Magistratura in crisi

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La città di Bari torna ad essere più pericolosa a causa delle ultime scarcerazioni di 22 esponenti del clan Strisciuglio, nota famiglia malavitosa barese. A riportarli in libertà, ancora una volta, la lenta burocrazia della magistratura italiana. Il processo è quello denominato "Eclissi", nato dall'omonima operazione, condotta nel 2006, che aveva portato all'arresto di 182 presunti affiliati al clan di "Mimmo la Luna". Gli imputati, nel procedimento celebrato con il rito abbreviato, erano 161.

L’operazione, frutto di anni di indagini delle forze dell’ordine, aveva inferto un duro colpo alla malavita, modificando i rapporti tra clan. Il 16 gennaio 2008 erano state inflitte dal GUP, Anna Rosa De Palo, 150 condanne per associazione di stampo mafioso e associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti a numerosi personaggi della malavita locale, 13 di loro, sino a questa mattina, erano in carcere, altri avevano ottenuto la misura dei domiciliari.

Oggi, dopo 15 lunghi mesi, gli imputati con condanne inferiori ai dieci anni tornano in libertà per decorrenza dei termini, perché il giudice De Palo (nel frattempo divenuta Presidente del Tribunale per i minorenni di Bari) non ha depositato le motivazioni della sentenza. Nei confronti dei detenuti scadono i termini di durata massima della custodia cautelare. Con il deposito delle motivazioni entro 90 giorni o al massimo entro sei mesi, la Corte d'Appello avrebbe potuto fissare il processo di secondo grado e i termini sarebbero stati sospesi, ma invece così non è stato.

Il capo dell'ufficio GIP- GUP, il dott. Giovanni Leonardi, giustifica così il mancato deposito delle motivazioni: “ Si trattava di un processo molto complesso e articolato che contava 161 imputati. I capi di imputazione erano molteplici. Era di fatto difficile depositare le motivazioni entro i termini stabiliti, anche perché i giudici hanno un grande carico di lavoro ”.

E’ una causa di giustificazione la complessità di un processo?  Si sono mai visti processi per mafia semplici? Nei prossimi mesi, intanto, scadranno i termini di custodia cautelare anche per coloro i quali hanno avuto condanne superiori ai dieci anni e potranno tornare in libertà più di 70 soggetti pericolosi.

In futuro tutto ciò non potrà più accadere: sarà necessario far rispettare ai magistrati la perentorietà dei termini per depositare le motivazioni delle sentenze con eventuali sanzioni disciplinari per il mancato rispetto. Sarà, altresì, necessario aumentare il numero dei magistrati e del personale dei tribunali per non ingolfare ulteriormente il sistema.

L’atto più urgente sarà di non permettere agli altri boss, attualmente in carcere, di essere scarcerati visto che la situazione a Bari peggiorerebbe ulteriormente e si potrebbero riaprire vecchie faide fra malavitosi. Intanto i boss tornati in libertà potranno riprendere a gestire i traffici di droga e ristabiliranno il proprio dominio sul territorio, nel frattempo gestito da nuovi boss.

A Bari c’è molta preoccupazione vista la pericolosità sociale dei malviventi tornati in libertà, ma il Prefetto del capoluogo pugliese, S.E. Carlo Schilardi, rassicura i cittadini: “ Non c'è allarme. Attueremo misure di vigilanza. E non credo che gente, in attesa di essere giudicata, torni subito a commettere reati. Si tratta di persone molto furbe”. Eppure i malavitosi, a volte, quasi sempre, ritornano...

 

 

 

CommentiCommenti 3

vanni (non verificato) said:

... eventuali (eventuali?!) sanzioni disciplinari... aumentare il numero dei magistrati e del personale dei tribunali... no no, non ci siamo. Giustizia e sicurezza sono due cose troppo importanti per consegnarle alla man salva di troppi magistrati.