2 arresti a Milano

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E’ durato più di 5 ore l’interrogatorio degli uomini della Questura di Milano a Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio, i due presunti brigatisti arrestati all'alba di oggi in una vasta operazione della Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con quella di Milano. I due sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo e partecipazione a banda armata. Per gli investigatori, Virgilio e Morlacchi appartengono alla formazione “per il comunismo Brigate Rosse”, la stessa che rivendicò l'attentato alla caserma dei Paracadutisti “Vannucci” di Livorno nel 2006.

In una nota, il ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, si è congratulato con le forze dell'ordine "per la brillante operazione" portata a termine oggi. Il ministro ha tenuto a ricordare che “purtroppo, gli allarmi lanciati nei mesi scorsi dal ministro Maroni sui rischi di una recrudescenza del fenomeno terroristico di matrice politica, erano fondati”. “Gli arresti di oggi - sottolinea però Ronchi - sono però testimonianza di quanto sia continua e capillare l'attività di monitoraggio, contrasto e repressione da parte delle forze dell'ordine e della magistratura verso tutte le nuove forme di terrorismo. Il successo di oggi serva quindi da stimolo per continuare a tenere alto il livello di attenzione”.

Per le autorità il cognome Morlacchi non è affatto nuovo. Manolo, di 39 anni, è infatti il figlio dello storico brigatista Pietro Morlacchi che, nell'estate del '72, costituì il primo esecutivo delle Brigate Rosse con Renato Curcio, Alberto Franceschini, Mario Moretti e Piero Morlacchi. Per gli investigatori i due arrestati sono “legati” all'organizzazione “per il comunismo Brigate Rosse” e partecipavano ad “incontri strategici” con l’obiettivo di rilanciare la lotta armata e la riproposizione della sigla delle Brigate Rosse. “Tra le persone arrestate – ha sottolineato un dirigente della Digos della Questura di Roma – abbiamo persone appartenenti alle Brigate Rosse, personaggi di spicco dell'indipendentismo sardo e poi Fallico che noi riteniamo stesse riannodando le fila di questa situazione che più volte in passato, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, era stato segnalato contiguo a formazioni eversive dell'epoca anche se allora non erano stati trovati elevati elementi importanti”.

Gli uomini della Digos di Milano e di Roma hanno sorpreso i due uomini nelle rispettive abitazioni milanesi in via Gola e viale Umbria. Tra il materiale sequestrato, a parte i due pc dei presunti brigatisti, gli investigatori hanno trovato documenti informatici in cui vengono spiegati i criteri e le modalità di criptazione dei documenti per finalità eversive: una sorta di manuale di istruzioni destinato ai componenti del gruppo anche per l’utilizzo dell’informatica. Nel documento stesso viene testualmente definito: “.. una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari”, con una serie di indicazioni anche per evitare i controlli da parte delle forze dell’ordine, nonché istruzioni per non farsi “tracciare” in rete. Il materiale informatico è stato esaminato dalla Digos di Roma con il concorso del Servizio e del Compartimento Polizia Postale di Roma.

L'inchiesta, avviata nel giugno scorso, aveva portato alla perquisizione di Manolo, del fratello Ernesto e del cugino Kamo Capossi. In quel caso erano state arrestate 5 persone, ancora oggi detenute, ed era stata recuperata “importante” documentazione ideologica che teorizzava la ripresa della lotta armata e l'assunzione della denominazione “per il comunismo Brigate Rosse”. Costantino Virgilio e Manolo Morlacchi furono invece rilasciati. Questa volta, invece, per entrambi sono scattate le manette su ordine di custodia cautelare firmato dalla Procura di Roma.

Il blitz “completa” l'operazione scattata l'estate scorsa tra Roma e Genova quando, secondo i magistrati della Capitale, si riuscì a stroncare “sul nascere e sul crescere una formazione che si proponeva come erede del disegno eversivo sviluppato dalle Brigate rosse”. Parole, in quel caso, “dettate” dal ritrovamento di armi, di documenti, cartacei e informatici e dal contenuto di intercettazioni ambientali.

Il gruppo eversivo di matrice marxista-leninista è lo stesso che, nel settembre 2006, ha rivendicato un attentato dinamitardo, fortunatamente fallito, ai danni della caserma dei Paracadutisti “Vannucci” di Livorno. La rivendicazione di quell'attentato avvenne con un volantino spedito a vari giornali con la seguente scritta: “Nelle vittorie come nelle sconfitte ciò che conta è la continuità dell'attaccò Ernesto Che Guevara – si leggeva sul volantino –. Il giorno 25 settembre 2006 un nucleo della nostra organizzazione ha bombardato la caserma della brigata Folgore, a Livorno”.  Lo scritto continuava così: “La Folgore, oltre che un covo di fascisti e stupratori, rappresenta insieme agli altri corpi speciali il braccio armato per eccellenza dell'imperialismo italiano. Questo, all'interno del Nuovo Ordine Mondiale disegnato dal polo imperialista attualmente dominante Usa ha svolto negli ultimi decenni un ruolo sempre più attivo di penetrazione politica, economica e militare, dalla Somalia alla Jugoslavia, dall'Afghanistan all'Iraq e oggi, infine, anche in Libano. Per non parlare dell'alleanza strategica con Israele, punta di lancia dell'imperialismo nell'area mediorientale”.

“Se l'imperialismo è il modo di essere del capitale più avanzato in questa fase storica, la rivoluzione comunista deve necessariamente assumere la forma dell'internazionalismo proletario – si leggeva ancora nella rivendicazione –. Occorre cioè costruire la corretta dialettica tra ciò che la lotta di classe esprime a livello locale e la dimensione necessariamente internazionale dello scontro”. “Allo stesso modo, occorre sostenere, all'interno del Fronte antimperialista, quelle forze che si muovono nella direzione dei reali interessi strategici del proletariato internazionale – concludeva il volantino –. Portare in casa dell'imperialismo la guerra che esso porta al resto del mondo! Guerra alla guerra imperialista! Costruire il solo strumento capace di ribaltare i rapporti di forza tra proletariato e borghesia, cioè il Partito Comunista Combattente! Per il comunismo Brigate Rosse”.

 

CommentiCommenti 4

Wolf (non verificato) said:

Il novello rivoluzionario, comunista duro e puro, nella foto sfoggia una bella felpa Nike...magari fabbricata in vietnam, sfruttando il lavoro minorile...complimenti a questi cialtroni allevati a coca-cola e drive-in....

maurizio griffo (non verificato) said:

il padre era brigatista, il figlio pure. Ma allora la stupidità è ereditaria?