Rapporti di forza

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turchia

Se l’Europa avesse coscienza e dignità, la sporca faccenda della Flottiglia della Pace costituirebbe l’occasione di mostrarle entrambe. E la strada per farlo non passa per Gerusalemme. Passa per Ankara. La vigliaccheria della trappola turca non ha davvero bisogno di interminabili disquisizioni. Sulle barche al largo di Gaza, di pacifisti probilmente non ce ne sono. E se qualcuno c’è, si tratta di poche, sciagurate pecore, in un branco di lupi famelici. I giornali si ostinano a parlare di “assalto ai pacifisti”. Ma i pacifisti non odiano. I pacifisti non difendono qualcuno, per desiderare la rovina e la distruzione di qualcun altro. E i pacifisti non attaccano con spranghe  e coltelli per ferire e uccidere - il dubbio se vi fossero armi da fuoco  o no sulla nave è una mera inezia, e non cambia nulla. La verità è che la Flottiglia della pace è una cricca di virulenti antisemiti, di ipocriti sciacalli intenti all’odio. Seminatori di violenza, e di violenza raccoglitori.

Per i pochi frustrati benpensanti che davvero – al di  là delle menzogne e dei pretesti della maggioranza - credono alla storia dell’Israele assassina e terrorista e dei “pacifsti” massacrati, è giunto il momento di crescere, e di aprire gli occhi. Hamas ha definito la strage “un trionfo”. Un trionfo? Oltre dieci persone che si recavano teoricamente a portar loro aiuti sono morte. Altre decine sono rimaste ferrite. Un trionfo? Certo, sveglia Signori! Un trionfo come gli attentati suicidi. Come i massacri sugli autobus, o nelle scuole. Un trionfo per l’ideologia di morte e distruzione di cui Hamas è paladino, e di cui gli sciagurati “pacifisti” della flottiglia si sono fatti strumento e complici. Questo è il rispetto della vita umana di Hamas e dei suoi pacifisti.

Ma anche della Turchia di Erdogan, sponsor e organizzatrice della farsa in alto mare. E qui entra in gioco l’Europa. Non è Israele a dover pagare il prezzo di questo disastro. E’ Ankara. La Turchia ha definitivamente abbandonato il percorso modernizzatore e laico inaugurato da Ataturk, che ha permesso l’avvicinamento all’Europa,  il progresso, la stabilità e la cooperazione con il mondo democratico. Erdogan ha traghettato la Turchia una volta per tutte al di là del Bosforo. La Turchia è piombata nel Medio Oriente, a fianco dell’Iran di Ahmadinejad. I turchi ritornano Ottomani, e aspirano a una fetta di potere in quello che si preannuncia come un trionfo islamista guidato, appunto, da Teheran e da Ankara. Se l’Europa avesse occhi e anima, farebbe pagare un caro prezzo alla Turchia e al suo sporco doppiogioco: la definitiva archiviazione del processo di integrazione nell’Unione.

Non c’è posto, in Europa, per un simile regime. Se Ankara sceglie l’oscurantismo islamista e volta le spalle all’Occidente, deve sapere cosa perde. Molti commentatori continuano a ribadire l’insensata litania dell’irreparabile danno che la “Flottigla della Pace” avrebbe inflitto ai rapporti tra Israele e Turchia. Ma sono Erdogan e la sua leadership ipocrita e malevola ad aver cercato in ogni modo la rottura con Gerusalemme, e non da ieri. Attribuire la rottura alla Guerra di Gaza e a questo episodio infelice equivale a scambiare i pretesti con la realtà. E’ giunto  invece il momento di smettere di corteggiare paesi che non meritano fiducia e amicizia. La Turchia di Erdogan crede di aver ottenuto una grande vittoria, in questi giorni. Ma la vittoria è sua soltanto se gliela concediamo. Mai come adesso la civiltà e la democrazia aspettano dall’Europa una conferma. Purtroppo, anche stavolta non l’avranno.  Ancora una volta, purtroppo, l’atteggiamento europeo – adesso nei confronti del nuovo nazismo islamista - merita le profetiche parole di Churchill: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore. E avranno la guerra”. 

