Tea Party

Protesto contro le tasse negli Usa. Quelle inflitte ai viaggiatori come me

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 | 21 Ottobre 2010

Washington, D.C. – È ufficiale, anch’io sono un “Tea Party Home Edition”, come una ditta individuale con partita IVA... Protesto infatti sonoramente contro le tasse ingiuste imposte dal governo degli Stati Uniti d’America: non solo ai suoi cittadini, ma anche ai loro amici stranieri.

Fatti i bagagli per raggiungere la capitale federale degli USA dove mi trovo ora, compresso tutto l’occorrente in valigia, salutata la patria con un bel paio d’etti di pasta di farina di grano duro meravigliosamente al dente (dovrò forzatamente farne a meno per un po’…), messi in tasca biglietti e documenti, pagata obtorto collo la marca da bollo sul passaporto (che è una bella italianata, una tassa per acquistare non si sa né quale bene né quale servizio), ho scoperto all’ultimo momento (e meno male che per serendipità l’ho scoperto) che per entrare nel “Paese dei liberi” occorre mettere un’altra volta mano al portafogli per una ennesima gabella. «A partire dal 12 gennaio 2009 è obbligatorio ottenere un'autorizzazione ESTA (Electronic System for Travel Authorization) per potersi recare negli Stati Uniti nell’ambito del programma “Viaggio senza Visto” (Visa Waiver Program). L’autorizzazione va ottenuta prima di salire a bordo del mezzo di trasporto, aereo o navale, in rotta verso gli Stati Uniti». Così si legge sul sito dell’Ambasciata degli USA in Italia e i grassetti sono tutti loro. E vabbè.

Mai poi arriva il dulcis in fundo: «La U.S. Customs and Border Protection (CBP) informa che a partire dall’8 settembre 2010 i viaggiatori dei paesi aderenti al Visa Waiver Program (WVP) dovranno pagare l’importo di $ 14 all’atto della richiesta dell’autorizzazione ESTA (Electronic System for Travel Authorization). Tale pagamento dovrà essere effettuato tramite carta di credito al momento della richiesta sul sito https://esta.cbp.dhs.gov. Si ricorda che ESTA è un’autorizzazione elettronica che i cittadini dei paesi aderenti al Visa Waiver Program devono ottenere prima di imbarcarsi su un vettore aereo o marittimo diretto negli Stati Uniti. L’autorizzazione ESTA è obbligatoria dal 12 gennaio 2009 ed ha durata di due anni, o fino a scadenza del passaporto. Si precisa che le autorizzazioni ESTA approvate prima dell’8 settembre 2010 rimarranno valide fino alla data della loro scadenza e che la loro modifica rimane gratuita. Al contrario, al rinnovo del passaporto i viaggiatori dovranno effettuare una nuova registrazione ESTA soggetta al pagamento di $ 14.

Il Visa Waiver Program è gestito dal Department of Homeland Security (DHS) e consente di viaggiare senza visto ai cittadini di 36 paesi aderenti che si recano negli Stati Uniti d’America per motivi di turismo o affari per un soggiorno massimo di 90 giorni». È così dal 6 agosto scorso, speriamo che riportando qui tutta questa pappardella si faccia almeno un servizio utile agli amici degli americani che là vogliono recarsi.

Infatti, chi poteva saperlo? Mica ti chiamano per dirtelo. Tu hai il tuo bel passaporto a norma di giusta sicurezza nazionale, che t’immagini di più? Insomma, alla fine della fiera devi sganciare un po’ di dollari solo per potere entrare nel Paese. A che pro? Cioè per acquistare cosa, quale bene o quale servizio? Fantastico il change di Barack Hussein Obama (con George W. Bush jr. era davvero un’altra cosa). Adesso capisco anch’io, uomo di dura cervice, il significato dello “Yes, we can”: possiamo aumentare le imposte “a capocchia” per far pagare ai cittadini americani e ai loro amici l’aria fritta. Sono i costi della sciurezza alle frontiere? Personalmente preferivo se Obama non ritirava le truppe dai teatri di guerra che pagare non so per cosa.

