza per fortuna riuscirvi, come presunto autore delle lettere del corvo. Che peraltro dicevano la verità inconfessabile rivelando alcuni poco encomiabili retroscena di come all’epoca venne condotta la lotta alla mafia. Ci sono anche 9 mila pagine di intercettazioni telefoniche tra ToTuccio Contorno e alcuni interlocutori della squadra mobile di Palermo e dell’Interpol tra cui l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

Strano che su quelle carte, pubbliche, nessun giornalista investigativo abbia mai voluto ficcare il naso. Perché se ne leggerebbero delle belle.

Sia come sia, tutte queste mistificazioni pesano ancora oggi e di certo non hanno aiutato il nostro paese a combattere Cosa Nostra e la criminalità organizzata. Per la cronaca Alberto Di Pisa, prima che a  Marsala, è stato già procuratore capo a Termini Imerese, altra zona ad altissima densità mafiosa. Pare che abbia ben meritato e fatto rinviare a giudizio decine di appartenenti alla criminalità organizzata.

Dobbiamo continuare a ricordarlo come sospetto corvo per sempre o anche per lui c’è una possibilità di riscatto?  

(d.b.)

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