"Per favore, togliete le sanzioni"

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Nella passerella offerta ai tiranni africani dalla Fao non poteva mancare l’affossatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe, che nel secondo giorno del vertice romano ha chiesto alla comunità internazionale la fine delle sanzioni economiche contro il suo Paese, definendole “illegali e inumane”. Mugabe ha anche evocato un complotto “neocolonialista” che vuol tenere asservito il suo popolo agli interessi delle grandi potenze. “I nemici vogliono renderci dipendenti dalle importazioni alimentari – ha detto – piuttosto che rafforzare la nostra capacità produttiva”.

I nemici saremmo noi, le vecchie potenze coloniali colpevoli di tutti i mali dell’Africa. Ma a ben vedere inumano è lui, che ha usato l’AIDS e lo stupro come armi biologiche da scatenare contro i rivali etnici, e imposto uno stato dittatoriale nutrito di retorica terzomondista utile solo a fargli conservare il potere. Da quando “i bianchi” se ne sono andati, infatti, ed è arrivato Mugabe, lo Zimbabwe è uno Stato in fallimento. I colonizzatori bianchi avranno avuto pure un ammasso di colpe imperdonabili ma erano riusciti a produrre qualche ricchezza, e a dare al Paese l’illusione della stabilità economica. Quando il presidente ha iniziato a perseguitarli e ucciderli, i bianchi se ne sono andati.

Mugabe si duole tanto delle sanzioni internazionali ma la sua riforma dell’agricoltura, fatta nel 2000, quindi tre anni prima delle sanzioni economiche, ha mandato in malora un intero sistema ed è anche per questo che la gente continua a morire di fame. Gli espropri dei latifondisti e degli agricoltori bianchi, che possedevano il 70 per cento della superficie coltivabile, sono serviti unicamente ad armarsi e a mantenere la folle spesa della sua corte personale. Nel momento in cui Cesare ha dato ai legionari la terra presa ai bianchi, però, i suoi vassalli, che non l'avevano mai coltivata, hanno fatto crollare di un terzo la produzione agricola (tra il ’99 e il 2003, sempre prima delle sanzioni), trasformando “il granaio” dell’Africa in un importatore di derrate alimentari, afflitto dalle carestie.

In un momento in cui per molti Paesi africani si intravede una luce oltre il tunnel della grande recessione economica, lo Zimbabwe emette banconotte da 100 trillioni di dollari che, al cambio, valgono all’incirca una trentina di dollari americani. La disoccupazione è totale. Nel suo discorso di Accra, Obama ha richiamato le classi dirigenti africane ad un maggiore senso di responsabilità. Una qualità che il presidente Mugabe non ha e che disprezza profondamente.     

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