Da Pisa a Talil

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Iraq

Sull’Hercules che ci porta da Pisa a Tallil i tre passeggeri più “insoliti” sono una famiglia irakena: padre, madre e figlioletta di tre anni. Quest’ultima era stata ricoverata in Italia, presso l’ospedale Sant’Obono di Napoli, circa un anno prima, su interessamento del nostro contingente militare in Iraq, per curare le spaventose ustioni che le ricoprivano tutto il corpo in seguito ad un incidente domestico. La bimba, capelli neri e occhioni nerissimi, si chiama Gofran, un nome che esprime un senso di gioia e di ringraziamento a Dio, si potrebbe tradurlo con i nostri nomi Grazia, Gioia o Letizia. Nei mesi di soggiorno a Napoli, fra un’operazione chirurgica e l’altra, ha imparato l’italiano, meglio ancora dei suoi genitori. Quando qualcuno le chiede “Ma tu sei irakena o italiana?” lei sorride e risponde: “Sono napoletana!”

Il padre, prima di imbarcarci, è impegnato a rispondere a decine di chiamate, sul telefonino che i suoi nuovi amici napoletani gli hanno regalato per restare in contatto. “Si, stai sicuro, -dice- ti saluto anche moglie e figlia…” e poi “Si, certo, ti chiamerò anche dall’Iraq…”, e ancora “No, no, e come faccio a dimenticarmi, ... no, non mi dimenticherò mai di voi…”.

Durante il viaggio la piccola è proprio di fronte a me: rimane per sei ore di fila fra le braccia della mamma o sul sedile (lo stesso telo di plastica dove si siedono i rudi soldatacci), con un orsacchiotto bianco in mano, immersa nel frastuono, senza mai piangere o lamentarsi. Ogni tanto, quando le ferite le danno particolarmente fastidio, assume per un paio di secondi una silenziosa smorfia di dolore che sparisce appena la mamma la accarezza. Per il resto, né un lamento, né un pianto, né un sospiro. Viene da pensare: ma esiste in Italia una bambina di tre anni che, anche senza avere il corpo piagato dalle ustioni, sia capace di viaggiare per sei ore sul più rumoroso degli aerei militari senza tappi nelle orecchie, seduta sul più scomodo dei sedili, senza mai indulgere ad una sola lamentazione, un grido, un urlo, un capriccio?

Giovanni Marizza, L'Iraq dalla alla A alla Z, Gruppo Albatros Il Filo, pp. 478, 22.50 euro.

CommentiCommenti 3

carlo II (non verificato) said:

Questa è la differenza che farà sì, purtroppo, che la nostra civiltà (occidentale) scomparirà, o si modificherà di molto, sopraffatta da quella islamica.
La capacità di soffrire in silenzio, di immolarsi, che loro anno e noi abbiamo perso.
Capacità che si insegna da bambini e si conserva da adulti.
Noi siamo buoni a lamentarci ed insegnare ai nostri figli a farlo (ma almeno fosse per cose buone, solo per i capricci -piccoli e grandi-).
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