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Mir Hossein Moussavi non cede. Il candidato riformista sconfitto al voto del 12 giugno scorso ha chiesto che siano annullati i risultati delle elezioni vinte, secondo le accuse, con brogli da Mahmoud Ahmadinejad.

In una lettera molto dettagliata pubblicata sul suo sito web all'indomani del sermone dell'ayatollah Ali Khamenei, secondo cui "il popolo ha scelto chi vuole che sia il presidente", l'ex candidato ha elencato tutto quello che non ha funzionato alle elezioni di venerdì scorso, dall'orario di chiusura dei seggi alla mancanza di schede, fino ai rappresentanti di lista alle urne.

"Queste misure irritanti (i brogli elettorali) - sostiene Mousavi nella lettera inviata al Consiglio dei Guardiani - erano state pianificate mesi prima del voto. Considerate tutte le violazioni le elezioni dovrebbero essere annullate". "Continuerò i miei sforzi per chiarire la verità sulla base della costituzione e delle leggi vigenti - prosegue Moussavi nella lettera di sette pagine inviata al Consiglio dei Guardiani nel giorno in cui il massimo organo legislativo iraniano ha annunciato l'intenzione di controllare a caso il 10% delle schede del voto del 12 giugno - nonostante le violazioni e la pianificazione di questi atti disgustosi siano state preparate in anticipo".

Tra le altre cose, il leader del movimento riformista ha criticato molto duramente il discorso della guida suprema Ali Khamenei che ha convalidato l'elezione del presidente Mahamud Ahmadinejad. Sul suo sito Moussavi ha accusato, senza nominarlo, l'ayatollah Ali Khamenei di minacciare il carattere repubblicano delle Repubblica islamica e di mirare all'imposizine di un nuovo sistema politico. Nessun politico iraniano, prima di oggi, aveva osato fare un critica di questa portata all'ayatollah Khamenei da quando è in carica (1989). Moussavi ha denunciato "un progetto che va al di là dell'imposizione a un popolo di un governo non voluto, l'imposizione di una nuova vita politica al Paese".

Ieri Khamenei per convalidare l'elezione di Ahmadinejad aveva detto che "i meccanismi di voto del nostro Paese non permettono brogli per 11 milioni di voti (quelli che separano Ahmadinejad da Moussavi). Come si può fare un imbroglio da 11 milioni di voti?". Moussavi ha risposto che "se l'entità di questa frode viene presentata come la prova dell'assenza di frode, allora l'aspetto repubblicano del sistema sarebbe massacrato e ciò proverebbe che l'Islam è incompatibile con la Repubblica".

Unendosi ai dimostranti per le strade di Teheran, Mousavi ha detto di essere pronto al martirio e di volere continuare la protesta. "Parlando in pubblico ai suoi sostenitori a Teheran, Mussavi ha detto di essere pronto al martirio e che vuole continuare lungo la sua strada", ha detto un simpatizzante dell'ex candidato chiedendo l'anonimato. Il testimone riferiva l'accaduto per telefono mentre si trovava in una strada nella parte sud-occidentale della capitale.

L'ex candidato moderato alle elezioni presidenziali iraniane ha inoltre invocato lo sciopero generale se verrà arrestato: "Parlando in pubblico ai suoi sostenitori in un quartiere nel sud-ovest di Teheran, Moussavi ha esortato la gente a indire uno sciopero generale nel caso in cui venga arrestato", ha detto un testimone.

Nel frattempo sale la tensione in Iran. Un attentatore suicida si è fatto esplodere oggi nel mausoleo dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, a sud di Teheran. Lo ha annunciato la polizia, mentre nel centro della capitale le forze di sicurezza intervenivano massicciamente per stroncare le manifestazioni dei sostenitori dell'ex candidato moderato alle presidenziali, Mir Hossein Moussavi, che chiede l'annullamento della consultazione del 12 giugno scorso denunciando brogli pianificati da alcuni mesi prima. Il comandante aggiunto della polizia, Hossein Sajjedinia, citato da alcune agenzie di stampa, ha detto che l'attentatore ha fatto esplodere il giubbetto esplosivo che indossava all'entrata nord del mausoleo, provocando il ferimento di un'altra persona.

Il sito della televisione di stato in lingua inglese Press TV parla di due persone rimaste uccise e altre otto ferite nell'esplosione, senza precisare se uno dei due morti sia lo stesso attentatore. Non sono stati forniti finora altri particolari sull'episodio. Il mausoleo di Khomeini, protetto con severe misure di sicurezza, sorge vicino al vastissimo cimitero di Behesht-e-Zahra, dove sono sepolti le vittime della rivoluzione del 1979 e della guerra con l'Iraq (1980-1988). Un attentato suicida avvenuto in una moschea sciita a Zahedan, nella provincia sud-orientale di Zahedan, il 28 maggio scorso, aveva provocato 25 morti e 125 feriti. Due giorni dopo tre uomini riconosciuti colpevoli di avere fornito l'esplosivo per l'attacco erano stati impiccati sulla pubblica piazza, vicino alla stessa moschea.

Le autorità hanno detto che i tre appartenevano al gruppo armato separatista sunnita Jundullah (Soldati di Dio), che negli ultimi anni ha rivendicato altri attentati in questa provincia, abitata da una forte minoranza sunnita in un Paese dove la popolazione è per oltre il 90 per cento sciita, come il sistema di governo religioso. Teheran ha accusato gli Usa, la Gran Bretagna e Israele di armare i terroristi sunniti. Prima delle elezioni presidenziali, le autorità di polizia hanno detto di avere sgominato bande di terroristi, anch'esse legate a potenze occidentali, che intendevano compiere attentati a Teheran durante la consultazione. Ieri, parlando alla preghiera del venerdì di Teheran, la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, aveva accusato potenze occidentali di avere interferito nelle elezioni e nei disordini avvenuti dopo l'annuncio dei risultati del voto, che hanno visto rieletto il presidente Mahmud Ahmadinejad.

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