Libri usciti e già dimenticati

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Sergio Maldini

Sergio Maldini (1923 -1998) è stato un narratore importante, sebbene dalla bibliografia abbastanza ridotta, ma soprattutto è stato, a  modo suo, un caso letterario. Nato a Firenze, cresciuto in Friuli, professionalmente diviso fra Bologna e la capitale, poi da pensionato in rientro a casa nella sua terra d’elezione. Maldini si forma culturalmente a Udine, frequenta i giovani letterati locali, è amico del coetaneo Pier Paolo Pasolini. L’incontro con il futuro scrittore e regista determina in quel gruppo di piccoli intellos di provincia “un salto di qualità letteraria”. In particolare, con Sergio il rapporto è “immediato”. “Pier Paolo possedeva un istinto rabdomantico per cosa valesse la pena leggere. Mi fece scoprire il ‘Wilhelm Meister’ di Goethe, e Choderlos de Leclos, appunto. Diceva che ‘L’educazione sentimentale’ era meglio di ‘Madame Bovary’, e che il più valido Radiguet non era quello del ‘Diavolo in corpo’ ma del ‘Conte d’Orgel’. Vivevamo in una provincia appartata, povera di strumenti culturali, ma lui sapeva; aveva qualcosa del rabbi, del maestro, nulla gli sfuggiva. Conosceva già de Saussure, era perfettamente preparato a riceverlo”.

La vita famigliare lo porta a Bologna, dove si ferma a lungo in qualità di redattore del Resto del Carlino. Nel quotidiano emiliano ricopre vari incarichi fino al grado di inviato e caporedattore. Al quotidiano bolognese, trascorre l’intera carriera professionale, andando in pensione alla fine degli anni Ottanta e decidendo così di rientrare nei luoghi della sua giovinezza.

All’inizio degli anni Cinquanta aveva debuttato con Mondadori. Il romanzo s’intitolava “I sognatori” e vinse - ex equo con “Il paese dei bastardi” di Mario Schettini - l’allora importante premio Hemingway. Il libro, che racconta lo spaesamento di una generazione attraverso una vicenda d’amore, non aveva avuto particolare eco. Forse per l’eccesso di pessimismo che lo contrassegnava, forse per aver  messo in pagina una storia di disimpegno scarsamente in sintonia con l’enfasi resistenziale del periodo.
Dopo quel promettente inizio, quasi niente. Un tran tran professionale, non privo di soddisfazioni, un continuare a scrivere, ma senza riscontri editoriali. Così sino al novantadue, quando esce il suo capolavoro “La casa a Nord-Est”. Un testo insolito, assolutamente non stagionale. Di rara intensità e di pregevole fattura. Un libro pensato e scritto, diviso abbastanza nettamente in due parti. Nella prima, vi si parla della ricostruzione della casa della vita in cui progressivamente gli spazi, “i semplici ambienti, acquisiscono personalità letteraria”; poi, avvenuto il riatto della magione, entra in scena un duetto “tra il protagonista, Marco Gregari”, e una “sfuggente Atonia Bellavitts (moglie separata di uno svagato nobile locale, il conte Malusà)”. Sono loro gli amanti non bebè, attorno a cui si ravvolge un mistero e che, alla fine, non si ritroveranno. Marco resta in Friuli, lei nella capitale. Il libro si chiude con il protagonista in una stazione di servizio di Fratta, abbattuto da un eccesso d’ansia, “seduto con la portiera aperta, si mise ad aspettare che il tempo passasse. Quando sarebbe venuto il momento sperava di non accorgersene”.

Dopo una partenza così, così, il romanzo vince il Campiello, ed è successo di stima e di pubblico. Ma prima di uscire per i tipi di Marsilio, Maldini accumula una serie impressionante di niet. Praticamente l’intero arco dell’editoria nazionale rinvia al mittente il manoscritto. Le motivazioni dei rifiuti sono spesso scombiccherate e lasciano, lette oggi, l’amaro in bocca. Maldini prima di morire pubblicherà altri volumi, ma nessuno al livello de “La casa a Nord-Est”. Ora la vicenda esistenziale, le incomprensioni editoriali, il tardivo successo, e il nuovo silenzio seguito alla scomparsa dell’autore, sono raccontate in un libro di pregio, scritto da un non addetto ai lavori, lo storico Paolo Simoncelli. Il volume che s’intitola "Sergio Maldini. Biografia della nostalgia", (Marsilio, pagine 310, 19,00) è uscito da qualche mese, ma senza suscitare quell’attenzione che meriterebbe. Il caso letterario Maldini vi è raccontato con tono equilibrato e con umana partecipazione.

CommentiCommenti 3

Piero (non verificato) said:

Una prosa di sorgente purissima, proveniente da una vena che pesca negli ambiti più reconditi dell'animo umano.