Scrittori ebraici

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Victor Baruch è uno scrittore ebreo bulgaro nato a Sofia nel 1921. Ha pubblicato numerosi volumi, perlopiù di taglio autobiografico, tradotti in inglese e in francese. Recentemente, la casa editrice Besa ha mandato in libreria La poetessa diffamata, un dialogo con “quattro anime” dell’Italia seicentesca, inframmezzato con le esperienze vissute dall'autore durante la Shoa. I temi sono l’amore, la fede, la tradizione e l’identità. Ne parliamo con Fabrizio Lelli, curatore del volume e docente di Lingua e Letteratura ebraica dell’Università del Salento.

Chi sono i personaggi del romanzo di Baruch e quale umanità incarnano?

Iniziamo dal “monaco” Ansaldo Cebà, che rappresenta l'uomo che non vorrebbe mai dubitare delle proprie convinzioni di fede. Mosso da una riflessione razionale sulla realtà, Cebà attribuisce ogni male e ogni imperfezione all'attività degli uomini.

C’è anche un altro personaggio cristiano…

Il suo “antagonista”, il vescovo Bonifacio di Capodistria, è l'uomo di fede continuamente assalito da dubbi e rimorsi e che, prossimo al cedimento morale, reagisce con asprezza contro se stesso e gli altri.

E poi ci sono due ebrei

La protagonista, la poetessa ebrea Sara Copio Sullam, è una donna di grande intelligenza e che forse dà troppo peso all'interpretazione razionale del mondo (anche nell'esaminare la propria fede). Il problema del dissidio tra ragione e fede è anche alla base della complessa riflessione del quarto personaggio, il rabbino Leone da Modena, una delle personalità più significative della storia del giudaismo italiano.

Baruch, invece, è un insigne scrittore della comunità ebraica bulgara. Che tipo di intellettuale è?

Nella sua vita, Baruch ha molto sofferto e forse si è sentito tradito, come tanti suoi correligionari, dall'umanità. Diversamente da altri scrittori, però, mi pare che proprio che da queste sofferenze egli sia giunto a elaborare una serenità esistenziale che traspare anche nel romanzo.

E’ un discorso che vale anche per la sua esperienza della Shoa?

Il romanzo è una rielaborazione del lutto per le vittime innocenti della Shoa. Le vicende personali di Baruch s’intuiscono soprattutto in alcuni momenti salienti della narrazione e, in genere, danno il via ai temi principali trattati o sono frutto di un intrecciarsi nella discussione con le quattro anime del passato.

Più in generale, il romanzo storico ha vissuto una sorta di rinascimento nell’ultimo decennio, specialmente in seno alla letteratura anglosassone. A quali modelli accosterebbe Baruch?

Quello di Baruch è un romanzo storico sui generis. Più che al romanzo storico occidentale, forse si può pensare alla storia di Ponzio Pilato ne Il maestro e Margherita di Bulgakov, dove il grande autore russo mette a frutto una profonda conoscenza storico-documentaria per tratteggiare una narrazione che s’interseca a più livelli con la trama principale del romanzo. Tra i fili conduttori si osserva soprattutto il dissidio tra bene e male nel mondo e l'incapacità dell'uomo – nel passato e nel presente – di accettare l'amore.
 

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