Versione stampabile

Lo hanno dipinto come il regista dello splashpage tra Oriente e Occidente, neanche avesse scritto la sceneggiatura di “Trecento”. In dieci anni The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order è diventato un libro da mettere all’indice della coscienza democratica, una “morfologia” razzista travestita da geopolitica, quando invece seguiva gli insegnamenti di Braudel sui conflitti tra civiltà, con un buon numero di fonti e cifre alla mano. Ma non c’era posto per i tempi lunghi della Storia nel sogno postmoderno di un mondo al tramonto, di una società (s)fatta e finita come la nostra. La parola ‘identità’ rimessa al centro della discussione scientifica puzzava e puzza ancora troppo di modernità.

Cosa c’era scritto nel peggiore dei libri possibili? Che il pluralismo culturale e l’idealismo democratico sono state le sentinelle di un Occidente monolitico che, in questo ventennio, ha esaltato le differenze esasperandole e nello stesso tempo ha cercato di imporre i suoi valori universali su scala planetaria. Questo idealismo affonda le sue radici nel Romanticismo ed è insieme particolaristico e volontaristico. Un esempio di particolarismo postmoderno è stata la fallimentare gestione politica del conflitto bosniaco da parte delle potenze occidentali. Inseguendo le idee multiculturaliste cariche di sensi di colpa sui “crimini dell’Occidente”, Clinton acconsentì a una separazione su base etnica della Bosnia, tra croati, serbi e musulmani. Era la soluzione relativa. Creare un governatorato ONU protetto dalle truppe americane. Ma un paese composto da più civiltà non appartiene a nessuna civiltà, dice Huntington. Privo di un nucleo culturale, quel Paese è incapace di rinnovarsi. Fino a quando non arriva un’identità più forte delle altre come quella religiosa. Ecco com’è nato “il primo stato islamico d’Europa alleato dell’Iran”.

L’illusione volontaristica invece sta nel ritenere l’Occidente un faro per il resto del mondo. Le altre civiltà sono sorpassate e si uniranno presto a noi, festosamente, accettando senza obiezioni le libertà individuali, i diritti umani e la democrazia parlamentare. L’universalismo è sfrenato, tutto il mondo chiede gli stessi valori (i nostri), le istituzioni e le pratiche che contraddistinguono la comunità atlantica e lo stile di vita capitalistico. Secondo Huntington questa affermazione è falsa, pericolosa, immorale. L’intervento dell’Occidente in un mondo composto da più civiltà è una continua fonte d’instabilità che potrebbe portare a un conflitto planetario.

Il volontarismo è un’ideologia che schiaccia le diversità, così come il particolarismo le santifica e le sorregge. Sono ideologie del declino buone per un mondo pieno di guerre e conflitti locali. Invece dovremmo pensare a come proteggere e preservare la nostra cultura e solo allora, forti della nostra identità, cercare delle “comunanze culturali” con le altre civiltà. Una morale minimalista, insomma, fondata sulla comune condizione umana e sulle prossimità tra culture diverse. Rinunciare all’universalismo, accettare le diversità e cercare comunanze. Non era questo che voleva dire Huntington?   

Aggiungi un commento