Ingollato l’indigesto boccone, sbarco nel Distretto Federale. Che ci faccio qui? Abbastanza semplice. Vengo a raccontare agli americani una storia antica, bimillenaria, che parte da Gerusalemme, rimbalza ad Atene, approda a Roma e da lì conquista un mondo intero, il mondo allora conosciuto, senza ritrosie né razzisimi, dall’Africa Settentrionale dove di pelle sono piuttosto scuretti alle porte di Thule ai bordi dei ghiacci eterni dove invece son bianchi, biondi e con gli occhi azzurri. Una storia colossale, vecchia come il vino migliore, che sa di monoteismo del Dio vivente, di filosofia dell’essere (quella che nonostante i dcostruzionismi e i relativismi e i debolismi non tramonta mai), di diritto naturale e di diritto positivo imperniato sul concetto di equitas (gl’inglesi non romanisti dicono equiy, ma la sostanza è la medesima: cioè il contario esatto dell’eguaglianza giacobino-marxista che tutto spiana con lo schiacciasassi), di cristianesimo che tutto ha amalgamato e ricondito onde scodellarlo all’universo mondo nei panni di una civiltà più unica che rara.

Quella che, missionaria per natura, ha affascinato e conquistato ogni angolo del mondo. Lo chiamiamo Occidente (e ve n’è una ragione specifica), ma non è di una questione geografica, figuriamoci etnica. Lo chiamiamo Occidente perché da Cristoforo Colombo (1451-1506) in poi il baricentro del mondo è stato quello, e quindi verso occidente pure per raggiungere l’Oriente, a cominciare proprio da Colombo, si è mosso il suo impeto missionario. Ma è di più dell’Occidente. Il suo nome autentico è Magna Europa. Lo forgiò nel 1955 uno storico neerlandese della cultura, Hendrik (o Henri) Brugmans (1906-1997), ed è un concetto gigantesco oltre che una espressione felicissima.

La Magna Europa è la civiltà descritta dallo slancio missionario dell’Europa continentale in ogni parte del mondo (l’Europa in movimento), è il rapporto fra il centro e la perferia, la metropoli e l’Oltremare della “riserva coloniale”, ed è soprattutto lo svillupo pieno e rotondo dell’intuizione germinale iniziale, cioè dell’Europa stessa. Il paragone e il  modello concettuale è quello del rapporto che lega la Grecia dell’epoca d’orto alla Magna Graecia.

La Magna Europa è la storia di un rapporto, di una dinamica (direbbo lo storico cattolico inglese Christopher Dawson [189-1970]), che descrive una nuova Cristianità: nuova in relazione all’originale, classica, appunto europeo-continentale. Perché tiro in ballo ora la religione e quel nome, che pochi usano a proposito, Cristainità? Perché la civiltà europea, matrice di quella occidentale alias magnoeruoepa, quello era e non altro. Il Medioevo, non è mai esistito. È un inganno illuministico, ordito per farci dimenticare la sostanza di quel che si è cercato di cancellare per sempre. Quello che lorsignori chiamano “Medieovo”, infatti, fu invece Cristianità, una della Cristianità possibile e storicamente esistenti: il crogiulo dove Gerusalemme, Atene e Roma hanno generato una società a misura di uomo che il cristianesimo ha saputo rendere anche secondo il piano di Dio.

Mica il paradiso in terra, certo. Ma la società dove la storia della libertà ha percorso il medesimo cammino della storia della salvezza, e tra le due è stato l’abbraccio: sia perché quella società è stata cimento umano a partire dalla Rivelazione cristiana presa davvero sul serio e dunque, pur con tutti i limiti ineliminabili dell’umano, resa anche istituti e istituzioni, legislazioni e intraprese; e sia perché luogo storico dove la persona umana (il concetto di “persona” è l’insuperabile dono fatto dalla tradizione giudeo-cristiana al mondo) ha trovato rispetto cosciente della propria dignità e dei propri diritti autentici. Il resto del mondo, infatti, finisce sempre per essere prima o poi lacrime e stridore di denti.

