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Il 6 agosto del 2000 la Congregazione per la Dottrina delle Fede rese pubblica la Dichiarazione “Dominus Iesus” circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa. Il documento, che era stato ratificato e confermato dal pontefice Giovanni Paolo II, recava le firme del Presidente della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger, e del Segretario, l’arcivescovo emerito di Vercelli Tarcisio Bertone. Contro il relativismo religioso e contro tutte quelle posizioni che tendono a sminuire il ruolo insostituibile di Gesù Cristo ai fini della salvezza dell’umanità, la Dichiarazione ribadisce con forza la piena e perfetta identità fra Cristo e la verità, nonché l’universalità salvifica del Figlio di Dio. Come si ricorderà, il testo elaborato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede suscitò non poche reazioni e molte furono le discussioni che si svilupparono intorno a esso.

Si può affermare che il recente volumetto di Corrado Guerre, L’unicità del Cristianesimo (Edizioni Solfanelli, pagg. 96, euro 8,00) vada a collocarsi in quel contesto, arrecando un contributo assai interessante a un tema che, come è facile comprendere, risulta di decisiva importanza ai fini di una chiara valutazione del messaggio cristiano. Nel suo volumetto, Guerre, insegnante di Storia delle dottrine teologiche e di Storia dell’utopia in età moderna e contemporanea presso l’Università Europea di Roma, elenca diciannove ragioni che permettono di affermare la positiva unicità del cristianesimo e che fanno di esso la sola religione pienamente in grado di “soddisfare il desiderio di felicità che alberga nel cuore di ogni uomo”. Gnerre, che scrive in modo chiaro e accessibile, prende in considerazione questioni di varia natura, da quelle più squisitamente teologiche a quelle legate alla comune esperienza quotidiana, tenendo presenti anche le più diffuse critiche che sono state e vengono tutt’ora rivolte al Cristianesimo.

La prima prova a favore dell’unicità del Cristianesimo è, per Gnerre, quella relativa al problema del tempo, che, al di fuori di una concezione che lo interpreta come orientamento verso l’eterno, finisce per apparire soltanto illusione e maledizione. Ecco poi comparire sulla scena un altro dei temi cruciali, quello della sofferenza e della morte. Come è noto, sin dai tempi di Sant’Agostino, la presenza del male nel mondo veniva considerata uno scandalo incompatibile con l’esistenza di un Dio buono e misericordioso. In realtà

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