CommentiCommenti 12

renzo Ottaviani (non verificato) said:

Non credo proprio che ci siano da fare commenti,se errori ci sono sono sempre da due parti in questo caso,
ma scrivere questo articolo credo sia solamente un modo
per esprimere il proprio rancore contro una parte in causa.Cerchiamo sempre di guardare le due facce della luna!

Anonimo (non verificato) said:

Mario Rimini? ma chi è? incommentabile questo suo articolo...

leonardo (non verificato) said:

Caro giornalista vorrei esprimerle un concetto difficile che forse neppure esiste. Lei parla di antisemiti e di odio ma se Per un minuto rileggesse il suo articolo si accorgerebbe di quanto odio lei ha espresso. Tutto per sostenere la causa di uno stato che non ama la pace, forse non l'ha mai amata e che da decenni provoca solo guerre e dissidi internazionali.
Se l'Europa dovesse intervenire dovrebbe farlo contro Israele e contro Gaza che da quasi un secolo creano problemi alla comunità internazionale con i loro atti di guerra e terrorismo.

Carolus (non verificato) said:

Condivido pienamente il contenuto dell'articolo.
Provo una tristezza profonda nel vedere la nostra Europa (la cosidetta sinistra europea) portarci al suicidio per vigliaccheria ed imbecillità.
La concessione continua ai musulmani di diritti opposti alle nostre leggi e tradizioni, il riconoscerli uguali, il credere che siano democratici, l'ignorare e rifiutare le nostre radici cristiane, in due parole il calarci le braghe di fronte alla barbarie, è incomprensibile e inaccettabile.
Come è possibile appoggiare la Turchia che nega i massacri in Armenia? Come è possibile chiudere gli occhi sui diritti degli israeliani di esistere e in fondo di essere la sola presenza "occidentale" in medio oriente?

Giuseppe Rossi (non verificato) said:

Che articolo penoso ed infantile (sono stati loro i cattivi travestiti da buoni), basta con le cretinate sulla democrazia gli USA sono ormai una dittatura delle banche ma non si dice nulla !
Israele è un ammasso di nazi-razzisti che è caduto nella trappola di un pensiero cretino-intransigente, la trappola in cui cadono i fanatici di qualsiasi razza e specie, e che di norma li porta ad una brutta fine.
Bisogna essere proprio fessi per cadere in una trappola come questa. israele sta sbagliando tutto da quando ha messo dei caxxoni alla guida del paese, un pò come i fascistoni di una volta in Italia, bene armati ma con poco cervello.
Non si può voltare la faccia alla ragione e alla giustizia, Israele ha rubato la terra ai palestinesi e deve restituire tutto, e non ci sono ne se ne ma.
Quanto al "simile regime", tutti zitti di fronte alle dittature ma le guerre di liberazione si fanno solo dove questo ipocrita occidente ormai morente e decadente, ha le sue fonti energetiche.
La gente non si diverte a farsi saltare in aria, semplicemente ha perso ogni speranza, loro con le pietre, gli assassini israeliani con gli apache USA carichi di missili (c'è una piccola differenza).
Mario Rimini si è bevuto il cervello e non pubblicherete questa risposta.
L'Europa è fottuta, e non per causa della Turchia, ma a causa delle persone che hanno perso il senso di giustizia e umanità, a causa di gente che ragiona come Mario Rimini.
Gli occidentali non hanno più le palle e senso di giustizia, sono degli ipocriti e la decandenza è nel pensiero nella corruzione totale e globale, nelle tante donne che assomigliano più a puttane che madri, dei loro mariti senza ideali, il marcio è ovunque, la colpa è nostra e non dell'Islam o della Turchia che semplicemente si impossessano del vuoto (Quindi anche del cervello di Rimini).
Buon pro vi faccia !

