ARTICOLI

Tutte le news

Kim Jong-nam, ora le due donne arrestate rischiano la pena di morte

di Raffaella Cantoni
| 28 Febbraio 2017

L’autopsia non lascia dubbi: morte per gas nervino “agente Vx”, tra l’altro già usato in altre occasioni da sicari di Pyongyang

Tutte le news

Usa: Strage Charleston, condanna a morte per Dylann Roof

di Raffaella Cantone
| 11 Gennaio 2017

Uccise nove fedeli di colore nel giugno 2015 a Charleston. Roof è il primo imputato di crimini di odio ad essere condannato alla pena di morte.

Tutte le news

Strage Charleston, condannato Dylann Roof: sulla sua testa pende la pensa di morte

di Stepan Chlynov
| 16 Dicembre 2016

Sparò e uccise nove persone di colore a Charleston: colpevole di omicidio e crimini d'odio. Il 3 gennaio la decisione sulla pena.

Tutte le news

Turchia, arrestati giornalisti Cumhuriyet: Erdogan soffoca stampa, verso pena di morte

di Marco De Palma
| 01 Novembre 2016

Nuovo giro di vite di Erdogan contro la stampa in Turchia, mentre il governo propone di reintrodurre la pena di morte.

Tutte le news

Usa, il serial killer ride in tribunale: il padre di una vittima perde la testa

di Raffaella Cantoni
| 04 Giugno 2016

Pochi istanti dopo la sentenza è avvenuto l'incredibile. Il killer, in aula, si è abbandonato ad un sorriso provocatorio e il papà di Shirellda Terry (uccisa a solo 18 anni) non è riuscito a trattenere la rabbia.

Tutte le news

Usa, Donald Trump primo nei sondaggi

di Marco De Palma
| 12 Dicembre 2015

Sondaggi online sul sito di Reuters mostrano che Donald Trump è in testa nella corsa alle primarie dei Repubblicani.

Il Maldestro

Per salvare i due marò il governo faccia valere il principio di sovranità nazionale

di Gennaro Malgieri
| 07 Marzo 2012

Risultato entusiasmante della diplomazia italiana. I due marò prigionieri in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, non mangeranno, come gli altri detenuti, riso al curry, ma spaghetti. Di più i nostri governanti sembra non siano riusciti ad ottenere dalle autorità del Kerala. Serve un cambio di strategia ristabilendo nella dinamica politico-diplomatica il  principio di sovranità, estraneo alla nostra diplomazia che sembra averlo dimenticato. E non soltanto in questa vicenda.

 

Opinioni

La pena capitale in Texas complica le cose fra Usa e Messico

di Lasha Zilpimiani
| 19 Luglio 2011

I problemi diplomatici  tra il Messico e gli Stati Uniti continuano a complicarsi. La recente esecuzione di un cittadino messicano da parte dell'Alta Corte dello stato del Texas ha fatto tornare a galla alcune questioni serie riguardanti gli Stati Uniti ed suoi impegni internazionali, come la delicata questione del rispetto dei diritti consolari dei cittadini stranieri arrestati in America.

L'Egitto democratico ha preso una brutta piega

Noi siamo contro la pena di morte a Hosni Mubarak

di Luca Negri
| 30 Maggio 2011

Si indaghi, si processi, si faccia chiarezza sulle responsabilità. Se Mubarak è colpevole, il fatto sia urlato a tutto il mondo. E il vecchio trascorra gli ultimi giorni malati privato delle libertà civili e di quella di movimento. Possibilmente meditando sui suoi misfatti. Ma un altro patibolo, no.

Continuare il pressing sul regime iraniano

La comunità internazionale continui la mobilitazione per Sakineh

di Fiamma Nirenstein
| 06 Novembre 2010

La comunità internazionale non deve fermare la propria mobilitazione davanti alle presunte rassicurazioni che arrivano dalle autorità iraniane sulla sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, ma deve continuare a prendere su di sé la responsabilità di fermare l’esecuzione di questa donna, non solo perché siamo contrari alla pena di morte, ma anche perché si tratta di una condanna in base a leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti.

Sulla pena di morte al braccio destro di Saddam

Dopo tanto sangue l'Iraq democratico dovrebbe salvare Tareq Aziz

di Luca Meneghel
| 27 Ottobre 2010

L’Alta Corte Penale di Baghdad ha condannato a morte Tareq Aziz, ex-vice premier ed esponente di spicco del regime di Saddam Hussein, “per il ruolo da lui svolto nell’eliminazione dei partiti religiosi”. Per gli europei, figli di Beccaria, è difficile accettare la sentenza. Il realismo ci impone di prendere atto che la cultura e le leggi irachene prevedono la pena di morte. Ma sospendere l'esecuzione sarebbe un beau geste per la giovane democrazia irachena.

