Tutte le news

Versione stampabile

Camera di consiglio sospesa. Tutto rinviato a domani. I giudici della Corte Costituzionale hanno lasciato il Palazzo della Consulta intorno alle 19. Due ore di seduta segreta nella saletta pompeiana per decidere sulle cinque cause iscritte a ruolo, la prima delle quali è quella sul Lodo Alfano. Poi la decisione di riprendere la Camera di consiglio domani mattina alle 9. La decisione è attesa nell’arco della giornata ma se così non accadrà il pronunciamento potrebbe slittare di due settimane a causa degli impegni all’estero già calendarizzati per i giudici della Suprema Corte.

L’udienza pubblica si è svolta alla presenza di tutti e 15 i giudici della Consulta, i tre avvocati del premier Berlusconi e dell’avvocato dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio. In apertura dei lavori, il giudice relatore Franco Gallo ha riassunto i motivi dei tre ricorsi contro il lodo Alfano. La Corte ha quindi giudicato inammissibile l’intervento della Procura di Milano nell’udienza pubblica e il professor Alessandro Pace in rappresentanza della procura milanese non ha nascosto la sua amarezza: “Come si fa a dire che la procura non è parte in un processo penale?”.

I legali del presidente del Consiglio, Ghedini, Pecorella e Longo, hanno sottolineato che il Lodo Alfano non è una legge sull’immunità. “La legge è uguale per tutti, ma non per forza lo è la sua applicazione, come già detto da questa Corte” ha sottolineato Ghedini durante la sua arringa aggiungendo che  la norma “va valutata ex se, ma anche in base alle norme sul legittimo impedimento. Per questo credo sia perfettamente aderente al dettato costituzionale", nonché "ai principi enunciati da questa Corte", nella pronuncia del 2004 con cui venne bocciato il Lodo Schifani. Per Pecorella “con le modifiche apportate alla legge elettorale, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non è più primus inter pares, ma deve essere considerato primus super pares", mentre l’avvocato Longo  ha ribadito che il Lodo Alfano “tutela il diritto di difesa dell’alta carica dello Stato che si trova ad essere imputata in un processo penale". Infine Glauco Nori dell’Avvocatura generale dello Stato ha respinto le accuse sul tentativo di condizionare la Corte. “Si tratta di ricostruzioni fantasiose” ha detto riferendosi alla memoria presentata dallo stesso Nori spiegando che “i danni irreparabili” ai quali si riferiva sono quelli che potrebbero derivare “se si trascurassero gli impegni di governo. Penso, ad esempio, agli impegni del presidente del Consiglio all’estero, o alla partecipazione del premier a un Consiglio europeo”.

Sono tre le opzioni all’esame della Consulta: infondatezza, inammissibilità, incostituzionalità parziale, incostituzionalità totale.

Prima opzione: infondatezza o inammissibilità. Pronunce in questo senso sono state chieste dall’Avvocatura dello Stato a nome della Presidenza del Consiglio e dai legali di Berlusconi. In questo caso il Lodo Alfano passerebbe il vaglio della Consulta e i processi Mills e Mediaset a carico del premier resterebbero sospesi. Con una particolarità non irrilevante: se le questioni di legittimità sollevate dalle procure di Milano e Roma saranno dichiarate inammissibili, vuol dire che la Consulta non è entrata nel merito della legge. Se il pronunciamento verterà sull’infondatezza, è possibile ritenere una “promozione” della norma da parte dei giudici.  

Seconda opzione: illegittimità per violazione dell’articolo 138. In questo caso si tratterebbe di una bocciatura totale del Lodo per necessità di intervento con legge costituzionale e non ordinaria. Di fatto il premier dovrebbe affrontare i processi che lo riguardano e il governo avrebbe difficoltà a sanare il vizio di forma in tempi brevi, dal momento che un disegno di legge costituzionale richiede una doppia lettura nei due rami del Parlamento e una maggioranza qualificata per evitare l’eventualità di un referendum confermativo.

Terza opzione: illegittimità parziale o per disparità di trattamento tra premier e ministri e tra presidenti delle Camere e parlamentari. Un simile pronunciamento non sospenderebbe i processi tuttavia per l’esecutivo sarebbe meno difficoltoso intervenire con una legge ordinaria per sanare gli eventuali elementi di illegittimità che la Consulta potrebbe rilevare. C’è chi infatti non esclude che il Lodo Alfano possa essere dichiarato illegittimo per una irragionevole disparità compiuta dalla stessa legge tra il presidente del Consiglio (ritenuto "primus inter pares") e i ministri, oltre che tra i presidenti delle Camere e i parlamentari. Se così fosse, il lodo potrebbe venire esteso.

 

Aggiungi un commento