Maurizio (non verificato) said:

"Free Gaza" porta alimenti e medicinali da tempo, questo ha dato l'idea di una provocazione a un gruppo integralista turco (emanazione dei Fratelli Musulmani): INSANI YARDIM VAKFI (IHH).
Nell'ufficio di Istanbul dell'IHH -nel 1997- la polizia trovò armi ed esplosivi. Ma poi in Turchia presero il potere gli islamisti e il gruppo fu riabilitato.
Che l'IHH sia l'organizzatore della missione "umanitaria" non è un segreto perché il loro nome è scritto in grande sulla nave ammiraglia sotto le bandiere turca e palestinese e perché il proprietario della nave ammiraglia (dove ci sono stati gli scontri) è di proprietà del turco Bulent Yildirim, fondatore dell'IHH, sostenitore di Hamas e simpatizzante di al-Qaida.
Quindi, sulla nave turca c'erano molti estremisti islamici dell'IHH che aspettavano solo l'ispezione israeliana per scatenare lo scontro.
Quello che rattrista è che le ONG occidentali siano così tanto anti-israeliane da farsi sponsorizzare e sfruttare da un gruppo integralista.

Alberto (non verificato) said:

Che La flottiglia fosse chiaramente una provocazione e che molti di quelli che erano a bordo non erano dei santi é sicuro. Che la Turchia si stia avvicinando pericolosamente all’Iran é indubbio. Che la sua adesione alla UE sia da congelare e forse addirittura cancellare é sicuramente da prendere in considerazione ... ma sostenere l’attacco in acque internazionali (assolutamente illegale) e che la presenza o meno di armi sia un inezia mi sembra esagerato non crede? Va bene avere un opinione ben precisa ma che questa non offuschi il lume della ragione.
Cordialmente

ejgej (non verificato) said:

La Turchia ha soltanto predisposto un paradosso (io ti vengo incontro con le navi , sarai tu a dovermi sparare addosso) , ma la trasformazione in trappola umanitaria è colpa soltanto di Israele, perchè tra tutte le modalità per fermare le navi ha scelto quella dell'incursione preventiva in acque internazionali.

C'è da chiedersi perchè questa soluzione rispetto al tradizionale dispiego di navi sui limiti delle acque territoriali con cannoni puntati, come si faceva nell'800, lasciando agli avversari (la flottiglia) l'onere del primo sparo. Forse l'idea che un regolare scontro a fuoco tra navi potesse condurre ad un affondamento ancora più rovinoso politicamente? Però sarebbe stato più verificabile (tu flottiglia mi spari per primo e di spontanea volontà, io Israele rispondo soltanto al tuo fuoco).

In questo modo si è avuto invece un assalto di corpi speciali calati dal cielo, in acque internazionali, armati di mitra, senza nessun diritto legale di trovarsi lì. Da una posizione del genere, è difficile da spiegare il tutto come un incontro per far merenda insieme. Giuridicamente inoltre l'operazione dei corpi speciali è un assalto alla nazione di cui la nave batte bandiera, con infinite ma prevedibili conseguenze diplomatiche, per cui le proteste politiche della Turchia diventano dovute.

La gestione israeliana è stata in ultima analisi disastrosa sotto il profilo politico e giuridico anche se militarmente pensata per evitare uno scontro a fuoco tra navi in mare. E' stato in effetti un atto di pirateria, se pur preventiva (ad uno scontro a fuoco tra marine).
D'altronde era psicologicamente prevedibile che a qualcuno saltassero i nervi sulla nave: non puoi pensare di vedere corpi speciali armati fino ai denti che scendono da elicotteri all'assalto della tua nave e chiedere agli occupanti di non percepirlo come atto ostile e mantenere il sangue freddo.

