Versione stampabile

Il nome tecnico è “feticidio selettivo”. E’ l’aborto di uno o più feti in una gravidanza bi o plurigemellare: dei feti che si stanno sviluppando, non tutti nasceranno. Uno o più verranno eliminati, perché considerati “di troppo”, oppure perché “malati”.

Si esegue iniettando cloruro di potassio nel cuore del feto da eliminare, provocandone l’arresto cardiaco, oppure occludendone il cordone ombelicale, con il laser, ad esempio, e bloccando l’afflusso di ossigeno. Il feto morto rimane in pancia, accanto a quello (o quelli) vivo, che nel 3% dei casi muore pure lui, o comunque avrà elevate probabilità di nascere prematuramente, con tutte le conseguenze del caso.

Claudio Giorlandino, presidente della Sidip (Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno-fetale) spiega che "nel feticidio selettivo gli errori sono possibili e, nella maggior parte dei casi, non se ne ha notizia per la delicatezza delle vicende umane che si accompagnano e per l'impossibilità di arrivare a un contenzioso legale in considerazione del fatto che le donne sono ben informate, prima di sottoporvisi, e sottoscrivono un pieno consenso informato. Tale prassi, e tali errori, sono tecnicamente possibili e diffusi in tutto il mondo".

Sarebbe interessante conoscere il numero dei feticidi selettivi effettuati nel nostro paese, e quantificare gli “errori”, ad esempio come quello dell’ospedale San Paolo di Milano, e cioè la soppressione di un feto diverso da quello selezionato.

I tragici fatti milanesi sono noti: le due gemelle a diciotto settimane di gravidanza erano identiche e non era possibile distinguere visivamente quella con la sindrome di Down dall’altra. Per eliminare la prima, e tenere solamente il feto sano, il medico si è basato sulla posizione che avevano in pancia tre settimane prima dell’intervento, al momento dell’amniocentesi. Ma in quelle tre settimane di intermezzo pare che le sorelle si siano scambiate di posto, ed è stata soppressa quella sana. Successivamente, accortisi di quanto successo, si è eliminata anche l’altra.

Alessandro Di Gregorio, specialista in ostetricia e ginecologia al centro Artes di Torino, spiega che esistono sistemi per cercare di evitare casi come questi: "Nel caso degli aborti selettivi, l'uso del colorante per marcare il feto malato è prassi".

Marcare con un colorante il feto selezionato, per sopprimerlo senza commettere errori:  espressioni che, nel migliore dei casi, evocano pratiche veterinarie - di solito si marcano le greggi, le mandrie, oppure gli esemplari malati o difettati, o comunque con qualche particolarità. Nel peggiore, invece, ricordano i lager nazisti.

Come nel caso del Careggi di Firenze – dove nacque vivo un feto sano, dopo un aborto indotto a ventitrè settimane di gravidanza, con una errata diagnosi di malformazione –  anche adesso l’ errore è la soppressione di un sano, anziché di un malato.

E’ sbagliato nascere disabili, insomma. La pressione sociale e culturale per il “diritto al figlio sano” è fortissima, i sostegni alle famiglie con figli handicappati sono spesso drammaticamente insufficienti: in queste condizioni è difficile parlare di “libera scelta” delle donne. L’aborto sembra essere la via meno dolorosa per affrontare il problema.

Eppure la legge 194 non prevede l’aborto eugenetico, cioè non consente l’aborto a causa di malformazioni o anomalie del concepito: se integralmente e correttamente applicata, dovrebbe contribuire a “far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza”, e ad “aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.  Se ne parla sempre, ma difficilmente si va oltre le solite polemiche. %3C/p>

Per applicarne le parti più disattese, quelle riguardanti la prevenzione, e chiarire i passaggi e gli articoli riguardanti i cosiddetti “aborti terapeutici”, sarebbe sufficiente stilare delle linee guida,  adeguate alle nuove conoscenze scientifiche e tenendo conto dell’esperienza di questi trenta anni di regolamentazione delle interruzioni di gravidanza, senza  intervenire sul testo di legge. Potrebbe essere un primo, importante tentativo di stabilire alleanze fra chi, sia sostenitori che oppositori della legge 194, pensa che comunque si possa fare ancora molto di più per combattere la tragedia dell’aborto.


CommentiCommenti 12

inyqua (non verificato) said:

Ma la Morresi ci è o ci fa quando scrive queste cose?
Punto 6 della legge 194 :
6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a RILEVANTI ANOMALIE O MALFORMAZIONI DEL NASCITURO, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Se dare questo tipo di false informazioni significa fare controinformazione (cosa del resto alla quale la signora Morresi ci ha già abituato) allora continuo a preferire l'informazione.

