Roma e Milano

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Questa sera, passando da piazza del Colosseo a Roma o da piazza Castello a Milano, potreste notare qualcosa di strano. Alle undici in punto, infatti, il buio calerà sull’Anfiteatro Flavio e sul Castello Sforzesco: un gesto simbolico, per chiedere ad Hamas di liberare il soldato israeliano Gilad Shalit. Rapito quattro anni fa a Kerem Shalom, Gilad si trova da qualche parte nella Striscia di Gaza: ad oggi, però, nessuna trattativa, nessun appello, nessuna iniziativa estera (il militare è cittadino onorario di Parigi e Roma) ha portato alla fine della prigionia. E negli ultimi 48 mesi, con buona pace della Convenzione di Ginevra, neppure la Croce Rossa Internazionale ha potuto visitare un ragazzo di 23 anni, catturato sul suolo israeliano e trasportato con la forza nei territori controllati da Hamas.

Per denunciare questo atto criminale, l’associazione Benè Berith Giovani e l’Unione Giovani Ebrei Italiani hanno pensato di spegnere le luci del monumento simbolo della capitale, un’iniziativa subito supportata da Gianni Alemanno. “Abbiamo riconosciuto Gilad come cittadino onorario di Roma - ha ricordato il sindaco al quotidiano Yediot Aharonot - e l’insegnamento della storia è molto chiaro: ogni volta che si sviluppa un fenomeno che minaccia la democrazia e la libertà, il popolo ebraico è il primo a pagarne il prezzo”. All’evento, ha spiegato il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, “sono invitati tutti i cittadini: l’obiettivo è quello di unire le forze e sensibilizzare l’opinione pubblica, per riportare Gilad a casa e per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente”.

Milano non sarà da meno, e alle undici il buio calerà sul Castello Sforzesco. “È un piccolo grande segno che Milano vuole lanciare, un ponte di speranza affinché il giovane venga liberato - spiega il vicesindaco Riccardo De Corato - in quell’ottica del dialogo, pur difficile, ma che deve essere la sola via maestra". L’appuntamento milanese sarà preceduto da una fiaccolata, mentre nella capitale - di fronte all’Arco di Costantino - verrà allestita una maratona oratoria, alla quale presenzieranno tra gli altri Gianni Alemanno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, Renata Polverini e il padre di Gilad, Noam Shalit, ricevuto questa mattina dal ministro degli Esteri Franco Frattini.

Nel frattempo, però, le notizie che arrivano dal Medio Oriente non sono buone. Secondo “Israel Radio”, Hamas avrebbe rifiutato anche gli ultimi appelli della Croce Rossa: i miliziani della Striscia non permetteranno alcuna visita al prigioniero, nel timore - ha spiegato il funzionario di Hamas Yehia Moussa - che l’intervento umanitario possa facilitare un blitz dell’esercito israeliano. Martedì, inoltre, il nonno di Gilad ha incontrato il premier Benjamin Netanyahu: all’uscita, racconta il quotidiano “Haaretz”, Zvi Shalit è apparso provato e deluso. Ai giornalisti che lo hanno avvicinato, il nonno ha detto che il premier non sembra intenzionato ad assecondare le richieste di Hamas, in quanto “si metterebbe a repentaglio la sicurezza dello Stato”.

Cosa aspettarsi, allora, dopo quattro anni di attesa? Zvi, 85 anni, ha le idee chiare: “Vorrei semplicemente rivedere mio nipote Gilad, finché sono in vita”. Finora, però, le cose sono andate diversamente, e anche le trattative condotte dall’Egitto non hanno portato a niente di buono. Difficile, insomma, sapere come stia veramente il ragazzo: Barak, a colloquio con il capo del Pentagono Robert Gates, ha spiegato che “un milione e mezzo di persone vivono a Gaza, ma solo una di loro (Gilad, ndr) ha bisogno di aiuti umanitari”. Le ultime indiscrezioni, riportate a inizio settimana da un sito filo-Hamas, parlano di un prigioniero impegnato a guardare i Mondiali di calcio, dispiaciuto per la sconfitta della Francia contro il Messico. Magari, tra una partita e l’altra, verrà a sapere che Roma e Milano non lo hanno certo dimenticato.