Il punto è che il blocco navale di Gaza è politicamente e militarmente giustificato dagli Israeliani, ma in una logica di guerra che collide con la prassi giuridica del tempo di pace, secondo la quale Gaza è un non-territorio, cui ha rinunciato l'Egitto siglando la pace con Israele ma mai incorporato in Israele.
Lo stesso blocco navale appare come un paradosso giuridico :una nazione che impone dall'interno un blocco navale a sè stessa lo fa nel suo pieno diritto, come il Giappone nell'800 prima che arrivassero le cannoniere americane nel porto di Tokio, ma cosa diviene quando lo impone a un non-territorio giuridico?

A questo punto potrebbe deteriorarsi ancora di più il diritto internazionale, arrivando magari a riammettere la guerra di corsa e la pirateria, come in Somalia ad esempio, al prezzo però di sgretolare l'osservanza dovuta delle regole giuridiche che hanno permesso 50 anni di pace, lo sviluppo economico dei commerci e il benessere crescente di gran parte del pianeta.
Poichè per gran parte del mondo musulmano mediorientale l'osservanza degli statuti internazionali non è sentita come necessità, poichè di fatto e per varie ragioni non partecipano del benessere diffuso che lo standard legale occidentale garantisce, non resteremo che noi occidentali a difenderlo - per garantire le basi della nostra prosperità - oppure rinunciare a difenderlo - chiarendoci però con coraggio che abbiamo scelto la via della guerra per salvaguardare qualcos'altro.

Israele ha già fatto la sua scelta, dettata da istinto di sopravvivenza, tantopiù che verso lo standard legale occidentale ha avuto sin da principio una fedeltà a tempo. Ma lo stesso Israele in lotta per la sua stessa vita potrà contenere i disperati palestinesi e milioni di arabi che gli vivono intorno, che nulla hanno da perdere?
Con la rivoltella puntata alla nuca come a Gaza non si ottengono dichiarazioni durature di fedeltà, nè sentimenti leali di pace. Inoltre la storia marcia contro Israele come stato etnico: il serbatoio ebraico della diaspora si assottiglia, e la natalità è ridotta come in Occidente, al contrario dei palestinesi. Nel mondo arabo di fatto hanno già scelto l'attesa, per evitare lacerazioni interne, e come in epoca crociata, si aspetta sino al giorno in cui i rapporti di forze saranno invertiti. E se Israele non avrà trovato la pace allora, sarà una guerra di giovani contro un popolo di vecchi.

L'Occidente dal canto suo deve prevedere il naturale destino della Turchia verso il baricentro mediorientale, nel momento in cui le si chiude le porte dell'identificazione occidentale. I mondo turcofono è ramificato in tutta l'Asia e l'esperienza unificante ottomana è un ottimo precedente.
Il rifiuto dei Turchi in Europa comporterà con tutta probabilità il loro slittamento verso la madrepatria culturale islamica e un esercizio del potere più affine alla Russia e alla Cina che all'Occidente. Cerchiamo di esserne consapevoli senza stupirci, perlomeno.

mauro (non verificato) said:

Durante la Crisi di Cuba gli Stati Uniti decretarono un blocco navale e fermarono in acque internazionali le navi russe e di altri paesi per ispezionarle. Ciò è consentito dalle Leggi Navali Internazionali e quando un blocco è in vigore la resistenza allo stesso è considerata pirateria. Anche prima della Guerra dei Sei Giorni la Repubblica Araba Unita bloccò lo stretto di Aquaba, senza che nessuno fiatasse esclusa Israele, il che fu una delle cause della successiva guerra. Detto questo, l'azione è stata discutibile e condotta malissimo, vedi le ricadute politiche disastrose.

Anonimo (non verificato) said:

Questo rancore anti pacifisti è tremendo...ma chi ha scritto questo vergognoso articolo si rende conto di quanto accaduto? O è al servizio di qualche lobby sionista?