29 nuove esecuzioni

Teheran: record di impiccaggioni e lapidazioni

di Gabriele Cazzulini
| 27 Luglio 2008

La morsa della barbarie si stringe intorno all’Iran. Mentre le civiltà democratiche lavorano ad una moratoria delle esecuzioni capitali, è giunta la notizia che la teocrazia sciita ha fatto impiccare ventinove carcerati.

Quelli della moratoria si dimenticano di Contrada

di Milton
| 21 Dicembre 2007

Nella toccante lettera al capo dello Stato, all’indomani della sentenza che gli nega i benefici di legge alla carcerazione per gravi motivi di salute, Bruno Contrada è come se si rivolgesse all’Italia della moratoria - quella dei D’Alema, dei Sofri e della Bonino -, ricordandogli che la pena di morte è anche inflitta “non istantaneamente ma nel tempo, con ceppi inutili ed inumani su corpi martoriati dalle infermità e dalla senilità molto vicini all'ultimo passo”.

La moratoria non servirà ad abolire la pena morte

di Giuseppe De Bellis
| 20 Dicembre 2007

La moratoria sulla pena di morte è una bella favola di Natale. E’ una presa di coscienza che nessuno si sogna di sminuire, ci mancherebbe; un segno di civiltà, la sacrosanta affermazione della basilare teoria per la quale nessuno stato può ammazzare per legge. Ma la realtà è che la sostanza non cambia: la moratoria lascia tutto com’è.

L'Iran festeggia la moratoria con le impiccagioni

di Dimitri Buffa
| 19 Dicembre 2007

All'alba di oggi, nel famigerato carcere di Evin di Teheran, sono stati consegnati al boia sette uomini e una donna di nome Zahra, condannata a morte per aver ucciso il marito. E’ questo il primo effetto sul regime degli ayatollah della moratoria contro la pena di morte votata ieri dall’Onu.

Impiccato a 18 anni nell'Iran di Ahmadinejad

di Dimitri Buffa
| 17 Novembre 2007


All’alba di ieri è stato impiccato sulla pubblica piazza della città iraniana di Hamedan il diciottenne  Mohammed Reza Turk. Di anni ne aveva sedici al momento dell’omicidio di un suo coetaneo di cui è stato accusato. Le baby gang esistono anche in Iran, solo che lì c’è la certezza della pena: quella di morte.

Bush invoca l'Aja per sospendere una condanna a morte

di Giuseppe De Bellis
| 12 Ottobre 2007


Il caso Medellin, un messicano reo confesso in un caso di duplice omicidio, tiene banco negli Usa. Bush ha invocato il tribunale internazionale dell’Aja per aiutarlo a sospendere l’esecuzione di Medellin contro la resistenza del governatore del Texas, perché nel processo sono emersi vizi procedurali.

Lettera a un amico, forse pacifista, sulla pena di morte in tempo di guerra

di Gaetano Quagliariello
| 27 Settembre 2007

Il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin mi attacca per la decisione di non appoggiare l'eliminazione dalla Costituzione della pena di morte in tempo di guerra. Lo fa utilizzando, in primo luogo,  un argomento in realtà rituale nelle critiche che mi indirizza: "dispiace - ha più o meno detto Bordin - che questa posizione sia assunta da chi ha partecipato l'esperienza radicale". L'argomento non mi è sgradito. Vi è al fondo un residuo di stima che la comune appartenenza di un tempo ha prodotto. Lo trovo, però, fuori contesto.

Vi spiego perchè il patibolo è giusto ma solo in guerra

di Gaetano Quagliariello
| 27 Settembre 2007

Lettera di Gaetano Quagliariello al direttore di Libero, Vittorio Feltri del 27 settembre 2007.

Perché l'Egitto "moderato" giustifica la morte di un apostata

di Carlo Panella
| 21 Agosto 2007

“Chi rinuncia all’Islam è un apostata e merita di essere ucciso”: questa terribile sentenza non è stata pronunciata da un membro di al Qaida, o da un estremista musulmano, ma da un esponente massimo dell’Islam “moderato”:  Soad Saleh, decana della facoltà di ricerche islamiche dell’Università Al Azhar del Cairo. Questa è la pena che la giustizia egiziana dovrebbe comminare al venticinquenne Mohamed Hegazy, nato musulmano, convertitosi al cristianesimo, che ha chiesto di essere riconosciuto come cristiano nella sua carta d’identità