Il villaggio del terrore

Versione stampabile
al quaeda

Gli investigatori del governo pakistano hanno scoperto un “villaggio jihadista” con insorgenti tedeschi musulmani o convertiti, nelle aree tribali del Pakistan al confine con l’Afghanistan. Il villaggio, nel Waziristan in mano ai Talebani, è controllato dall’Islamic Movement of Uzbekistan, un movimento affiliato ad Al Qaeda che ha condotto una serie di raid contro le truppe Nato in Afghanistan.

Un video per il reclutamento dei nuovi jihadisti presenta il villaggio come se fosse un luogo dal desiderabile stile di vita, con un'ampia scelta tra scuole, ospedali, farmacie,  asili, tutto a distanza di sicurezza dal fronte. Secondo fonti del ministero degli esteri tedesco, un numero crescente di famiglie provenienti dalla Germania, molte delle quali di origine nord africana, hanno preso al volo l’offerta e si sono spostate in Waziristan dove i sostenitori del progetto dicono che i convertiti hanno messo insieme alcuni dei più motivati combattenti tra gli insorgenti.

Il presentatore del video, tale “Abu Adam”, il volto pubblico del gruppo in Germania, punta il dito verso gli spettatori e chiede: “Non vi sembra attraente? Vi invitiamo calorosamente a unirvi a noi”. L'Islamic Movement of Uzbekistan, che ha una serie di basi di appoggio in parecchie città tedesche, ha capitalizzato consensi grazie alle crescenti preoccupazioni derivate dal possibile aumento delle forze militari tedesche in Afghanistan. Il ruolo delle truppe sta diventando un argomento sempre più controverso in Germania dopo le ultime elezioni, e dopo che nelle settimane scorse dozzine di civili afghani sono rimasti vittima di un bombardamento ordinato da ufficiali tedeschi.

L'altra notte un portavoce del ministero degli esteri di Berlino ha detto al Daily Telegraph che le autorità tedesche ora stanno negoziando con quelle pakistane per giungere al rilascio di sei cittadini tedeschi, incluso un tale “Adrian M”, musulmano convertito di pelle bianca, la sua sposa eritrea e la loro figlia di quattro anni, che erano stati tutti arrestati mentre cercavano di raggiungere il “villaggio tedesco”. Sembra che il nucleo familiare avesse particolarmente a cuore l’assistenza che sarebbe stata offerta alla bambina. Dopo il loro arresto, avvenuto a maggio, subito dopo che avevano attraversato il confine con l’Iran, sono stati messi sotto custodia a Peshawar . Da quello che si è capito avrebbero lasciato la Germania lo scorso marzo.

Il portavoce ha detto che i negoziati con le autorità pakistane “sono in corso” e che “riguardano un gruppo di cittadini tedeschi” e che il ministero degli esteri sarebbe stato informato “fin dall’inizio dell’anno” che l’Islamic Movement of Uzbekistan stava reclutando nuovi affiliati in Germania. Il reclutamente sarebbe stato organizzato dallo stesso “Abu Adam”, un 24enne tedesco che si ritiene possa avere origini turche o nordafricane e che sarebbe cresciuto con un compagno di Jihad, Abu Ibrahim, nel piccolo sobborgo di Kessenich a Bonn.

Adam, il cui vero nome è Mounir Chouka, ha ricevuto un addestramento all’uso delle armi durante il servizio militare prestato nell’esercito tedesco, e in seguito ha trascorso tre anni facendo formazione presso il Federal Office of Statistics dove i colleghi lo descrivono ancora come “un bravo ragazzo”. Ha lasciato la Germania nel 2007, dicendo ai colleghi che aveva trovato lavoro in un’azienda di commercio dell’Arabia Saudita, ma si ritiene che proprio in quel momento abbia iniziato a frequentare un campo di addestramento per terroristi nello Yemen. In un altro video di reclutamento realizzato all’inizio dell’anno Adam chiede ai suoi sostenitori di “morire con onore”.

Khalid Khawajia, un ex ufficiale della intelligence pakistana, che si descrive come un amico di Osama Bin Laden, ha detto di essere a conoscenza delle discussioni sul contingente tedesco che avvenivano in Germania e che c’erano un gruppo di convertiti svedesi giunti in Pakistan “per il Jihad”. “Ci sono europei nel Waziristan. La gente più motivata arriva dall’Europa. Faranno qualsiasi cosa per l’Islam. Non sono lì perché i loro padri sono musulmani, ma per una loro scelta personale,” ha concluso Khawajia.            

Tratto da Telegraph

Traduzione di Roberto Santoro

Aggiungi un commento