Il ritorno del nucleare/2

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La nostra società si trova ad affrontare due sfide fondamentali nel futuro: reperire e assicurare le risorse energetiche per sostenere la crescita e lo sviluppo economico dei Paesi sviluppati e, ancor più, di quelli in via di sviluppo; e mitigare i processi di cambiamento climatico in atto garantendo la protezione dell’ambiente.

Un panorama energetico complesso. L’Italia si trova ad affrontare queste due problematiche in una situazione già difficile e caratterizzata da tre fattori principali: un continuo aumento dei consumi, una larga dipendenza dall’importazione, e i costi energetici più elevati fra i grandi paesi europei.

- L’Italia è il paese europeo con la più alta quota di importazione di elettricità e uno dei paesi con la più alta quota di importazione di energia in totale. Infatti, mentre l’Unione Europea a 27 presenta attualmente una dipendenza dalle importazioni d’energia per oltre il 50% del suo fabbisogno, quella dell’Italia arriva all’84,5%. In Italia importiamo quasi il 20% del nostro fabbisogno elettrico, prevalentemente dalla Francia e dalla Svizzera. Quel 20% di elettricità importata corrisponde a circa 50-60 miliardi di chilowattora l'anno: l'obiettivo ottimale per l’Italia sarebbe di rimpiazzare questa quota con una produzione interna che utilizzi energia nucleare o rinnovabile. La sicurezza degli approvvigionamenti deve essere messa in relazione anche alle condizioni geopolitiche nelle quali sono immerse le risorse energetiche di maggior diffusione: petrolio, gas e carbone. Di conseguenza, lo sviluppo infrastrutturale dovrà necessariamente tenere in considerazione la necessità di differenziazione geografica delle fonti di approvvigionamento ed evitare l’eccessiva dipendenza da una singola fonte (per esempio l’eccessiva dipendenza in Europa dal gas proveniente dalla Russia).

- L’Italia sembra inoltre non essere in grado di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra assegnati dal Protocollo di Kyoto da realizzarsi entro il 2012 – una riduzione del 6,5% rispetto ai livelli del 1990. In realtà nel nostro Paese le emissioni, invece di diminuire, sono aumentate del 13%, portando a circa il 20% la riduzione da realizzarsi da oggi al 2012. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo di riduzione di gas serra fissato nell’ambito del Protocollo comporterebbe per l’Italia, stante la situazione attuale, un esborso di 1,5 miliardi di euro l’anno, fra acquisti di diritti di emissioni e progetti di cooperazione per realizzare tali riduzioni all’estero. Gli obiettivi in ambito europeo da raggiungere nel 2020 (20% riduzione in CO2) sono ugualmente onerosi e difficili da adempiere.

Infine, valutate rispetto a differenti tipologie di utenza sia industriale che domestica, le tariffe italiane appaiono in assoluto le più elevate sia per gli utenti industriali che per gli usi domestici. Le tariffe per le utenze domestiche, escluse le fasce sociali, appaiono più basse solo di quelle olandesi e danesi, comprese tutte le tasse.

Cosa offre il nucleare? Gli elementi di maggiore attrazione per quanto riguarda l’energia nucleare sono l’indipendenza dal costo della materia prima e l’assenza di emissioni di CO2 (e quindi nessun costo associato a tali emissioni). In parte a causa dell’incremento nei prezzi dei combustibili fossili, il nucleare al momento presenta i costi minori di produzione rispetto alle altre tecnologie (ed in particolare per la produzione di elettricità di potenza). Stime realizzate per il Governo Inglese nel contesto del “White Paper on Energy Policy 2007” mostrano come il nucleare sia al momento la tecnologia più economica (e meno variabile) per la produzione elettrica – circa £38MWh per nucleare contro £40MWh per gas naturale e carbone (includendo il costo del CO2) e £55MWh per energia eolica.

La produzione di energia elettrica “carbon free” porterebbe oltretutto a una riduzione delle emissioni di CO2 e a un considerevole aiuto nel raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello europeo (riduzione delle emissioni del 20% nel 2020, circa 100 milioni di tonnellate di CO2). Assumendo per esempio una percentuale del 25% fornita da energia nucleare, come annunciato dal ministro per le attività produttive Scajola, questa potrebbe portare a una riduzione in termini di emissioni di circa 38 milioni di tonnellate di CO2 (da notare che un 25% non sarebbe possibile prima del 2030). Al prezzo del CO2 di oggi questo corrisponde a circa €1 miliardo all’anno di risparmio. (In proposito si può anche leggere un intervento scritto dal ministro sull’ultimo numero di “Italianieuropei”, la rivista della Fondazione di Massimo D’Alema).

Il nucleare può infine contribuire a diversificare le risorse energetiche e quindi a ridurre la dipendenza dal gas e dal petrolio. La dipendenza dai combustibili fossili inoltre porta con sé ulteriori rischi dal momento che l’Italia è quasi interamente dipendente dalle importazioni – in parte anche se non solo da regioni politicamente ‘instabili’. Assumendo un 25% di elettricità dal nucleare porterebbe a una riduzione in gas importato per circa 18 mld di metri cubici – o circa 23% delle importazioni attuali (attualmente l’Italia importa 31% di gas dalla Russia).

La costruzione di centrali nucleari potrebbe oltretutto rimpiazzare elettricità attualmente importata dalla Francia o Slovenia (circa 44GWh nel 2006). Quindi sia nel caso il nucleare rimpiazzasse risorse fossili e sia nel caso rimpiazzasse le importazioni dirette di elettricità l’energia nucleare porterebbe a un aumento della sicurezza energetica nazionale e a una riduzione nei costi di produzione elettrica. I consumatori sarebbero gli ovvi beneficiari di questa nuova situazione.

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