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"È curiosa la prontezza con cui il candidato alla guida del Pd Pier Luigi Bersani si è affrettato a difendere Repubblica e il Gruppo Espresso, dopo la denuncia di Silvio Berlusconi. Forse ogni singola parola pubblicata dal quotidiano e dal suo gruppo va considerata come un dogma di fede indiscutibile?". A lanciare questa provocatoria domanda è il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone parlando della reazione del candidato alla segreteria del Pd alla decisione del premier Silvio Berlusconi di querelare il quotidiano di Largo Fochetti.

A rendere pubblica la notizia è stato lo stesso quotidiano di Ezio Mauro che riporta la decisione dei legali del presidente del Consiglio in prima pagina con un articolo intitolato "Berlusconi va dai giudici e fa causa alle 10 domande" che riporta anche l'atto di citazione firmato dal premier e depositato al Tribunale di Roma. In particolare, fa notare Repubblica, il premier ha chiesto un risarcimento di 1 milione di euro, perché ritiene "palesemente diffamatorie" le 10 domande sul caso Noemi e per un articolo del 6 agosto dal titolo "Berlusconi ormai ricattabile".

Sempre in prima pagina, il quotidiano pubblica la risposta del direttore Ezio Mauro che nel suo intervento dal titolo "Insabbiare" scrive tra l'atro: "È la prima volta nella memoria di un Paese libero, che un uomo fa causa alle domande che gli vengono rivolte. Ed è la misura delle difficoltà e delle paure che popolano l'estate dell'uomo più potente d'Italia. La questione è semplice: poichè è incapace di dire la verità sul 'ciarpame politico' che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda il capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l'accertamento della verità impedendo la libera attività giornalistica d'inchiesta, che ha prodotto quelle domande senza risposta".

Non appena venuto a conoscenza, il candidato alla guida del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha commentato così la notizia: "L'iniziativa di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica mi pare inaccettabile e dieci volte sconsiderata". "Percorrendo questa strada - ha aggiunto Bersani - il presidente del Consiglio si vedrà costretto a chiamare in tribunale mezzo mondo".

Una posizione che ha suscitato la reazione immediata del portavoce del Pdl Daniele Capezzone che si domanda se "forse quel giornale e quel settimanale devono essere considerati 'intoccabili'? O forse, il che sarebbe ancora peggio, Bersani vuole unirsi a una campagna di aggressione personale, dimenticando il positivo impegno di fare opposizione in modo costruttivo e sui contenuti? Mi auguro che nessuna di queste ipotesi sia fondata", conclude Capezzone.

Rincara la dose il segretario del Pd Dario Franceschini che, secondo quanto si è saputo, si è affrettato a telefonare al direttore di Repubblica Ezio Mauro per esprimergli la solidarietà di tutto il Pd e sua personale davanti "all'incredibile azione giudiziaria del premier" contro il suo giornale. "È chiaro - ha dichiarato Franceschini - che ci troviamo di fronte ad una indegna strategia di intimidazione nei confronti di un singolo giornale, dell'opposizione e di chiunque difenda i principi di un Paese libero che non ha precedenti in nessuna democrazia e che è anche un segno di paura e di declino".

"Il presidente del consiglio non denunci solo Repubblica, ci denunci tutti", ha proseguito Franceschini sostenendo che "che settembre dovrà essere il mese di una grande mobilitazione, al di là dei colori politici, per la difesa della libertà di stampa e del diritto all'informazione".

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