Quarantaquattresimo

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Il dubbio è durato anche troppo a lungo: Obama è un estremista liberal, come affermavano i suoi avversari conservatori durante la campagna elettorale, oppure è un moderato clintoniano che, una volta eletto, avrebbe scelto la third way del buon senso? Un dubbio che neppure i mesi della transition avevano contribuito a sciogliere, con il president-elect che oscillava tra nomine ineccepibili, anche per i repubblicani, e nomine assai discutibili, che sembravano pagare un pesante tributo all’intelligencija progressista tanto utile per la sua vittoria di novembre.

Ci è voluto il primo discorso del presidente di fronte al Congresso – quella sorta di State of the Union che si è celebrato martedì – per risolvere questo inquietante mistero. È ufficiale: Barack H. Obama è un estremista liberal, soprattutto in economia.

Questa, almeno, è l’opinione prevalente dei commentatori non democratici dopo l’esordio al Congresso, ben sintetizzata da Jennifer Rubin (della rivista Commentary) su Pajamas Media, in un articolo dal significativo titolo “Obama Removes the Mask” (“Obama si toglie la maschera”). Secondo la Rubin, questo outing del presidente risolve anche un problema di identità per i repubblicani: "Liberatevi dei social conservatives, suggeriva qualcuno. Sbarazzatevi dei big-government moderates diceva qualcun altro. E gli opinionisti discutevano sulla necessità che il partito tornasse alle proprie origini o sull’eventualità di ripartire da zero. Adesso, invece, è diventato tutto perfettamente chiaro. Bisogna difendere il libero mercato e opporsi alla gigantesca espansione del governo federale immaginata al presidente. Non c’è modo di aggirare la questione. Il partito d’opposizione deve opporsi".

Del resto, che la realtà obamiama sia davvero molto distante dall’immagine bipartisan presentata durante l’ultimo ciclo elettorale, è ormai un concetto che filtra addirittura dalle pagine del New York Times. "La sua idea – scriveva ieri Peter Baker sul quotidiano newyorkese - di aumentare le tasse ai più ricchi per ricostruire il sistema sanitario nazionale ed invertire la direzione del cambiamento climatico, rappresenta un’agenda filosofica che colpisce al cuore l’ideologia del libero mercato. Pur dicendo di non credere nel bigger government, Obama propone un’espansione governativa come non si vedeva dai tempi di Lyndon B. Johnson". E sempre ieri, questa volta sul moderatissimo settimanale Time, Joel Stein difendeva pubblicamente l’eroe del momento per i simpatizzanti repubblicani, quel Rick Santelli (cronista finanziario del network Cnbc) che una settimana fa, in diretta televisiva, ha attaccato apertamento lo stimulus di Obama raccogliendo gli applausi scroscianti dei trader della Borsa di Chicago e facendo impazzire la "riva destra" di Internet.

"Ho un’idea", dice Santelli all’improvviso dalla sua postazione fissa al Chicago Board of Trade "la nuova amministrazione si interessa molto di computer e tecnologia. Perché, allora, non mette in piedi un sito web per fare un referendum online in cui si chiede ai cittadini americani se sono d’accordo con un piano di aiuti che favorisce chi ha comprato una casa sapendo benissimo di non poter pagare il mutuo? O se magari preferiscono qualcosa in grado di aiutare le persone che hanno una chance di farcela, le persone abituate a portare l’acqua invece di berla? Cuba aveva un’economia relativamente decente, poi hanno fatto quello che stiamo facendo noi ora: sono passati da un sistema individualista a uno collettivista. Adesso a Cuba guidano tutti Chevrolet del ’54, forse l’ultima grande macchina uscita da Detroit... Franklin e Jefferson si stanno rivoltando nelle loro tombe".

Nel giro di qualche minuto, il video dello “sfogo” di Santelli ha fatto il giro del mondo, provocando l’organizzazione di un “Chicago Tea Party” (Boston, anyone?) previsto per luglio, oltre all’apparizione di un numero infinito di blog a supporto di un improbabile ticket Palin-Santelli per le elezioni presidenziali del 2012. Con la maggioranza dei cittadini americani che continua ad avere una buona percezione del presidente, ma che si oppone al piano di stimulus (il 53%, secondo l’ultimo sondaggio di Rasmussen Reports), Obama deve valutare con molta attenzione le sue prossime mosse di politica economica. Le elezioni di mid-term del 2010 sono più vicine di quanto non possa sembrare a prima vista.

CommentiCommenti 3

Daniele58 (non verificato) said:

Io sono sempre stato per il libero mercato. E anche sospettoso dell'interferenza dello stato nell'economia. Ma questa volta con quello che è
accaduto con le banche e tutto il resto era impossibile che la Casa Bianca non intervenisse.
Il fatto poi che è stato eletto Obama al posto di Mc Cain è pura sfortuna. Probabilmente gli americani
hanno scelto Obama perche così si ritirano dall'Iraq. Gli americani a quanto pare sono stufi
di sopportare tutto il peso della politica mondiale.
E poi sentirsi criticare a destra e a manca con ogni
sorta di distinguo anche il più insignificante.
Probabilmente è questo che ha fatto scattare la molla che ha fatto salire al potere Obama. Che poi
sia in grado o meno di cavarsela nelle difficoltà
della politica mondiale questo è tutto da vedere.