Assuntina Morresi (non verificato) said:

La legge non permette l'interruzione di gravidanza dopo i primi 90 giorni semplicemente in presenza di anomalie o malformazioni del concepito, ma solo nel caso in cui queste "determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna".
Cioè se si individua la presenza di un feto Down, questo di per sè non dà problemi di salute fisica alla donna. Per abortire, serve un certificato che attesti che questa malformazione può determinare un PERICOLO GRAVE PER LA SALUTE PSICHICA della madre.
Il che significa che se la donna non trova un dottore che certifica il grave pericolo per la sua salute psichica causato dalla anomalia genetica del nascituro, il fatto di avere in pancia un down non la autorizza ad abortire.
Per questo motivo la legge 194 NON è eugenetica. Si può invece dire che questi articoli vengono usati come escamotage per fare aborti eugenetici, ma di per sè la legge non li permetterebbe. Per questo motivo nel pezzo vengono chieste linee guida di chiarimento.
Il commento di cui sopra, firmato inyqua - tralasciando ogni considerazione sui toni utilizzati - spiega chiaramente come la legge 194 viene usualmente percepita.

Anonimo (non verificato) said:

Cara inyqua,
l' italiano non è in discussione.
Le rilevanti anomalie o malformazioni del nascituto devono (lo hai scritto tu) determinare grae pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Salute fisica o psichica capisci? Non basta dire "non mi piace non lo voglio", altrimenti la legge si sarebbe espressa in maniera diversa.
L' approssimazione e la superfialità con cui si liquidano questi "incidenti" è sconcertante.
Vallo a dire a quella poveraccia.
Nella migliore delle ipotesi avrebbe raccontato al gemello sano (se fosse nato) che aveva una sorella in pancia ma la madre l' ha soppressa perchè "non era normale", poi magari incontrando un compagno di scuola down la stessa madre gli avrebbe raccomandato di essere gentile perchè "sono persone come noi" (anche tu fai così quando ne vedi uno vero? ma un conto che è figlio di un altra un altro è partorirlo...).
Beh adesso il problema è risolto. Una bella punturina e a posto: buttato via il bambino con l' acqua sporca. In fondo sono cose che capitano.
Adesso si che l' orrore si è consumato, cai a chiedere alla madre come si sente..., adesso si che si potrà parlare di "grave pericolo per la salute psichica della donna". Complimentoni.

andrea (non verificato) said:

Cara Inyqua (!?!..), mi sembra che la Morresi ponga l'attenzione sul fatto che quanto accaduto sembri far emergere una mentalità per cui "E’ sbagliato nascere disabili" e che quanto successo a Milano si avvicina molto all'eugenetica che da quanto capisco io è la soppressione di un essere umano a causa di presunti difetti o di mancato rispetto di requisiti (alto biondo bello, normale) mentre il paragrafo della 194 che citi (che tra l'altro non condivido) si riferisce a malformazioni del nascituro che determino un grave pericolo per la salute dell donna.... Prova a considerare fino in fondo le implicazioni della posizione che sostieni.. e a rileggere con attenzione quanto dice la Morresi. saluti, andrea

alessia (non verificato) said:

Non è sbagliato solo nascere disabili. In questa società di ipocriti è sbagliato semplicemente non adeguarsi a ciò che una sparuta minoranza di eletti ha stabilito essere il retto paradigma, nella vita, nel lavoro e negli affetti.
Quando ci si discosta scatta una subdola rappresaglia, che nel caso di un feto, trattandosi di chi non può oggettivamente difendersi, si traduce direttamente in omicidio. Come dire, tagliamo in radice il problema e tanti saluti. Che vergogna. Che senso di rifiuto sociale gridato in faccia a chi oggi fa vivere e accudisce un figlio diverso. Quando invece il vero esame di coscienza andrebbe fatto sui cosiddetti sani, come ben diceva Fromm.

Inyqua (non verificato) said:

