Pelizza Simone (non verificato) said:

In sé l'articolo denuncia giustamente un fenomeno concreto, cioè l'incapacità di molti europei di comprendere i termini reali della situazione mediorientale. Giusta anche la critica all'antisemitismo presente in molto attivismo filopalestinese, soprattutto in quello guidato da gruppi di estrema sinistra. Purtroppo tali cose sono rovinate da un tono generale allarmistico e demagogico. Cominciamo dall'onda antisemita che si allunga sull'Europa: in questi giorni i dimostranti a favore di Hamas o dei palestinesi (questa confusione è simbolo dell'ignoranza dei manifestanti o della malizia dei loro capi) sono stati quattro gatti in tutto il vecchio continente: 20 000 persone a Londra e Parigi, ovvero niente se si pensa che queste due città hanno le maggiori comunità islamiche d'Europa; 1500 ad Amsterdam; 1200 a Bologna; 5000 a Milano. Sono numeri che dimostrano la totale irrilevanza di questa gente - una minoranza arrogante e rumorosa, ma nulla più. Quindi è assurdo lanciare l'allarme antisemitismo, anche se il fenomeno è purtroppo ancora ben vivo e presente in tutti i paesi occidentali (e peggio ancora in quelli islamici).
Poi la proposta saldatura tra sinistra e islamismo è ridicola. Non che non ci siano tra socialisti e progressisti un sacco di ingenui che - influenzati da vecchi schemi anticolonialisti e terzomondisti - strizzano l'occhio al radicalismo musulmano, ma sono anche qui una minoranza. Tanto per fare un esempio: nel PD la maggioranza si è schierata a favore di Israele, con l'unica eccezione vistosa di D'Alema. E mi sembra che anche gli altri partiti della sinistra europea abbiano adottato una posizione simile. Non si può quindi far di tutta l'erba un fascio.