In vista delle Regionali/2

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Lazio

D’un tratto si accesero i riflettori su Renata Polverini, romana, classe 62, un marito, zero figli e una biografia scritta tutta all’interno del cosmo sindacalista. C’è chi passa una vita da mediano e chi invece nella vita si impegna a mediare e a smarcarsi. Come ha fatto lei, che donna della destra missiva è diventata donna della destra attuale e ora ambisce a portare il Pdl verso il futuro prossimo.

Tra gli addetti ai lavori il personaggio è noto, un pò meno per la gran massa di elettori ma che da oggi avranno tempo e modo per conoscerla. Un sito ufficiale ancora non c’è ma ci stanno lavorando in questi giorni assicurano gli uomini del suo staff.

Sul suo nome sia Fini sia Berlusconi hanno espresso parere positivo, un accordo inusuale di questi tempi e che spiega la capacità aggregativa del personaggio. Fino a ieri Renata Polverini è stata segretaria e leader dell’Ugl, evoluzione della Cisnal, la piccola componente sindacale del Movimento Sociale, per iscritti il quarto sindacato italiano (con appena qualche centinaio di adesioni in meno rispetto alla Uil di Luigi Angeletti). Con lei alla guida l’Ugl è diventata una realtà non più di nicchia, riconosciuta e stimata dagli avversari. Se l’Ugl ha cominciato a sedersi sempre più a fianco della triade nelle trattative importanti il merito è in gran parte suo. Anche Alemanno si è detto soddisfatto della scelta Polverini.

Non è una donna di partito, ama il dialogo e non schiaccerà il sindaco all’interno del raccordo anulare. E poi lei è donna tosta e intelligente, apprezzata trasversalmente all’interno del Pdl, un personaggio di area, libera e senza correnti. Non nasconde la sua stima e la sua amicizia per l’attuale Presidente della Camera. La sintonia tra i due però non è bastata per tenerla a bada quando si è trattato di alzare la voce contro governo amico. Lo si è capito a marzo quando, chiamati a sè un migliaio di poliziotti, li condusse fragorosamente sotto il Viminale armati di fischietti e bandiere, per protestare contro i tagli alla categoria.

Avrebbe potuto mediare, cercare il dialogo, evitare la contestazione di piazza. Non lo ha fatto, schierandosi a fianco dei suoi lavoratori e a favore delle classi sociali più in difficoltà. Fece una cosa da destra sociale ai tempi della destra attuale. Insomma una cosa di destra contro la destra. La manovra le è riuscita così bene che l’ha ripetuta altre cinque volte. Alla fine gli scioperi generali contro il governo Berlusconi sono stati sei. Sarà forse per questo che è difficile in questi giorni trovare un esponente dell’opposizione disposto a criticarla.

All’interno di An e del Pdl hanno capito quanto fosse valida solo dopo che Veltroni cominciò a farle una corte spietata. L’ex leader del Pd l’avrebbe candidata volentieri tra le sue fila. Lei, con il garbo che la contraddistingue, gentilmente rifiutò.

In questi mesi il suo nome è rimbalzato di continuo come probabile candidata, chi abitualmente frequenta i palazzi della politica e le redazioni dei giornali sa che lanciare un nome con molti mesi di anticipo è il modo migliore per bruciarlo e farlo fuori. A bruciare questa volta sono stati gli altri.

Lei, nonostante venisse tirata per la giacchetta un giorno si è l’altro pure, è rimasta l’unico vero nome spendibile e alla fine si è aggiudicata la nomination. Il suo obiettivo è vincere. E mentre il Pd si affretta a cercare un candidato che possa tenerle testa lei ha già cominciato a lavorare per mettere in cantiere un’ alleanza con l’Udc. Se le riesce l’accordo con Casini, e la cosa appare molto possibile, il Popolo della Libertà nel Lazio ha ottime chance di vittoria.

 

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