Il “Tea Party” compie un anno

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Nate Whigham è un “patriota” dei Tea Party. Uno dei tanti elettori delusi che esattamente un anno fa davano vita a una serie di manifestazioni spontanee ispirate al celebre "Boston Tea Party" del 1773 – quando i coloni americani travestiti da pellirossa rovesciarono nell’Hudson le casse di tè del dispotico Impero inglese, in quello che si può ricordare come il primo grande gesto di insubordinazione fiscale della Storia moderna.

Il senso della Costituzione americana è che il potere appartiene al popolo, non alla Casa Bianca o al Congresso, e il popolo, a differenza del Presidente, crede che il governo non abbia alcun diritto di infilare le mani nelle tasche dei cittadini. Obama deve smetterla di aiutare Wall Street e di gonfiare la spesa pubblica. Se continuerà a farlo, aumentando a dismisura il debito e lasciandolo in eredità alle generazioni future (com’è accaduto con il “pork bill” da 789 miliardi di dollari del 2009, il più grandioso intervento pubblico della Storia), i patrioti reagiranno e le elezioni di medio-termine diventeranno in un incubo per il presidente democratico.

Secondo Rasmussen, attualmente il 33 per cento dell’elettorato indipendente sarebbe disposto a votare per i Tea Party o per i candidati appoggiati dal movimento (il 25 per i democratici e solo il 12 per i repubblicani). Lo scorso dicembre il Wall Street Journal ha pubblicato un rilevamento che indica come il 41 per cento degli americani guardi con simpatia ai tipi come Nate. Nel corso del 2009 i Tea Party si sono rafforzati grazie alla lora natura discontinua e itinerante (un milione di persone durante la marcia di Washington), incrociando singoli cittadini arrabbiati e un pulviscolo di gruppi politici, associazioni e siti internet tendenzialmente conservatori da un punto di vista fiscale.

In questo momento il movimento rappresenta un boccone ghiotto per i politici che vogliono fagocitarli a fini elettorali. Madrina assoluta dei Tea Party è stata Sarah Palin che lo scorso 6 febbraio, parlando a Nashville, ha detto agli scontenti: “Voi avete un’idea per il futuro, un’idea che mette insieme i principi conservatori e le soluzioni di buon senso, e anche voi probabilmente vi sentite demotivati da quello che vedete accadere a Washington”. Un anno dopo il change obamiano, la società e la politica americana chiedono ancora di cambiare.

Si pensi alla sorprendente vittoria del senatore Scott Brown in Massachusetts – un feudo democratico, lo stato del fu Ted Kennedy – caduto nelle mani di un ex attore di spot pubblicitari che ha concluso il suo victory speech con queste parole: “Mi chiamo Scott Brown, vengo da Wrentham, guido un camion, e sono il vostro Senatore”. Brown ha vinto promettendo di abbassare le tasse e criticando la riforma sanitaria dei democratici. I Tea Party non avevano appoggiato ufficialmente il candidato repubblicano ma sono stati quel polmone di voti che gli ha permesso di far breccia tra gli indipendenti che dal 2008 tendono a fidarsi poco di Obama. (Anche di McCain, se è per questo. Dick Armey, l'ex leader della maggioranza repubblicana alla Camera e anima del movimento, ha definito “irresponsabili” le posizioni in materia fiscale dell’ex sfidante repubblicano alla Casa Bianca.)

L'idea più bizzarra dei patrioti è stata spedire per posta 8 milioni di pink slip (le lettere di licenziamento rosa, ndr) ai membri del Congresso, minacciando di non votarli più se proseguiranno sulla strada di fantomatiche leggi sul clima (un miliardo e mezzo di dollari previsti dallo “stimulus”) o contro il fumo (75 milioni di dollari). La corte di Obama accusa i Tea Party di essere un branco di populisti arroganti e ignoranti ma in realtà sono dei conservatori rivoluzionari, e se sapranno fare un salto di qualità evitando di ridursi a una forma di nostalgia reaganiana, se riusciranno a conciliarsi una volta ancora con la destra sociale e religiosa del GOP, potrebbero far vivere una Seconda Rivoluzione all'America in meno di dieci anni.

CommentiCommenti 4

ABN (non verificato) said:

Fortemente filoamericano, e quasi sempre vicino ai neocon, confesso che se i repubblicani seguiteranno a sostenere Sarah Palin come esponente di spicco del partito, arrivando addirittura a candidarla alla presidenza, mi rassegnerò a vergognarmi profondamente.

Marco Casetta (non verificato) said:

Negli anni '30 un gruppo di intellettuali sotenitori d Roosevelt pose le basi della distruzione degli Stati Uniti e dell'Occidente: immigrazionismo selvaggio e crescita continua della spesa pubblica, in modo da espropriare le risorse dei cittadini e costringerli alla sottomissione allo stato. La mancanza di un (aberrante) disegno organicamente comunista pone questo piano nei termini di un'autentica creazione infernale, perchè da esso discende non la modifica formale delle strutture statali, ma l'indebitamento pubblico ormai fuori controllo negli USA e nei Paesi occidentali. Come ogni malfattore, questi intellettuali crearono la propria reputazione su alcuni miti: le teorie keynesiane e la politica espansiva di Roosevelt. Sono due autentiche truffe: Keynes considerva il sostegno pubblico all'economia come espediente provvisorio e non come politica stabile, perchè era cosciente che questo avrebbe portato nel sistema economico l'inefficienza connaturata strutturalmente alla mano pubblica. Il secondo mito è il vergognoso falso storico che Roosevelt abbia salvato l'economia americana, che invece fu "salvata" dalla seconda guerra mondiale, senza la quale l'economia degli Stati Uniti sarebbe crollata completamente sotto il duplice peso della crisi persistente e del debito pubblico. Per salvare l'Occidente occorre tagliare profondamente, col bisturi, i falsi miti ereditati dagli anni '30: riportare Keynes alla sua effettiva teoria ed insegnare le politiche rooseveltiane per quello che effettivamente furono: un fallimento vergognoso spacciato per successo. Naturalmente occorrerà tornare alle politiche contenitive dell'immigrazione seguite negli stessi USA a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando i Presidenti capirono il rischio incredibile che si sarebbe corso quando, esaurita la spinta di massa dell'immigrazione europea, gli USA avrebbero potuto essere invasi da una nuova immigrazione di massa culturalmente aliena alle caratteristiche americane, che sono assolutamente di derivazione europea con innesti neri e nativi. Attenzione: la posta è la distruzione etnica e la sparizione dalla faccia della Terra dei popoli europei.