E mi scusi signora Morresi, secondo lei portare avanti una gravidanza con un feto Down non può essere considerata lesiva per la salute psichica di una donna? La legge italiana, e quella sulla 194 in particolare, intende proprio salvaguardare la salute della donna rispetto a quella del feto che (aldilà della questione morale che è del tutto personale), a mio parere, ha uno status ben diverso. Senza considerare che, sebbene altamente migliorata la qualità di vita e la sopravvivenza dei feti down, una certa parte comunque muore nel primo anno di vita. Del resto abortire è una scelta personale, non un obbligo. Io credo che una donna abbia diritto, di partorire un figlio sano e che una legislazione che lo consenta sia una buona legislazione. Lei continua a parlare di diritti del concepito. Io invece credo sia maggiormente importante la vita di chi lo concepisce.
Le linee guida di chiarimento che lei invoca quindi, devono essere uno spunto alla riflessione, ma non all'eliminazione di quello che è appunto, per molti, un diritto.
In quanto alla 'percezione' della legge 194 io credo che, seppure con i necessari aggiustamenti, sia un'ottima legge. E credo che parlare di eugenetica nazista sia terrorismo a sua volta. (mi astengo sulla 'marcatura' del feto...le tecniche di marcatura con coloranti, come con mezzi di contrasto o qualsiasi altro tipo di 'traccianti' non vedo perchè debbano essere tacciate di valutazioni qualitative se non inerente alle varie tecniche utilizzate e che peraltro, se fossero state usate in questo caso, avrebbero permesso almeno di salvare la gamella sana...)
(sui toni ci andrei piano: aggredire le donne che percorrono la strada dall'aborto con parole come 'assassine' 'omicide' o peggio non mi pare sia un'utilizzo maggiormente corretto della terminologia).

Mauro (non verificato) said:

Ottimo articolo, che coglie il punto fondamentale. La legge 194 deve essere applicata al 100%, anche nella parte in cui si parla di tutela della maternità e si impegna a contribuire al superamento delle cause che portano le donne a scegliere di abortire.

Cirino Privitera (non verificato) said:

Dietro la confusione con cui il commento di inyqua spiega inequivocabilmente come la legge 194 venga usualmente mal percepita dalla stragrande maggioranza degli italiani, dobbiamo riconoscere la lucida volontà di chi - potendo - non ha utilizzato fin'ora tutti i mezzi comunicativi atti a che la percezione della non legalità dell'aborto eugenetico potesse essere adeguata in noi tutti.
Eppure, dopo una schiacciante vittoria contro il referendum che cercava di minare le fondamenta di civiltà della legge 40/2004, dovrebbe oggi essere a tutti chiaro che non esiste contraddizione tra il divieto all'uso selettivo della diagnosi pre-impianto dell'embrione concepito in vitro e la legge 194/1978: anche quest'ultima - e dal lontano 1978 - ha continuato a ribadire il divieto dell'uccisione di un nostro simile solo a partire da un criterio eugenetico.
A me risulta strano comprendere come oggi - solo per fare un esempio - tutte le donne siano già state informate della possibilità di prevenire il tumore del collo dell'utero mediante una banale vaccinazione e - in trent'anni - noi non siamo stati adeguatamente informati dei contenuti di una legge dello stato (fatta eccezione per un illustre ministro della - allora - Sanità).
Comprendo che una legge è - pur sempre - un compromesso, frutto anche di ricatti che perdurano anche dopo la promulgazione della legge. Ma quali indagini sono state ordinate dagli enti preposti per conoscere qual'è il rapporto tra le richieste di certificazione psichiatrica da allegare alla cartella di IVG secondo l'art.6 della legge 194 e le certificazioni rilasciate? Credo che anche chi ha giurato sul testo di Ippocrate potrebbe aver avuto una qualche responsabilità della confusione del commento di inyqua.
Spero che questo forum contribuisca a squarciare il velo di voluto silenzio disinformativo, steso anche sull'illegalità degli aborti selettivi successivi alle diagnosi di gravidanze plurigemine secondarie a tecniche di procreazione medicalmente assistita, specie con fecondazione intracorporea.

Paolo (non verificato) said:

Grazie per questo articolo, come sempre preciso ed equilibrato.
A me ha colpito, oltre al fatto in sé, la "normalità" del suo racconto, il linguaggio usato nelle cronache: pare esistano ospedali che vantano di essere "quotati" nel praticare aborti, medici che si appuntano di essere "uno dei più noti abortisti italiani", etc.
"E' grazie a queste pratiche che ci sono meno handicappati", ha detto Silvio Viale. Passare direttamente al lager, no?
Che differenza c'è tra i giustamente vituperati aborti selettivi cinesi, e queste infami "selezioni", coperte da un mobile concetto di "salute fisica e psichica della donna"?
Fermiamo l'olocausto.

Anonimo (non verificato) said:

Mi riesce assai difficile commentare la vicenda da un punto di vista tecnico, non avendo pressochè alcuna nozione medica; mi riesce altresì difficile sindacare le scelte altrui, giudicare la decisione di una coppia che, semplicementge, non vuole - o non vuole più - un figlio, (solo) perchè malato (=imperfetto), posso solo dire che questo montare della polemica a favore della diagnosi pre-impianto et similia mi procu