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Lo sbarco autorizzato in Libia di tre motovedette italiane - due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza - con i 227 migranti, soccorsi mercoledì scorso su tre barconi nel Canale di Sicilia, rappresenta una novità in tema di immigrazione clandestina. Ma se per alcuni si tratta del segnale della svolta della politica immigratoria italiana, per altri si tratta di un capitolo vergognoso in violazione delle norme d'asilo internazionali. Fatto sta che

Per Roberto Maroni, ministro degli Interni, la notizia rappresenta una svolta  perché "per la prima volta nella storia la Libia ha accettato di prendere cittadini extracomunitari che non sono libici, ma che sono partiti dalle coste libiche". "Ci abbiamo lavorato per un anno intero - ha spiegato Maroni - e mi pare che questo sia un risultato davvero storico, e mi auguro che prosegua così naturalmente questo comportamento leale della Libia nei confronti nostri, merito degli accordi che abbiamo fatto, e dell’intensa attività diplomatica che abbiamo fatto e nei prossimi giorni partirà quel famoso pattugliamento con le motovedette italiane, ma mi pare che oggi sia una giornata, a un anno esatto dalla nascita del governo Berlusconi nella quale possiamo dire che su questo tema, la lotta all’immigrazione clandestina, abbiamo realizzato esattamente quello che volevamo realizzare".

Ma gli enti di tutela dei rifugiati non stanno per niente festeggiando. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso "la sua grave preoccupazione" per la decisione del governo italiano di inviare in Libia i circa 230 migranti, soccorsi ieri nel canale di Sicilia, senza che sia stata data loro la possibilità di fare domanda d'asilo. L'Unhcr ricorda come lo scorso anno circa il 75% dei migranti giunti in Italia via mare abbia richiesto asilo e il 50% di questi abbia ottenuto una qualche forma di protezione.

"Non abbiamo notizie sulla nazionalità dei migranti - spiega la portavoce dell'Unhcr, Laura Boldrini - perchè non c'è stata trasparenza nella gestione della vicenda, ma è possibile che tra loro ci fossero richiedenti asilo e rifugiati". "Questo modo di gestire i flussi migratori nel Mediterraneo - aggiunge Boldrini - rischia di entrare in rotta di collisione con il diritto d'asilo". L'Unhcr si dice inoltre preoccupato per la sorte delle persone inviate in Libia "dove non c'è un sistema d'asilo funzionante e non potranno usufruire di alcun tipo di protezione". "Il rischio - conclude Boldrini - è che siano rispediti tutti nei paesi d'origine dove potrebbero essere in serio pericolo".

Riuniti nel Tavolo Asilo chiedono spiegazioni urgenti al governo italiano su quanto accaduto stanotte nel Mediterraneo e "pretendono" informazioni sulla sorte dei 227 migranti che, secondo comunicazioni del Viminale, sono stati avvistati al largo di Lampedusa e ricondotti in Libia "con un'operazione senza precedenti, annunciata con toni esultanti ma che lascia allibiti per le sue modalità e possibili conseguenze".

Amnesty Italia, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cir, Federazione delle Chiese Evangeliche, Medici Senza Frontiere e Save the Children non dispongono di notizie certe sulla nazionalità, l'età, le condizioni di salute e i motivi per cui i migranti tentavano l'accesso in Europa e non sono quindi in condizioni di escludere che si trattasse di richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni, come la maggior parte di coloro arrivati a Lampedusa nell'ultimo anno.

"Le modalità alla base dell'operazione, svolta in aperta violazione delle norme che tutelano i richiedenti asilo dal respingimento - affermano - non sono note". Infatti, sottolineano, la gran parte dei contenuti dell'accordo quadro tra Italia e Libia in materia di immigrazione "resta inaccessibile alla società civile, nonostante le ripetute richieste di trasparenza". Le organizzazioni ritengono perciò le autorità italiane responsabili delle operazioni svolte nella notte e delle loro conseguenze per i diritti umani delle 227 persone che, secondo le ultime scarne notizie disponibili si troverebbero a Tripoli.

CommentiCommenti 6

Tirpiz Norbert (non verificato) said:

Non capisco la premura di tutti questi samaritani a pontificare sul "respingimento"; non mi risulta siano sbarcati né che abbiano raggiunto le acque italiane, hanno chiesto soccorso e gli italiani lo hanno prestato riportandoli nei porti di partenza. Ogni commento sul "diritto" all'asilo manca di ogni presupposto giuridico.

fede (non verificato) said:

E' tempo di rendersi conto che il nostro paese non è in grado di accogliere un numero infinito di immigrati, più cioè di quanti siamo in grado di integrare, neppure se questi ultimi sono dei rifugiati politici.

E se il governo ha un minimo di spina dorsare, dovrebbe rendere conto delle proprie azioni solo al popolo sovrano ignorando quindi le solite organizzazioni politically correct ed ultra-buoniste.

Anonimo (non verificato) said:

Un sentito ringraziamento e tante congratulazioni per l'operato ineccepibile di un grande Ministro!!Grazie, onorevole Maroni.A nome di chi non ne può più di farsi prendere per i fondelli (anche dall'Unchr).

IuniusBrutus (non verificato) said:

L'italia ha subito danni economici per centinaia di milioni di euro, solo per soccorrere, assistere e mantenere centinaia di migliaia di clandestini, che si introducono illegalmente nel nostro territorio.
I funzionari dell'agezia per i rifugiati dell'ONU possono dire quello che vogliono, ma non sganciano un dollaro. Abbiamo milioni di clandestini, senza contare quelli regolarizzati con leggi inique e contrarie agli interessi nazionali; di integrazione non se ne vede traccia, bensì di affermazione sempre più arrogante della loro cultura (si fa per dire) di origine, comprese infibulazioni e circoncisioni, riti strani e delinquenza organizzata peggio della nostra. In mancanza di qualsiasi volontà di affermare i nostri valori, le nostre leggi e le nostre tradizioni, anzi con una sostanziosa quinta colonna di rinnegati che esalta la diversità a prescindere da ogni criterio di valutazione, non resta che sperare che il nostro governo valuti una grave risposta all'agenzia ONU, adeguata all'ingiusta offesa arrecataci e che affermi il sacrosanto principio, riconosciuto in ogni sede internazionale, della sovranità del Popolo Italiano, che non si farà invadere nè con mezzi subdoli, nè com mezzi violenti e criminali.