Pennsylvania Avenue

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Segnate bene questo nome, ne sentirete parlare: Piyush “Bobby” Jindal. A soli 36 anni governa la Lousiana (è il più giovane governatore degli States). Ed è indiano. I suoi genitori sono partiti dal Punjab nel 1970 per cercare fortuna in America. Ora, il figlio è considerato la stella nascente del partito Repubblicano.

Secondo il conduttore radiofonico di destra, Rush Limbaugh, Jindal sarebbe addirittura “il Ronald Reagan del futuro”. Per molti, questo enfant prodige della politica americana è la risposta del GOP al democratico Barack Obama. Nato a Baton Rouge, in Lousiana, induista fino all’adolescenza, Jindal - ai tempi delle scuole superiori - si è convertito al cattolicesimo, ma si trova a suo agio anche con gli evangelici. Sposato con la coetanea Supriya, ha tre figli. E’ uno strenuo difensore della vita dal concepimento fino alla morte naturale. Contrario alla ricerca sulle cellule staminali e ai matrimoni gay, ha dichiarato di essere contro l’aborto sempre e comunque.

Favorevole al porto d’armi, è convinto che le tasse siano il problema e non la soluzione. Dice sì all’immigrazione legale, ma chiede maggiore severità nei confronti dei clandestini. Ha appoggiato la guerra in Iraq e il giorno delle elezioni generali nel martoriato Paese del Golfo ha mostrato pubblicamente le sue dita sporche d’inchiostro, simbolo, come si ricorderà, di quella storica tornata elettorale. Insomma, la sua è una solida piattaforma conservatrice. Ma questo non basta a farne la “rising star” del partito dell’Elefante.

Il crescente interesse nei suoi confronti va ricercato da una parte nelle sue origini, così evidenti nei suoi tratti somatici. Dall’altra, nell’incredibile curriculum di questo trentenne che, come scrivono i suoi estimatori, ha già acquisito più esperienze di governo di Barack Obama e Hillary Clinton messi assieme. Diplomatosi a soli 16 anni, Bobby Jindal si è laureato in biologia e scienze politiche alla Brown University di Providence. Quindi, ha vinto una borsa di studio (la Rhodes Scolar) per andare a specializzarsi ad Oxford. Nel 1996, all’età di 25 anni, viene nominato Segretario alla Sanità della Lousiana. Il sistema sanitario è sull’orlo della bancarotta (400 milioni di deficit). Tre anni dopo, Jindal lo porta a 220 milioni di surplus. Nel 1999, diventa il più giovane presidente di sempre del Sistema Universitario della Louisiana.

Nel 2001, George W. Bush lo nomina assistente segretario al programma di valutazione del sistema sanitario nazionale. Jindal prova a diventare governatore del suo Stato nel 2003. Non ci riesce, ma sempre in quell’anno viene eletto deputato, ottenendo il 78 per cento dei voti nel primo distretto per il Congresso della Louisiana. Poi, è storia di questi mesi, il 20 ottobre 2007, al secondo tentativo, fa suo l’agognato ufficio di governatore della Louisiana, conquistando il 54 per cento dei voti. In poche settimane, Jindal ha già approvato una serie di provvedimenti importanti, soprattutto per uno Stato, la Louisiana, che porta ancora le ferite del devastante uragano Katrina. In particolare, Jindal è riuscito a far passare una riforma strutturale della macchina governativa all’insegna del binomio efficienza-trasparenza. Un successo applaudito in modo bipartisan dal liberal New York Times al conservatore Wall Street Journal.

Chi se non lui, giovanissimo interprete dell’american dream, si chiede qualcuno nel GOP, potrebbe affiancare il vecchio leone John McCain nel ticket repubblicano alla Casa Bianca? E’ Jindal e non Obama, ha scritto Erick Erickson su Human Events.com il vero cambiamento. Alle parole del senatore afro-americano, rimarca il giornalista vicino ai repubblicani, il governatore della Louisiana replica con i fatti. Bobby Jindal cerca però di restare con i piedi per terra. Interpellato sulla questione, ha risposto che ora il suo impegno è rimettere in piedi la Louisiana. Domani, si vedrà.

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