Giuliani non è attendibile, ma l'Italia ha fatto poco per prepararsi al sisma

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L'Aquila

A sentire le varie trasmissioni radiofoniche e televisive (anche troppe e spesso troppo grossolane o non qualificate), incentrate in questi giorni solo e soltanto sugli avvenimenti tragici di L’Aquila e dintorni, un nome su tutti sembra svettare nel mare magnum di improperi e maledizioni. Giampaolo Giuliani (che aveva comunque previsto il sisma in tempi e luoghi sbagliati) sembra essere diventato il simbolo di un mancato intervento da parte del governo che avrebbe potuto salvare centinaia di vite umane. In realtà gli scienziati ci dicono che i terremoti non si possono prevedere. Dopo Patrizia Macrì, tocca a Robet Holdsworth, geologo di fama mondiale dell’università di Durham in Inghilterra, ribadire il concetto: si deve essere preparati ai terremoti, non tentare di prevederli.

Professore, Lei ha dichiarato che l’Abruzzo è una regione che “è stata spinta verso l’alto in un’era geologicamente recente e che ora sta affondando sotto il suo stesso peso”, può spiegarci meglio questa affermazione?
L’Italia è soltanto una piccola parte di una zona di collisione tra Africa ed Eurasia. Una zona di subduzione localizzata sotto quella che voi chiamate la costa Adriatica ha causato una compressione che a sua volta ha spinto verso l’alto la catena montuosa degli Appennini. Ora, il problema è che questa catena montuosa è diventata instabile dal punto di vista gravitazionale e sta lentamente collassando, mentre allarga la crosta terrestre e causa la formazione di faglie. Queste faglie sono di tipo sismo-genico e lo sono state per molte migliaia di anni.

Si fa un gran parlare di Giampaolo Giuliani, il ricercatore dei laboratori del Gran Sasso che avrebbe predetto il terremoto. Le autorità Italiane lo hanno denunciato per “procurato allarme”. Secondo Lei, il governo dovrebbe prendere in considerazione allarmi di questo tipo? O crede che causerebbe reazioni eccessive?
Da quello che mi pare di capire, Giuliani ha sbagliato nel predire sia il punto esatto del terremoto, sia il momento in cui si sarebbe scatenato. Non si possono prevedere le scosse telluriche con un’approssimazione accettabile né dal punto di vista del luogo che dell’ora esatta in cui avverrà. Inoltre, quello della previsione non è un metodo accettabile perché può facilmente degenerare nel famoso grido ”al lupo, al lupo” con tutte le sue conseguenze. 

Che metodo ha impiegato Giuliani per le sue previsioni? A sua detta, determinante sarebbe l’osservazione del comportamento di un gas chiamato “radon”. Questo metodo non è «ufficialmente accettato»dalla comunità scientifica, come ha dichiarato il segretariato delle Nazioni Unite che si occupa della Strategia internazionale per la riduzione dei disastri (Isdr).
Il “radon” è un gas radioattivo molto comune nelle falde acquifere. Quando la pressione dei fluidi cala a causa di un terremoto imminente, questi gas vengono fuori da una soluzione (come le bolle in una bottiglia di birra quando la stappi) e sono quindi veicolate verso l’esterno per mezzo delle falde. Questo processo comporta normalmente un innalzamento della concentrazione di “radon” negli strati più superficiali e nelle falde acquifere, che può essere misurata. Il problema è che la maggior parte di questo processo avviene dopo il terremoto e di conseguenza la precisione di questo metodo è scarsa. In pratica, il “radon” si manifesta ma non può essere un fattore di previsione attendibile.

C’è chi ha detto che un terremoto di magnitudine 6.3 avrebbe causato pochissimi danni (rispetto a quello che è successo a L’Aquila) se fosse accaduto in posti come la California o il Giappone. Lei che ne pensa?
No, non sono d’accordo. Un terremoto di questa magnitudine causa sempre gravi distruzioni. Anche se, a dirla tutta, la conformazione geologica e il modo in cui sono stati costruite le case possono avere un’enorme influenza sulla vastità dei danni a persone o cose. Molto spesso è il posto in cui si costruisce e cosa si costruisce che conta (per esempio: una roccia solida è un buon posto in cui costruire mentre i depositi alluvionali non lo sono, ovviamente).

I suoi scienziati si stanno dirigendo all’Aquila per studiare la catastrofe? Che cosa esamineranno di preciso?
I miei scienziati si concentreranno sulla ricerca di falde scoscese (le cosiddette fault scarps), che possiamo definire come grosse lacrime sulla superficie delle rocce. Queste si formano nel momento in cui la falda che ha causato il terremoto raggiunge la superficie della crosta terrestre.

Lei ha dichiarato che le autorità italiane non hanno investito a sufficienza nella prevenzione dei terremoti, nonostante il nostro sia un paese ad elevata intensità sismica. E ciò contrariamente al Giappone, per fare un esempio tra i più citati. Conferma questa dichiarazione?
Anche se non posso dare pareri in merito alle spese pubbliche di un paese, visto che sono un geologo e non un politico, ammetto di aver dichiarato che l’Italia, come d’altronde altre nazioni europee, potrebbe non aver calibrato le sue spese in maniera ottimale, così da fronteggiare al meglio l’eventualità di un terremoto.

Cosa si può fare nel caso di antichi edifici come la chiesa di Santa Maria di Collemaggio?
Nel caso di un monumento antico, purtroppo, si può fare ben poco. Comunque, il fatto che molti degli antichi monumenti italiani sono ancora lì, rappresenta una buona testimonianza della loro resistenza al terremoto. Ricordiamoci, però, che nessun edificio sarà mai completamente a prova di terremoto.

Che si sente di consigliare alle autorità italiane?
Il consiglio che mi sento di dare alle autorità italiane e a chiunque si trovi nella condizione di dovere pianificare contro i terremoti è semplice: tentare di adeguare il progetto di un edificio o di un luogo e avere una chiara conoscenza delle zone più a rischio, in modo da concentrare gli interventi.

Il professor Robert Holdsworth è direttore del Consiglio di Studi e docente di Geologia Strutturale al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Durham in Inghilterra.