L'aggressione al premier e molto altro

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di pietro

Dopo il crollo del Muro di Berlino e il successivo declino dell’Impero del Male, il Pci non si è accontentato di cambiare nome. Grazie ad alcune operazioni degne di un saltimbanco del trasformismo il “partito di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer” (come si scandiva un tempo nelle manifestazioni) è riuscito persino a procurarsi un’amnesia per decenni di storia e di vita vissuta e a ritenersi “nato ieri”. Così, adesso, gli ex Pci, travestiti da democrats, sono diventati i più strenui difensori di quelle istituzioni che, per decenni, hanno accusato di essere protagoniste di tentazioni golpiste o centri di malaffare. Prendiamo il caso della più alta magistratura repubblicana: la Presidenza della Repubblica.

Chi scrive osserva con preoccupazione la polemica strisciante e continua tra il premier e il Capo dello Stato. Se gli fosse consentito, suggerirebbe maggiore prudenza al Cavaliere, anche perché – diversamente da altri che lo hanno preceduto al Quirinale – non è certo Napolitano a guidare la cospirazione contro Berlusconi o a farne parte. Ma in nessun caso la linea di condotta del presidente del Consiglio nei confronti del Capo dello Stato è mai uscita dai binari di una corretta e rispettosa dialettica politica (ricordare che Napolitano è una personalità della sinistra e che è stato eletto da una maggioranza di centro sinistra – la stessa che nella passata legislatura volle occupare tutte le cariche istituzionali - non è fare torto alla verità). 

Vogliamo invece scrivere la storia dei rapporti tra il Pci, i suoi tanti corifei e il Quirinale? Antonio Segni fu accusato di preparare una svolta autoritaria. Giuseppe Saragat era quotidianamente oggetto della satira pungente di Fortebraccio sulla prima pagina dell’Unità, con l’accusa esplicita di essere un ubriacone. Giovanni Leone fu costretto alle dimissioni e alla morte civile, benché fosse assolutamente estraneo ai traffici del caso Lockeed. Ma il Pci ne chiese la testa in cambio del suo sostegno ai governi di solidarietà nazionale. E la Dc gliela consegnò su di un piatto d’argento nello stesso momento in cui Aldo Moro gridava in Parlamento che il suo partito “non si sarebbe fatto processare nelle piazze”. Infine, Francesco Cossiga rischiò l’impeachment soltanto perché – come si diceva allora - “picconava” le istituzioni (in verità, sollecitava le Camere ad attuare quelle riforme che oggi tutti riconoscono essere urgenti e necessarie). All’opposto, nessun ex Pci invocò l’autonomia della magistratura quando un presidente della Repubblica in carica andò in tv ad auto-assolversi con il famoso “io non ci sto !”.

La logica è sempre quella: per gli ex comunisti e i loro “compagni di strada” occasionali gli avversari politici sono dei delinquenti comuni, mafiosi, camorristi, malfattori e quant’altro. E’ sempre stato così. E così sarà sempre. Tra poco si dirà che Spatuzza è stato sincero mentre il pentito Graviano ha mentito: perché è “politicamente corretto” che Berlusconi e Dell’Utri siano collusi con la mafia. Non occorrono prove, anche se il “bon ton” suggerisce di cercarne – purchessia - per salvare la faccia allo Stato di diritto. Ma la sentenza è già scritta. Certo è difficile spiegare il caso italiano all’estero. Ed è ancora più difficile essere creduti. Chi mai – vivendo in un Paese normale – accetterebbe la versione dei fatti fornita da Silvio Berlusconi ad una stupefatta assemblea del PPE a Bonn ? Solo nei libri di Sciascia si raccontava di congiure concepite nel cuore delle istituzioni. Eppure quelle dello scrittore siciliano erano visioni profetiche.

E non è finita. Prendiamo la vicenda di Milano nel quarantennale di Piazza Fontana. Per quale motivo i rappresentati delle istituzioni democratiche milanesi e lombarde devono essere violentemente contestati al punto di non poter svolgere i loro discorsi? Di quali delitti sono responsabili? Perché l’odio politico è così forte e becero da non avere neppure rispetto per i parenti di quelle povere vittime? Tali avvenimenti meritano una sola definizione: squadrismo. E non si dimentichi mai che all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso lo squadrismo fu una delle componenti della “resistibile ascesa” del fascismo. Insieme, ovviamente, all’azione e alla complicità dei “poteri forti” politici ed economici, inclusa la magistratura che chiudeva un occhio davanti alle ripetute violenze e alle prevaricazioni che si andavano diffondendo nel Paese. Allora, occorreva difendere gli ordinamenti vigenti contro il pericolo comunista. Oggi – dicono – bisogna salvare la democrazia da Silvio Berlusconi. Todo modo: anche con un golpismo diffuso, partecipato e sostanziale. Poi, non c’è da meravigliarsi se qualcuno – come è capitato ieri a Milano – pensa che è venuto il momento di abbattere il tiranno.    

 

 

CommentiCommenti 8

Anonimo (non verificato) said:

Ma dico, Berlusconi è uno di quei personaggi che ti stuzzica fino a che non hai una reazione e poi, quando uno non ne può più, richiama l'attenzione di tutti per far vedere che è l'altro l'attacca brighe. Nel '94 aveva proposto un incarico di governo a Di Pietro il quale rifiutò e per ringraziarlo ha cominciato a denigrarlo sulle sue reti. Adesso che Di Pietro reagisce è lui il boia!!

Carlo (non verificato) said:

Un articolo semplicemente vergognoso.

Anonimo (non verificato) said:

Non puoi rivoltare la frittata. O la rivolti tutta oppure qualcosa non torna. E ciò che non torna in questa visione è che nessuna "vittima" prima d'ora ha potuto modificare le regole che la interessavano a seconda della bisogna. Quest'ultima "vittima" invece lo fa ogni giorno.

Anonimo (non verificato) said:

di pietro,sei della peggiore specie umana.

Francesco (non verificato) said:

Un articolo incondivisibile che va nella solita direzione dei vari quotidiani "Libero" e il "Giornale" e probabilmente questo stesso magazine on line è affiliato in qualche modo a quella brutta galassia del giornalismo, quello si violento e attaccabrighe con tutti coloro che non si adeguano alla linea della maggioranza di governo.
Mi vengono i brividi con questo giornalismo.

domenico (non verificato) said:

che fine ha fatto l'inchiesta sul figlio di Di Pietro e, quella della sanità in Puglia e tante altre che riguardano la sinistra? E' proprio vero
che in italia ci sono pochi magistrati solerti ed efficienti ma, guarda caso sono solo quelli che da quindici anni si occupano del Cavaliere!!!!!