Letti e riletti/ 6

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simenon

Il rapporto che Georges Simenon coltivò con le donne della sua vita fu certamente difficile e tormentato. Quello che ebbe con la madre addirittura devastante: i loro rapporti non furono mai facili, lei, oltre ad imputargli la responsabilità per la tragica morte dell’adorato primogenito (il fratello di Simenon morì in giovane età), gli rimproverava di essere uno “scrittore fallito”. Nessuno dei due riuscì mai a manifestare nei confronti dell’altro un sentimento se non di amore, perlomeno di vero affetto.

Dopo molti anni di silenzi e di assenza, il romanziere torna a Liegi per assistere agli ultimi momenti di vita della madre novantenne. Ella, nella stanza d’ospedale (Lettre à ma mère), riesce solo a chiedergli: "Perché sei venuto Georges?". Ma, proprio come nei suoi romanzi, i cui protagonisti conoscono se stessi unicamente davanti ad eventi straordinari, Simenon solo in quell’occasione scopre di poter finalmente comprendere sua madre, pur non sapendo quasi nulla di lei.

Ella, in fondo, fa parte proprio di quel  “microcosmo” di gente comune da cui  egli ha tratto spunto per evocare e narrare la vita ed il mondo, apparentemente insignificanti, dei “piccoli-grandi uomini”.

Nel matrimonio le cose non andarono meglio: dopo il fallimento della prima unione, Simenon visse una relazione dura e difficile con Denyse Ouimet la quale, dopo anni di profonda passione e intollerabili gelosie, proprio per gli infiniti tradimenti del marito, si dette alla bottiglia, giungendo quasi alla pazzia.
Il 19 maggio 1978 la figlia venticinquenne Marie-Jo si suicidò nella propria casa parigina sugli Champs Elysèes, sparandosi un colpo al cuore con un revolver calibro 22; Simenon ne sparse le ceneri nel giardino della casa di Losanna.

Tra i motivi del gesto certamente il non facile rapporto con il padre. Marie-Jo, dopo un'infanzia difficile, era entrata fin dalla adolescenza in un infernale circuito di cliniche, ospedali e cure psichiatriche e, prima di riuscirci, aveva già tentato più volte il suicidio; ella sapeva che il padre frequentava un incredibile numero di donne e non riusciva ad accettarlo.

In realtà Simenon, uomo di tutti gli eccessi, fu un formidabile amatore: era noto per aver “amato” almeno diecimila donne, di ogni razza, religione, educazione ed estrazione sociale. Ma, esse erano per lo più prostitute, domestiche e cameriere. Lo stesso scrittore lo confessa a Fellini (Carissimo Simenon, Mon cher Fellini) in una lettera aperta al regista in occasione dell’avvio delle riprese del film Casanova (Simenon sapeva che il Maestro, con il quale era nata una solida amicizia durante il Festival di Cannes del 1960,  cercava spunti per la sua opera).

L’indomabile appetito sessuale di Simenon nascondeva quell’altrettanto insopprimibile desiderio di “conoscenza” e di “contatto” con il mondo femminile così difficile da appagare in modo diverso: come l’alcool ed il fumo servivano a placare le angosce del suo vivere quotidiano, così il sesso sopiva il suo invincibile bisogno di unione con l’universo femminile.

Tutto ciò, d’altro canto, non sottintende una concezione negativa delle donne o il considerarle mera fonte di piacere. Nei suoi romanzi (a parte in quelli “rosa” o addirittura “erotici” del primo periodo giovanile, in cui era impegnato nella realizzazione di opere che gli assicurassero la sopravvivenza), Simenon raramente descrive momenti di intensa passione erotica e mai indulge nella materialità dei sentimenti.

Non a caso ne Le train, allorquando lo scrittore crea atmosfere di intenso erotismo, lo fa descrivendo una passione amorosa di straordinaria delicatezza e di profonda raffinatezza, passione esplosa tra un piccolo ed insignificante uomo ed una donna sconosciuta, avvinghiati sulla paglia ammucchiata per terra nel vagone di un treno. I due amanti, confusi tra altri corpi, si amano intensamente, insensibili alla presenza di sconosciuti, incuranti della sporcizia e dei lamenti di altri uomini, donne, vecchi e bambini, realizzando un’unione così profonda da durare fino alla inevitabile, tragica, fine.

Il rispetto e la considerazione che lo scrittore coltiva per il mondo femminile si comprendono ancor di più quando le donne diventano indiscutibili protagoniste dei suoi romanzi. Ne La prison Chaton, moglie di Alain Poitaud, preferisce il patibolo all’eventualità di tradire i propri sentimenti. Ella rifiuta di spiegare le intime ragioni di un omicidio da lei commesso, rinuncia a far comprendere i motivi di un gesto estremo, ritenuto l’unico che possa restituirle la dignità di moglie e di donna.

Chaton, silente fino alla morte, ottiene con questa decisione tutto ciò che la vita le ha tolto.
La profonda essenza del matrimonio, poco conosciuta nella vita privata, viene da Simenon esaltata in numerosi altri romanzi. In “Piano Inclinato” Julie, fino al suo ultimo giorno di vita, cercherà inutilmente di salvare l’ unione con Antoine, dilaniata dall’assenza di figli, dalla presenza della bottiglia, da frustrazioni, incomprensioni e silenzi.

La donna, ogni sera, attende il marito che invariabilmente torna ubriaco dal lavoro. Ella tenta, con pazienza e tenacia straordinarie, di offrirgli il proprio amore e la propria comprensione; cerca, inutilmente, di farsi sentire vicina.

La difficile lotta contro l’alcool vede protagonista anche Nancy (Feux Rouges), che preferirà difendere la propria dignità andando incontro, con ferma determinazione, alla violenza più inaudita, pur di non continuare a tollerare un rapporto coniugale svuotato ormai di ogni significato. Sarà il dolore, sopportato con forza sovraumana, a restituirle lo stesso appagamento che solo l’amore può offrire. 

Ne Tante Jeanne  è una zia, anziana e malata, che riesce a riportare un barlume di speranza nell’esistenza di una famiglia devastata da silenzi, incomprensioni, rancori, e intollerabili controversie.
La vecchia torna dopo anni presso la propria famiglia d’origine e ne viene inizialmente rifiutata e respinta. Ella, con sorprendente tenacia e rara dignità, intuisce i tormentati meccanismi della vita familiare, vi penetra con pazienza e delicatezza e riesce a far comprendere ad individui inconsapevoli ed insensibili il significato più profondo delle loro azioni e delle loro (rare) parole.

E’ dunque evidente come Simenon, straordinario spettatore della vita e delle umane ed alterne vicende, insaziabile investigatore delle ragioni e dei motivi delle azioni degli uomini, non potesse non ritenere le donne, ad onta dell’apparente proprio personale stile di vita, esseri degni di ogni più alta e rispettosa considerazione

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