Una Cristianità, dunque, ovvero colei che ci ha regalato, a noi e al resto del mondo (anche quando quel resto del mondo non lo vuole), tutto quanto riteniamo esservi oggi di “moderno”: dalla partita doppia nata in ambito francescano alla scienza possibile solo se fondata sul concetto peculiare di creazione (tant’è che nel resto delle religioni, più o meno tutte marcate dal panteismo, di scienza vera e propria non si riesce a parlare), dall’acqua corrente ingegnosamente ideata dai monaci per onorare l’ospite descritto nella Regula (il quale è Cristo nelle sembianze di un fratello bisognoso di nettarsi e di mangiare in linda scodella), dalle istituzioni del mercato libero per l’economia al processo con tanto di avvocato difensore (parto nientemeno che dell’Inquisizione…), etc., etc.

Quella Cristianità lì venne un dì esportata nel mondo da missionari e conquistatori. Ne nacquero dunque altre, Cristainità nuove, diverse, ovvio, ma in continuità. Anzi, altro che continuità, di cordone ombelicale occorre parlare, mai rescisos del tutto nonsonate le mille secolarizzazioni, rivoluzioni, ideologie e ideocrazie.

Ebbene, se di Occidente possiamo oggi paralre è perché la Magna Europa è un fatto, non un sogno. Negli Stati Unti d’America (parlo di quelli perrché qui mi trovo ora) ve n’è “coscienza incosciente” più di quanto penaimo, più di quanto accada da noi. Sottotraccia, sottopelle, se ne parla comunque da mezzo secolo in opere d’intellettuali sontuosi, “nostalgici”. Nostalgici soprattutto del futuro, di quello che si potrebbe fare, assieme, avendo piena coscienza di questo retaggio ampio.

Sembra paradossale, per alcuni è persino eresia, ma gli Stati Uniti sono un mondo antico più di quel che si pensa. Sono un “Nuovo Mondo antico”, in cui le dinamiche magnoeuropeo che hanno fatto grande e forte l’Occidente sono di fatto più presenti che altrove. Sono più direttamente figli loro oggi di quella storia che noi stravolti dai giacobinsimi, dai comunismi, dai fascismi e dai democraticismi assenti negli USA, o comuqne presenti in maniere infinitamente diverse e quindi minori. Si fa più in fretta a farsi capire parlando di Magna Europa qui negli USA, che a casa nostra. Succede infatti che intavolando certi discorsi su questa riva dell’Atlantico capiti di vedere riemergere d’improvviso un substrato latente ma potente che da noi si è invece sfrangiato.

Ho l’impressione, qui, di parlare una lingua comune altrove dimenticata: e l’inglese di Londra è solo lo strumento attraverso cui Gerusalemme, Atene e Roma sono arrivati sin oltre Oceano, cristianizzati, europei. A starci dietro, se ne vedono delle belle, se ne vedranno forse persino di migliori. E come spiegarsi sennò fenomeni enormi proprio come i famosi “Tea Party”, che qui impazzano, senza la radicata cultura del quando “lo Stato non c’era” il quale è proprio uno dei feature della Cristianità europea esportato nel Nuovo Mondo? Come capicitarsi altrimenti di questa crociata “Dio, patria, famiglia” combattuta con le spade e gli scudi della liberazione fiscale? Che ci faccio a Washington? I Blues Bothers direbbero che sono in missione per conto di Dio…

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute [www.columbiainstitute.it] e direttore del Centro Studi Russell Kirk [www.russellkirk.eu]

 

Commenti

I Blues Brothers però erano in missione per conto di Dio per trovare il denaro necessario a pagare le tasse.

Io ho il visto per gli USA sul passaporto decennale da almeno vent'anni, e non ho di questi problemi. Consiglio di farsi il Visto, si perde una mattinata ma poi non ci si deve ricordare più di nulla.

Respinti, ma perché "cristianità" e non, come ci hanno insegnato a dire a scuola,"cristianesimo"?

x Ben Ledi (albanese?)
Per convenzione linguistica con "cristianesimo" si indica la religione cristiana e con "Cristianità" l'insieme dei territori ad essa aderenti e relativa civiltà. P.S. In virtù di un'analoga convenzione linguistica, con "islam" (iniziale minuscola) s'intende la religione islamica e con "Islam"(iniziale maiuscola) i territori ad essa aderenti e relativa civiltà.

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