CommentiCommenti 7

Anonimo (non verificato) said:

Israele, dopo la figuraccia mondiale della flotilla (checché ne scriva il "falco" Feltri), è a caccia di un disperato recupero a colpi di propaganda e atti ad effetto come questo spegnimento in ricordo di Shalit. A quando lo spegnimento per le migliaia di sequestrati e detenuti nelle carceri israeliane? O lo spegnimento per il furto e la distruzione di tutte le apparecchiature e filmati dei passeggeri della flotilla?

Anonimo (non verificato) said:

Propaganda, per cancellare (male) un fatto ineluttabile,la morte di civili in acque internazionali con l'attacco alla flotilla. Il rapimento di Shalit non può essere strumentalizzato per riparare ai danni commessi dallo sconcertante attacco alla flotilla.Non si può difendere Israele per partito preso, mettendo l'accento sulla reazione degli attivisti senza ricordare che sono state sequestrate e distrutte tutte le apparecchiature di tutti i passeggeri, che avevano filmato e ripreso la verità di un violento attacco. Nei ns. giornali non c'è traccia delle interviste dei sopravvissuti, mentre sarebbero da pubblicare per il raccapriccio che suscita la loro lettura, un inquadramento più obiettivo di tutto l'accaduto. Ciò che avvenuto sul ponte è la punta dell'iceberg. Provate ad informarvi su cosa è avvenuto nelle carceri...dove i sequestrati hanno passato ore nudi, senza cibo nè acqua, umiliati e costretti a posture forzate, alcuni pestati e derisi, insomma, un esempio di democrazia e legittima difesa. Questa volta, nonstante i patetici tentativi, Israele è indifendibile, va ammesso per senso critico. Informarsi sui fatti è d'obbligo, e qui pare che lacune siano tantissime. Infine, per rispondere al secondo commentatore, ricordiamo che i nemici di Israele non sono uno stato, perché vivono in Israele...

Anonimo (non verificato) said:

Diciamo che Israele cerca disperatamente azioni eclatanti per recuperare un briciolo di credibilità dopo l'azione di "legittima difesa" (HAHAHAHA!!!) sulla barca dei pacifisti...
Shalit è uno, i detenuti palestinesi sono migliaia e spesso sono detenuti illegalmente! Le demolizioni di case, gli espropri, i soprusi e le violenze continuano senza sosta, con la complicità della comunità internazionale. Luci e riflettori spente su di loro...

Cardisem (non verificato) said:

A me l'atto "criminale" sembra non la "cattura" di un soldato, armato di tutto punto e portatore di morte, collega del soldato che ha ucciso Corrie Rachel o degli altri soldati israeliani di Sabra e Shatila o di Qana, descritti da Robert Fisk in "Martirio di una nazione", ma è altamente criminale l’operazione mediatica che tenta di farci ignorare gli migliaia e migliaia di prigionieri palestinesi, gli arresti e le detenzioni amministrative fino in ultimo quelle dei sei italiani della Flotilla, il genocidio del popolo palestinese, la pulizia etnica che procede ininterrotta dal 1882 ad oggi. Alemanno a Shalit gli ha perfino concesso la “cittadinanza onoraria”, dimenticando chi ne avrebbe avuto maggior titolo: Mordechai Vanunu, “rapito” proprio in Roma, in spegio alle leggi italiane, e per la sola colpa di aver rivelato al mondo l'esistenza dell'atomica israeliana. L'episodio Shalit dimostra soltanto il grado di asservimento della classe politica italiana ed il controllo sionista dei media. Se vi era bisogno di ulteriore dimostrazione... Sono però del parere che il nome Shalit faccia rima con boomerang: basta un poco di informazione non embedded!

Anonimo (non verificato) said:

Non capisco perché due commenti da me postati in precedenza non siano stati ammessi. Forse dà fastidio equiparare quest'azione di propaganda mediatica per Shalit al massacro di civili sulla flotilla? Forse non piace l'idea che qualcuno si accorga che Israele cerca disperatamente di recuperare consensi dopo la scellerata violenza sulla Nave turca? Shalit è un prigioniero, girava armato in cerca di "terroristi", può capitare che ti sequestrino. Sapete quante migliaia di palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane senza regolari processi?